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Il percorso verso l’indipendenza di un giovane vede, secondo il senso comune, la conclusione della scuola superiore, il passaggio all’università o al lavoro, l’uscita dalla casa dei genitori e l’inizio della costruzione di una vita in piena autonomia. Ma per molti ragazzi oggi questo non avviene, e non solo per cause riferibili a difficoltà economiche, costi troppo elevati delle abitazioni, precarietà lavorativa.

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Quando vedono un giovane fermo in questo passaggio di maturità, molti lo attribuiscono a svogliatezza, mancanza di educazione, genitori troppo accondiscendenti, fragilità psicologiche, e così via.

Negli ultimi anni psicologi, sociologi e ovviamente anche genitori preoccupati, hanno cercato di spiegarsi la ragione del crescente numero di giovani adulti che sembrano intrappolati in una adolescenza che non finisce, fermi dentro un limbo adolescenziale, senza desiderio o capacità di compiere il passo verso l’età adulta.

La conseguenza è una dipendenza prolungata dai genitori per quanto riguarda casa e soldi, difficoltà ad impegnarsi nel lavoro o nello studio, evitamento di relazioni affettive o sociali significative, una generale inerzia nel pianificare il futuro.

Gli psicologi riconoscono che questo blocco può riflettere difficoltà reali e profonde che molti giovani affrontano.

I problemi emotivi e comportamentali ad esso collegati costituiscono uno schema riconoscibile e preoccupante, che può lasciare un giovane adulto spaesato, dipendente dal supporto familiare e paralizzato dalla pressione del futuro.

In un clima culturale ed economico come quello di oggi, questa situazione è più rilevante che mai. Spesso, spiegano gli psicologi, le cause principali sono tre ostacoli fondamentali: l’evitamento emotivo, in cui lo stress e le responsabilità diventano fardelli da cui fuggire, portando a un ritiro nelle distrazioni come i videogiochi o i social media, che danno sollievo momentaneo ma rafforzano l’inerzia emotiva.

La paura del fallimento, che fa sembrare il tentativo più pericoloso dell’attesa, mantenendo i giovani nelle loro zone di sicurezza per evitare delusioni. Le dinamiche familiari, dove genitori troppo protettivi possono involontariamente togliere ai figli la possibilità di sviluppare resilienza, oppure famiglie conflittuali possono rendere l’indipendenza un territorio pericoloso da esplorare.

In questo modo, la famiglia diventa non solo un sistema di sostegno, ma anche un freno psicologico che può rallentare o addirittura immobilizzare.

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Il prodursi di questa situazione di stasi, di mancanza di desiderio e di progettualità viene spesso attribuito, in modo giudicante,  a mancanza personale, pigrizia o scarsa etica del lavoro. Proporsi in questo modo a un giovane rischia non di sbloccarlo ma di aggravarne l’indecisione e l’insicurezza.

La prolungata adolescenza, uno stadio più lungo tra adolescenza e piena maturità, che rende usuali e quasi “normali” il raggiungimento ritardato di eventi chiave come matrimonio o lavoro stabile, e gli stili genitoriali, specialmente quello iperprotettivo, possono ostacolare lo sviluppo di autonomia e determinazione personale.

Per affrontare realmente questo problema, spiegano gli psicologi, è necessario agire su due fronti: sul benessere emotivo del giovane e sul suo ambiente esterno.

Come nella terapia rivolta all’ansia, l’antidoto all’evitamento è un’esposizione graduale alle responsabilità, che aiuti a costruire sicurezza e ridurre la paura, partendo da piccoli passi come un lavoro part-time o attività volontarie.

I genitori dovrebbero anche riflettere sul loro ruolo, stabilendo limiti chiari che promuovano l’indipendenza senza togliere il sostegno emotivo.

Per molti giovani, sottolineano gli esperti, sarà fondamentale il ricorso alla terapia, in particolare a quella cognitivo-comportamentale, che aiuta a sfidare pensieri catastrofici e sviluppare capacità di risoluzione dei problemi, includendo anche la terapia familiare per sciogliere dinamiche relazionali difficili.

Questo blocco della crescita, in definitiva, non è semplicemente una mancanza individuale, svogliatezza, ma una difficoltà personale con sfaccettature complesse che vanno comprese a fondo, per poter essere davvero risolte.


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