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In Italia l'obesità rappresenta una delle urgenze principali per la salute pubblica, soprattutto tra bambini e adolescenti. Secondo i dati più recenti del sistema di sorveglianza dell'Istituto Superiore di Sanità, l’incidenza dell’obesità tra i più giovani raggiunge quasi il 10%, con differenze molto marcate tra Nord e Sud del Paese e tra famiglie con diverso livello socioeconomico.

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Anche tra i giovani adulti si osserva un progressivo aumento dell'eccesso di peso, confermando come l'obesità sia sempre meno una questione individuale e sempre più il risultato di fattori sociali, economici e ambientali.

L'obesità cresce e mette in evidenza le disuguaglianze economiche

Una nuova analisi condotta su 55 milioni di persone in Inghilterra mostra che la quota di adulti obesi è passata dal 26% nel 2019 al 30% nel 2025. Oggi, quindi, quasi un adulto su tre vive con l'obesità. Tuttavia, questo dato medio nasconde realtà molto diverse e racconta due fenomeni paralleli, profondamente legati alle condizioni economiche e sociali.

L'incremento più rapido riguarda le fasce più giovani della popolazione. Tra le persone di età compresa tra i 20 e i 29 anni i nuovi casi di obesità sono aumentati del 16%, mentre tra i trentenni la crescita ha raggiunto il 19%, a fronte di un incremento nazionale pari al 4%. Si tratta in gran parte di persone in età fertile e gli studiosi sottolineano che questa tendenza potrebbe favorire un circolo vizioso che si trasmette da una generazione all'altra, poiché l'obesità dei genitori aumenta la probabilità che anche i figli sviluppino la stessa condizione.

Le differenze economiche emergono con particolare evidenza. Le nuove diagnosi risultano infatti del 35% più frequenti nel quinto più povero della popolazione rispetto al quinto più ricco. Questo divario è ancora più marcato tra le donne e quasi raddoppia tra le donne di origine asiatica.

Anche la distribuzione geografica evidenzia profonde disparità. In alcune aree del nord-est dell'Inghilterra quasi la metà degli adulti è obesa, mentre nei quartieri più benestanti del centro di Londra meno di una persona su dieci presenta questa condizione. Inoltre, gli aumenti più rapidi si registrano proprio nelle aree maggiormente svantaggiate.

Lo stesso andamento interessa anche i bambini. I dati più recenti del programma nazionale britannico di monitoraggio mostrano che, all'età di 10-11 anni, i bambini che vivono nei quartieri più poveri hanno una probabilità di essere obesi superiore al doppio rispetto ai coetanei dei quartieri più ricchi: il 29% contro il 14%. La situazione è ancora più critica per l'obesità grave, dove il divario supera le quattro volte e continua ad ampliarsi.

Le cause vanno oltre le scelte individuali

Di fronte a questi numeri si potrebbe essere portati a pensare che tutto dipenda dalla forza di volontà delle persone, dalla capacità di mangiare meno o praticare più attività fisica. Le evidenze scientifiche raccontano però una realtà molto diversa.

L'aumento di peso è fortemente influenzato dall'ambiente in cui si vive: dai cibi facilmente disponibili, dalle strategie con cui vengono promossi, dalle opportunità di movimento e dall'organizzazione degli spazi urbani. Questi fattori non sono uguali per tutti e incidono maggiormente sulle persone che vivono in condizioni economiche più difficili.

Gli alimenti ultraprocessati a basso costo rappresentano ormai la scelta più semplice e accessibile. Sono oggetto di un'intensa attività di marketing e vengono formulati per risultare particolarmente appetibili e favorire un consumo ripetuto. Allo stesso tempo, molte città sono state progettate privilegiando l'uso dell'automobile rispetto agli spostamenti a piedi o in bicicletta.

Nelle aree più svantaggiate questi elementi si combinano con una maggiore presenza di fast food, una minore disponibilità di parchi e spazi verdi e con risorse economiche e di tempo più limitate per acquistare e preparare alimenti salutari. Le calorie meno costose sono spesso anche quelle di qualità nutrizionale peggiore e proprio le persone con minori disponibilità economiche sono quelle maggiormente esposte a questo tipo di offerta alimentare.

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Anche il forte aumento dell'obesità tra ventenni e trentenni trova una spiegazione in questo contesto. La forza di volontà, da sola, difficilmente riesce a contrastare un ambiente che favorisce costantemente scelte poco salutari, e le generazioni più giovani sono le prime ad essere cresciute interamente in questo modello alimentare e urbano.

I nuovi farmaci rischiano di ampliare le disuguaglianze

L'arrivo di farmaci che consentono di contrastare l’obesità ha aperto una nuova fase nella cura dell'obesità. Per la prima volta sono disponibili trattamenti capaci di produrre una perdita di peso significativa e documentata. In teoria potrebbero offrire un beneficio proprio alle comunità più colpite dalla malattia, contribuendo a ridurre le differenze sociali.

Nella pratica, però, sta accadendo il contrario.

Circa il 90% delle persone che utilizza questi farmaci nel Regno Unito li acquista privatamente, sostenendo una spesa mensile compresa tra 130 e 350 sterline, pari a oltre 3.000 sterline all'anno. Un'analisi della Health Foundation ha evidenziato che, a parità di persone con obesità, chi vive nelle aree meno svantaggiate ha oltre il doppio delle probabilità di assumere questi trattamenti rispetto a chi vive nelle zone più povere.

L'accesso attraverso il servizio sanitario nazionale britannico è infatti fortemente regolamentato e riservato inizialmente ai pazienti con le condizioni cliniche più gravi e con tempi di attesa molto lunghi. Di conseguenza, oggi i principali beneficiari sono soprattutto coloro che possono permettersi di pagare le cure di tasca propria. Un trattamento che avrebbe il potenziale di ridurre le disuguaglianze rischia così di accentuarle.

Una crisi che divide la società

Il dato secondo cui un adulto su tre è obeso potrebbe nei prossimi anni persino migliorare, se una parte crescente della popolazione più abbiente riuscirà a perdere peso grazie ai nuovi farmaci, spiegano gli esperti. Tuttavia, questo apparente progresso rischia di nascondere una realtà ben diversa: una società sempre più divisa tra chi può permettersi cure efficaci e chi continua a convivere con una malattia favorita dalle condizioni economiche e ambientali.

L'Inghilterra, quindi, non si trova di fronte a un unico problema di obesità, ma a due crisi parallele: una che tende a ridursi tra le persone con maggiori risorse economiche e un'altra che continua ad aggravarsi tra chi vive in condizioni di maggiore svantaggio.

Nessun farmaco, da solo, potrà risolvere questa situazione, sottolineano i ricercatori. Senza interventi capaci di affrontare le vere cause dell'obesità – dalla diffusione degli alimenti ultraprocessati a basso costo al marketing aggressivo, fino alla progettazione di quartieri che scoraggiano l'attività fisica – l'obesità rischia di trasformarsi sempre più in una malattia determinata dal reddito disponibile più che dalla predisposizione biologica.


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