All’immagine di un giovane adolescente corrisponde in molti quella di una stanza in disordine, con oggetti sparsi ovunque. L’impegno di rimettere tutto a posto dimenticato, cose che non si trovano più, l’onda della confusione che tende a invadere l’intera casa. Questa situazione esterna sembra rappresentare lo stato mentale tipico di un adolescente: distrazione, disorganizzazione.

Il sovraccarico adolescenziale
La crescita tumultuosa dell’adolescenza è difficile da gestire perché aumenta, in modo imprevedibile, la complessità della vita interiore ed esteriore.
Ogni mattina un ragazzo si vede diverso allo specchio e in genere non si piace, a scuola deve stare al passo con gli amici, a casa viene investito dalle richieste della famiglia, e a scuola gli insegnanti continuano a assegnargli nuovi compiti. C’è sempre qualcosa di nuovo e di imprevisto che di colpo diventa importante e urgente.
L’adolescenza è un periodo molto esigente e che tende a scompigliare quell’ordine che prima era più facile da rispettare.
Per molti ragazzi, la questione dell’ordine diventa un terreno di conflitto con i familiari, soprattutto quando iniziano a esprimere la loro individualità, a spingere per l’indipendenza o a ribellarsi. La necessità di mantenere le cose al loro posto può sembrare uno dei simboli del sistema oppressivo degli adulti che impongono cosa si deve e cosa non si deve fare.
L’ordine imposto dai genitori può sembrare un nemico della libertà personale, eppure il caos e la confusione non sono in genere quello che il ragazzo desidera davvero. In modo ambivalente, l’ordine dei genitori è anche ben accetto, perché le regole, i limiti e le aspettative forniscono una stabilità in un mondo che cambia velocemente, spiega la psicologia.
Poiché l’adolescenza è un’età poco “ordinata”, la parola “ordine” assume più significati, spesso problematici. Può voler dire organizzazione: saper mantenere impegni e mettere al loro posto gli oggetti.
Può nascondere una richiesta, quella di fare quello che viene richiesto dagli adulti. Può rappresentare l’invito a stabilire e rispettare le priorità, come quando si chiede a un figlio di concentrarsi su quello che conta davvero.
I genitori hanno un ruolo fondamentale nell’aiutare i figli a mantenere un minimo di ordine personale in tutte e tre queste dimensioni.
L’ordine è la capacità di organizzarsi
Per i ragazzi più disorganizzati e distratti, vivere in uno spazio personale ben curato può essere una salvezza. Trovarsi in una stanza dove tutto è al suo posto. Una stanza caotica può certo dare un senso di libertà, ma può anche alimentare confusione e ansia. Un ambiente ordinato diventa allora un punto fermo in un mondo sempre più complesso.
Ha a suo modo un valore educativo. E anche se il disordine cresce settimana dopo settimana, nulla vieta ai genitori di pretendere almeno una volta ogni tanto di dare una sistemata, in nome dell’ordine familiare. Allo stesso modo, si può insegnare al ragazzo a usare un’agenda per organizzare i propri compiti e tenere traccia delle scadenze, riducendo la frustrazione che deriva di dimenticanze e oggetti smarriti. Sapere come organizzare la propria vita aiuta a sentirsi più padroni di sé, come spesso riconoscono gli adolescenti più grandi. Diventa un modo di imparare a tenere insieme, più in generale, la propria vita.

Quando l’ordine è una richiesta
Le richieste dei genitori limitano la libertà, e in adolescenza la libertà conta più che mai. Per questo spesso i ragazzi oppongono resistenza: talvolta passiva, rimandando all’infinito quello che viene loro chiesto; talvolta attiva, quando mettendo in discussione ogni richiesta che arriva dagli adulti.
Il principio guida per i genitori, secondo gli esperti, è non lasciarsi scoraggiare: con pazienza e costanza, devono mostrare che ciò che chiedono conta davvero. La coerenza, senza rabbia, trasmette autorevolezza.
Quanto alle discussioni, anche se possono suscitare confusione e anche sofferenza, devono essere viste come un valore. Significa che un ragazzo parla invece di chiudersi o ribellarsi con i fatti a quello che gli viene richiesto. Sta ai genitori ascoltare, valorizzare l’espressione dei suoi pensieri e pretendere da lui un linguaggio rispettoso.
Essere fermi quando necessario, flessibili quando possibile, e ascoltare sempre quello che un figlio ha da dire, purché tu lo dica con rispetto. Così si costruisce un senso di ordine familiare funzionante e di relazioni positive.
Quando l’ordine significa stabilire priorità
Tenere in ordine la propria vita vuol dire anche imparare a dare la giusta priorità alle cose. Il problema è che, crescendo, le priorità cambiano, specialmente con l’ingresso nella scuola media.
Il piccolo delle elementari di solito mette al primo posto il successo scolastico, che soddisfa se stesso e i genitori; al secondo posto gli amici, fonte di divertimento; e solo dopo l’aspetto fisico. Con l’arrivo della preadolescenza, però, l’ordine si ribalta: l’aspetto diventa prioritario, perché condiziona il valore e il trattamento da parte degli altri; gli amici restano al secondo posto, come garanzia di appartenenza; lo studio, invece, scivola all’ultimo gradino.
È in questo passaggio che molti ragazzi mostrano di solito un calo di rendimento. I voti non sono più così importanti, basta cavarsela, possono pensare. Spetta ai genitori spiegare che non è così: i risultati delle medie influenzano l’accesso a corsi più avanzati alle superiori, e quindi le opportunità future dipendono dall’impegno scolastico di oggi.
In definitiva, aiutare un adolescente a mantenere un minimo di ordine in un periodo di cambiamento rapido è uno dei compiti più ingrati per un genitore. Eppure resta fondamentale, sottolineano i pedagogisti: sostenere i ragazzi nell’organizzazione, dare coerenza alle richieste e guidarli nelle priorità significa offrire loro stabilità, strumenti e prospettive per il loro futuro.





