Non sono rari i momenti di frizione tra un genitore e il figlio adolescente, a volte tanto forti da far sentire smarrito l’adulto, senza più risorse relazionali e tantomeno educative, preda di una tempesta che trascina anche lui in un vortice di reazioni incontrollate e lo lascia, poi, in uno stato di confusione, con un forte senso di impotenza e a volte anche di colpa.

Quando un genitore afferma che il proprio ragazzo adolescente lo sta facendo “andar fuori di testa”, spiegano gli psicologi, il problema non risiede davvero nel ragazzo, ma soprattutto nel vissuto del genitore stesso.
Non si tratta di “follia” in senso clinico, ma di uno stato di forte stress, confusione e disorientamento che può emergere quando il comportamento del giovane appare ostinatamente oppositivo, incontrollabile, dedito a sperimentazioni pericolose o persino autodistruttivo.
A questo si aggiunge la sensazione, altrettanto destabilizzante, di aver perso i propri punti di riferimento educativi.
In questi momenti può verificarsi una perdita di iniziativa, come se fosse l’adolescente a dominare e indirizzare la vita familiare mentre il genitore si limita a dedicarsi alle emergenze, che interrompono di continuo la possibilità di una relazione davvero educativa.
È invece importante continuare ad affermare regole e aspettative chiare, offrendo al ragazzo la possibilità di scegliere di restare entro il quadro dei comportamenti accettati all’interno della routine familiare.
Può anche emergere una perdita di prospettiva, quando tutto ciò che si vede è il problema, e il figlio viene percepito solo attraverso le sue difficoltà. È fondamentale, pertanto, ricordare che ogni problema è solo una parte di una personalità e di una vita, quella del ragazzo, molto più ampia, in cui molto sta andando bene.
Un’altra trappola è la perdita di responsabilità emotiva, quando il genitore finisce per attribuire il proprio stato d’animo al comportamento del figlio. Ad esempio, con la convinzione che stia rendendo costantemente infelici tutti gli altri in casa.
È invece essenziale mantenere una sana distanza emotiva, restando padroni delle proprie reazioni e non delegando il controllo delle emozioni all’adolescente.

Spesso il genitore prova anche una perdita di energia, dovuta al continuo rincorrere gli imprevisti del figlio. Ci si affatica a tal punto da non riuscire più a prendersi cura di sé. Gli adulti si sentono quindi così stanchi da non riuscire più a occuparsi di se stessi.
Tuttavia, sottolineano gli psicologi, preservare la propria salute psicofisica è indispensabile per poter sostenere il figlio nei momenti difficili.
Infine, nel genitore si può creare una perdita di fiducia, quando gli sforzi sembrano non produrre alcun cambiamento. Qualunque cosa si faccia, sembra inutile. Qui diventa cruciale ricordare che i genitori possono controllare l’impegno, non il risultato: possono offrire strade sane, ma non imporre scelte. Continuando a farlo, mantengono viva la propria funzione educativa e mostrano di non arrendersi.
Quando queste sensazioni si protraggono nel tempo, è un segnale importante: sentirsi “andar fuori di testa” non aiuta a prendere buone decisioni.
In questi casi, un breve percorso di counseling o di sostegno psicologico può aiutare a recuperare lucidità, equilibrio emotivo e senso del proprio ruolo.
Con il giusto supporto, è possibile ritrovare ciò che sembrava perduto — iniziativa, prospettiva, responsabilità, energia e fiducia — e tornare a guidare la relazione con l’adolescente in modo più saldo e consapevole.





