È esperienza comune di molti adolescenti avere la sensazione che il mondo intero osservi ogni loro errore. Per alcuni ragazzi, questa consapevolezza di sé svanisce con il tempo; per altri, invece, si trasforma in una vera e propria ansia.

Un nuovo studio guidato dai ricercatori del Dornsife College of Letters, Arts and Sciences dell’Università della California del Sud (USC) potrebbe spiegare il perché — e in futuro rendere più semplice individuare gli adolescenti più a rischio prima che l’ansia si manifesti pienamente.
Pubblicata su JAMA Network Open, la ricerca ha scoperto che combinare due tipi di scansioni cerebrali permette di prevedere con maggiore precisione quali adolescenti svilupperanno livelli più elevati di ansia col passare del tempo. Lo studio getta nuova luce su come il cervello degli adolescenti reagisce agli errori e sul motivo per cui queste risposte variano da ragazzo a ragazzo.
I partecipanti facevano parte di un non frequente studio di lunga durata, finanziato dal National Institute of Mental Health, che segue i soggetti dalla nascita all’adolescenza per esplorare come il temperamento precoce influenzi lo sviluppo cerebrale e la salute mentale.
Molti erano stati identificati fin da piccoli come dotati di un “temperamento timoroso”, ossia una tendenza a reagire con cautela o timidezza a nuove persone e situazioni. Pur essendo noto che questo tratto aumenti il rischio di ansia in età adulta, non tutti i bambini con tale temperamento la sviluppano.
“Volevamo capire perché alcuni bambini sviluppano ansia mentre altri no, anche quando condividono tratti precoci simili” ha spiegato Emilio Valadez, professore di psicologia alla USC e autore principale dello studio. “Analizzando come il cervello elabora gli errori, speravamo di trovare indizi su chi è più predisposto a soffrire di ansia crescendo”.
Le scansioni consentono di prevedere il rischio di ansia
Per individuare questi indizi, i ricercatori hanno chiesto ai ragazzi di completare un semplice test al computer pensato per indurre piccoli errori: premere il tasto sbagliato in risposta a una serie rapida di frecce. Durante il test, l’attività cerebrale veniva misurata con due tecnologie complementari: l’elettroencefalografia (EEG), che registra l’attività cerebrale nel tempo, e la risonanza magnetica funzionale (fMRI), che mostra dove avviene tale attività nel cervello.
Ciascun metodo fornisce solo una parte del quadro: l’EEG è rapidissimo ma impreciso nel localizzare, mentre la fMRI è più lenta ma estremamente precisa.
Il gruppo di ricerca ha eseguito le scansioni due volte, a 13 e 15 anni, sviluppando una nuova tecnica per fondere i dati delle due metodologie. Questa “fusione EEG-fMRI” ha permesso di ottenere un’immagine molto più chiara di come il cervello risponde agli errori e di come tali schemi evolvono nel tempo.
“È come usare entrambi gli occhi per ottenere la percezione della profondità” ha spiegato Valadez. “All’improvviso, l’attività cerebrale appare con molta più nitidezza”.

Dati cerebrali combinati: un risultato superiore alla somma delle parti
Quando i ricercatori hanno analizzato i dati, hanno scoperto che né l’EEG né la fMRI da soli erano in grado di prevedere i cambiamenti nei livelli d’ansia. Ma combinandoli, i risultati sono stati sorprendenti.
I dati fusi spiegavano circa il 25% delle differenze nel modo in cui i livelli di ansia variavano tra i 13 e i 15 anni — una capacità predittiva molto più forte di quella ottenuta considerando solo temperamento, età, genere o ansia iniziale.
“È stato sinceramente sorprendente,” ha dichiarato Valadez. “Ci aspettavamo un 5 o 10%. Ma il 25% è un salto enorme. All’inizio ho pensato di aver commesso un errore.”
Lo studio ha anche evidenziato che il temperamento precoce modificava il legame tra alcune aree cerebrali e l’ansia successiva.
Nei ragazzi molto timidi o cauti fin dall’infanzia, una maggiore attività nella corteccia cingolata anteriore dorsale, responsabile di rilevare errori e potenziali minacce, prediceva livelli più alti di ansia in futuro. Al contrario, la corteccia cingolata posteriore sembrava avere un effetto protettivo: nei ragazzi timorosi, un aumento dell’attività di quest’area nel tempo riduceva la probabilità di sviluppare ansia.
In termini semplici, il modo in cui il cervello reagisce agli errori — e come questa reazione evolve durante l’adolescenza — sembra determinare se l’ansia migliora o peggiora.
Immagini cerebrali combinate per un aiuto precoce
Questi risultati suggeriscono che un giorno gli scienziati potrebbero usare le immagini cerebrali per identificare precocemente gli adolescenti più a rischio di disturbi d’ansia, prima che i sintomi si manifestino del tutto. Ciò potrebbe aprire la strada a interventi preventivi più tempestivi e personalizzati.
“Questo studio non ha implicazioni immediate per le famiglie,” ha precisato Valadez, “ma rappresenta un passo avanti verso la possibilità di prevedere il rischio di ansia prima che emerga, e quindi prevenire i problemi di salute mentale prima che si sviluppino”.
La ricerca sottolinea anche l’importanza di combinare strumenti di neuroimaging diversi:
“Nessuno strumento, da solo, può raccontare tutta la storia” ha detto Valadez. “Integrando i dati di più metodi, possiamo ottenere una comprensione più completa di come il cervello sostiene la salute mentale”.
Guardando al futuro, Valadez e il suo gruppo di ricerca intendono verificare se previsioni simili possano essere fatte in età ancora più precoce, magari già dagli 8 o 9 anni, e se altre funzioni cerebrali — come memoria o attenzione — possano contribuire a spiegare il rischio di ansia.
“L’obiettivo finale,” conclude Valadez, “è leggere la storia del cervello abbastanza presto da capire quali ragazzi hanno bisogno di un supporto aggiuntivo — e offrire loro quell’aiuto prima che l’ansia diventi un problema per tutta la vita”.





