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Occorre far sì che i ragazzi sperimentino le conseguenze delle loro scelte. Una conseguenza, in questo contesto, viene definita semplicemente come "il risultato naturale di un certo comportamento".

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Le conseguenze insegnano una lezione preziosa: facciamo una scelta, intraprendiamo un'azione oppure non lo facciamo, in ogni caso c'è un impatto su quanto ne deriva negli eventi successivi. Le conseguenze logiche insegnano ai ragazzi che esiste una reazione conseguente per ogni azione e, a loro volta, i ragazzi ottengono un feedback molto prezioso sul loro comportamento.

Se non si riesce a fare esercizio fisico e a mangiare correttamente, la conseguenza è che si aumenterà di peso e che si potrebbero avere maggiori problemi di salute con l'avanzare dell'età.

Si possono avere lodevoli intenzioni di esercitarsi ogni giorno o di evitare cibi grassi, ma alla fine la realtà non si preoccupa delle nostre intenzioni. Le nostre intenzioni non ci impediscono di aumentare di peso. Occorre vero esercizio e reale mangiare sano. Lo stesso vale per i ragazzi: fanno i compiti, studiano il pianoforte o parlano educatamente, oppure non lo fanno. E quello che ne segue ha quindi una motivazione evidente.

Sebbene si possa considerare di comminare una punizione ancora più rigida che corrisponda in modo ancora più pesante alla gravità di un certo atto che era stato vietato a un ragazzo, ci si può sentire comunque soddisfatti sapendo di aver dato una conseguenza a quell’azione e di non aver tollerato un comportamento scorretto. Di aver compiuto, in altre parole, una equilibrata azione educativa.

Occorre tenere presente che una punizione più severa avrebbe quasi certamente "effetti collaterali", i quali renderebbero più difficile il contribuire a migliorare il comportamento di un ragazzo. Inoltre, con una reazione calma e controllata piuttosto che impulsiva e incontrollata, si sarà anche dato un esempio.

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Avere a che fare con le conseguenze, permette ai ragazzi di sperimentare le ripercussioni per tutti i loro comportamenti e, a loro volta, insegna loro ad assumersi la responsabilità delle loro scelte.

Insegnare ai giovani la responsabilità non è facile. È, in effetti, tanto impegnativo che molti insegnanti e genitori scelgono di non farlo. Al posto della responsabilità, scelgono opzioni che sono spesso miopi e facili da gestire. Sfortunatamente, sono poi i ragazzi che ne soffrono le conseguenze.

I ragazzi devono fare esperienze di successo con autocontrollo e sforzi coerenti con gli obiettivi prefissati, per poter diventare adulti responsabili.

Il benessere non deriva da una facile indulgenza, ma dalla sensazione di avere il controllo della propria vita attraverso un impegno personale e di essere i padroni del proprio destino. Le difficoltà nella vita sono legate a problemi di controllo degli impulsi o di autoregolamentazione.

Questo è un fattore centrale per molti disturbi psicologici, dall'alcolismo all'abuso di droghe, al gioco d'azzardo, alla dipendenza dalla pornografia.

E, naturalmente, se si vuole davvero cambiare il comportamento di un figlio e non solo sopportarlo o subirlo, occorre combinare le tecniche di gestione delle crisi con l'insegnamento di un comportamento migliore, che possa essere adottato al posto delle scelte problematiche.

L’adulto è meglio che aspetti un momento in cui sia lui che il figlio siano calmi, per lavorare con lui su come dovrebbe comportarsi quando è arrabbiato e nello stato d’animo di provocare il genitore. In questo modo è possibile ridurre la probabilità, sia a breve che a lungo termine, che si verifichi di nuovo un comportamento indesiderato come, ad esempio, una mancanza di rispetto.

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L’adulto potrebbe ad esempio provare:

  1. Il problem solving: quando si è dell'umore giusto, il genitore potrebbe proporre un problema al figlio - "Diciamo che sei davvero arrabbiato con me" - e, insieme a lui, identificare alcuni possibili modi in cui il ragazzo potrebbe reagire o comportarsi. Ipotizzarne almeno tre sarebbe notevole.

    Poi si dovrebbe discutere con il ragazzo, per ciascun caso, quali sarebbero le conseguenze della sua azione, facendogli descrivere come, a suo pare, il genitore reagirebbe a un suo comportamento sbagliato. Una grande quantità di ricerche supporta l'efficacia di parlare con un figlio delle situazioni problematiche e delle possibili soluzioni positive.

    Quando si sono discusse in anticipo le possibilità, è molto più probabile che il ragazzo in seguito utilizzi una delle soluzioni che il genitore ha identificato come positiva.
  1. Ad indicare dei modelli positivi: quando si vedono (in pubblico, in TV, o altrove) buoni esempi di ragazzi che non sono d'accordo con i loro genitori, giovani che esprimono rabbia senza perdere la testa o genitori che esprimono disapprovazione in modo assertivo, si può farlo notare.

    È importante dare un nome in modo specifico a quello che sta succedendo e anche dire perché è una cosa positiva. "Vedi quanto arrabbiato è quel ragazzo nei confronti del padre, il quale è davvero frustrato e arrabbiato anche lui con il figlio, ma guarda cosa stanno facendo: il ragazzo ha detto questo e quello per spiegarsi, ma non ha urlato. E il padre, a sua volta, ha espresso le sue critiche senza aggredirlo".

  2. A proporre, in un momento di calma, un gioco di ruolo al ragazzo. Il compito da assegnarli dovrebbe essere quello di interpretare un comportamento tranquillo, anche se è molto arrabbiato, con il genitore o con chiunque altro: questo aiuta a simulare le situazioni che fanno esplodere la rabbia quando tutti sono alla calmi.

    Si può approfittare di un momento di tranquillità e dire '"Facciamo finta che tu sia arrabbiato con me, e 'alleniamoci' su come tu potresti riuscire a dirmi che sei fuori di testa dalla rabbia ma in modo calmo e rispettoso. In questo modo possiamo lavorarci e migliorare la nostra relazione nei momenti difficili".

    Siccome il ragazzo non è davvero arrabbiato, non troverà difficile interpretare correttamente il suo ruolo dicendo che è infuriato con in genitore in un modo appropriato, che non scatena uno scontro. Quando lo fa nel modo giusto, occorre lodarlo e forse anche dargli un piccolo premio, o un privilegio extra, per rafforzare questo opposto positivo rispetto a una provocazione irrispettosa.

Questo tipo di pratiche fornirà al proprio ragazzo un repertorio di risposte appropriate, su cui potrà contare quando si arrabbia, allo stesso modo in cui il genitore potrà avere una routine preordinata di reazioni e una conseguenza pronta da mettere in atto in una certa situazione. Questo gli consentirà di essere un po' più tranquillo e di rispondere in modo più ragionevole quando il comportamento del proprio ragazzo lo provoca.