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E se il vero problema dei social media non fosse quanto vengono usati, ma quando? Una nuova ricerca suggerisce che navigare e pubblicare post nelle ore piccole potrebbe essere un campanello d’allarme per la salute mentale, con effetti paragonabili a quelli del binge drinking.

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Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, ha analizzato le abitudini su Twitter (oggi X) di 310 giovani adulti. Chi postava regolarmente tra le 23 e le 5 del mattino mostrava un benessere mentale significativamente peggiore rispetto a chi era attivo di giorno. Questo risultato mette in discussione l’ossessione per i limiti di “tempo davanti allo schermo” e spinge verso una comprensione più sfumata dell’impatto dei social sulla mente umana. Un’attenzione quantomai necessaria soprattutto in considerazione del pesante uso che ne stanno facendo i giovani.

In Australia è già stata approvata una legge che vieta i social ai minori di 16 anni, sostenuta dal 68% della popolazione. Proposte simili si moltiplicano in tutto l’Occidente, Italia compresa, dove cresce la preoccupazione per la salute mentale dei giovani. Ma la scienza ci dice che la questione è molto più complessa.

Le ricerche sul rapporto tra social e benessere mostrano risultati contrastanti: alcuni studi collegano l’uso dei social a un peggioramento della salute mentale, altri a un miglioramento, altri ancora a nessuna variazione. Un’analisi su oltre 350.000 persone ha riscontrato che, sì, più tempo online corrisponde a una salute mentale leggermente peggiore, ma l’effetto era minimo.

Il problema di molti studi è concentrarsi solo sul “quanto tempo” trascorriamo sui social. Due giovani possono passarvi lo stesso numero di ore, ma vivere esperienze completamente diverse: uno scrolla distrattamente, l’altro si ritrova coinvolto in discussioni tese nel cuore della notte. Il comportamento, e il momento in cui avviene, fanno la differenza — così come la piattaforma utilizzata.

Certo, vietare del tutto i social eliminerebbe gli effetti nocivi, ma anche quelli positivi. Molti ragazzi trovano online amicizie, sostegno e comunità che altrimenti non avrebbero. Per chi già soffre di problemi mentali, i social possono persino rappresentare un’ancora di salvezza.

D’altra parte, l’uso notturno può ritardare l’addormentamento, frammentare il sonno e peggiorare il benessere psicologico. Le attività più interattive – postare, chattare – sembrano essere più dannose della semplice navigazione passiva.

Capire cosa i giovani fanno online e soprattutto quando lo fanno è quindi fondamentale per comprendere il vero impatto dei social sulla loro personalità e sul loro benessere psico-fisico.

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La vita notturna dei social

Nella loro ricerca gli studiosi hanno incrociato i dati reali di Twitter con le misurazioni del benessere mentale dei partecipanti allo Avon Longitudinal Study of Parents and Children. Attraverso modelli statistici, hanno correlato l’orario medio dei post con i punteggi ottenuti su scale di benessere psicologico.

È emersa una chiara tendenza: chi postava di notte aveva un benessere mentale inferiore. L’orario dei post spiegava circa il 2% delle differenze di benessere tra i partecipanti – un valore simile a quello riscontrato, in altri studi, per gli effetti dell’abuso di alcol.

Hanno poi analizzato la relazione tra orario dei post, sintomi di depressione e ansia. Le correlazioni erano più deboli, ma variavano per età e genere: per esempio, il legame tra uso notturno e ansia era circa il doppio negli adulti rispetto ai più giovani.

Restano però molte domande aperte: l’uso notturno danneggia la salute mentale, o sono le persone con disagio psicologico a preferire la notte? E queste indicazioni valgono anche per altre piattaforme o fasce d’età, come i più giovani adolescenti?

Se davvero l’attività notturna sui social peggiora il benessere, allora soluzioni mirate potrebbero essere più efficaci dei divieti assoluti. TikTok, ad esempio, ha introdotto la funzione wind down, che dopo le 22 mostra agli under 16 una schermata con musica rilassante ed esercizi di respirazione. Anche il Regno Unito sta valutando di limitare l’uso dei social dopo le 22 per i più giovani.

Questo approccio rappresenta una nuova direzione nelle politiche digitali: non più solo contare i minuti trascorsi davanti allo schermo, ma considerare cosa si faccia, quando, dove e chi sia a interagire.

Un passo avanti, dunque, verso una comprensione più matura e realistica di come la vita digitale influisca sul benessere mentale, in particolare dei giovani.


Riferimento bibliografico

Joinson, D., Haworth, C.M.A., Simpson, E. et alii.
Active night-time tweeting is associated with meaningfully
lower mental wellbeing in a UK birth cohort study

Scientific Reports (2025).

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