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L’adolescenza è un periodo di forti transizioni: il corpo cambia, le relazioni assumono un nuovo significato, l’identità personale si forma tra incertezze, pressioni sociali e nuove aspettative. In questa fase delicata, il benessere psicologico appare spesso vulnerabile e deve essere sostenuto da comportamenti e pratiche mirate.

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Oggi, sempre più ricerche concordano nel considerare la salute mentale degli adolescenti una priorità di salute pubblica, soprattutto perché i primi segnali di disagio mentale emergono spesso prima della maggiore età.

Parallelamente, si registra una diminuzione preoccupante della percentuale di ragazze e ragazzi che dichiarano livelli elevati di benessere psicologico o “flourishing”. In questo contesto, uno studio di recente pubblicazione offre una prospettiva innovativa: indagare non solo se l’attività fisica praticata all’aperto favorisca il benessere mentale degli adolescenti, ma anche come ciò avvenga, concentrandosi in particolare sul ruolo dei bisogni psicologici di autonomia, competenza e relazionalità.

La natura come alleato della salute mentale

Negli ultimi anni molte ricerche hanno mostrato che trascorrere del tempo in ambienti naturali può ridurre ansia, stress e sintomi depressivi, oltre a migliorare la qualità del sonno, l’umore e la resilienza.

Parallelamente, l’attività fisica regolare si conferma un potente fattore protettivo contro vari disturbi emotivi. L’attività fisica svolta all’aperto (OPA – Outdoor Physical Activity) rappresenta un punto di incontro tra questi due ambiti, potenziandone gli effetti benefici.

Gli autori dello studio partono da una considerazione chiave: praticare sport o attività ricreative all’aria aperta potrebbe favorire la soddisfazione dei bisogni psicologici fondamentali che, secondo la Self-Determination Theory, sono alla base della motivazione e del benessere. Si tratta dei bisogni di autonomia, competenza e relazionalità, indispensabili per nutrire una vita psichica equilibrata. La natura, infatti, offre ambienti meno controllati e più liberi rispetto agli spazi chiusi, stimola sensazioni di esplorazione e padronanza e incoraggia l’interazione sociale. 

Lo studio

Per capire come l’attività fisica all’aperto si colleghi al benessere mentale, i ricercatori hanno analizzato i dati di un ampio campione di adolescenti canadesi seguiti nel tempo. Lo studio ha incluso tre fasce d’età: 14–15 anni (adolescenti giovani), 15–16 anni (adolescenti di mezza adolescenza) e 16–17 anni (adolescenti più grandi).

Le misure includevano la frequenza con cui i ragazzi praticavano attività all'aperto (come ciclismo, sci, arrampicata, giochi all’aperto), il livello di soddisfazione dei bisogni psicologici e, una volta l’anno, il loro livello di salute mentale positiva. Quest’ultima è stata valutata con il Mental Health Continuum, distinguendo tra adolescenti cosiddetti “flourishing” e non.

La struttura dello studio ha permesso di osservare i cambiamenti nel tempo e di distinguere tra attività fisica regolare e partecipazione saltuaria, garantendo una maggiore solidità dei risultati. Un elemento particolarmente rilevante è che gli esiti psicologici sono stati misurati dopo le attività, e non insieme, così da ridurre il rischio che fosse il benessere stesso a influenzare il comportamento fisico.

Un legame che cresce con l’età

Il primo dato emerso è sorprendente e significativo: l’associazione tra attività fisica all’aperto e benessere mentale non è uniforme nel corso dell’adolescenza. Nei ragazzi più giovani (14–15 anni), infatti, non è stata osservata una relazione statisticamente significativa tra la frequenza delle attività all’aperto e la probabilità di essere “flourishing”. Tuttavia, questa relazione diventa evidente e consistente nelle due fasce d’età successive.

Gli adolescenti di mezza adolescenza mostrano quasi il doppio delle probabilità di sperimentare un elevato benessere psicologico se partecipano regolarmente ad attività all’aperto, mentre nei più grandi il rapporto si fa ancora più forte: chi pratica frequentemente attività outdoor ha più del triplo delle probabilità di essere in buone condizioni psicologiche rispetto ai coetanei meno attivi.

Questi risultati aprono una riflessione interessante sul modo in cui gli adolescenti percepiscono la natura e l’attività fisica nelle diverse fasi della crescita. È possibile che, nelle prime fasi dell’adolescenza, il senso di identità e le dinamiche relazionali siano ancora in trasformazione, secondo i ricercatori, rendendo meno stabile la percezione dei benefici psicologici dell’attività fisica all’aperto.

Con l’avanzare dell’età, invece, il ruolo dell’autonomia, delle relazioni sociali e della competenza personale si rafforza, rendendo l’esperienza outdoor più significativa.

Il ruolo dei bisogni psicologici

Un altro risultato centrale dello studio riguarda i bisogni psicologici. In tutte le fasce d’età, maggiore autonomia, competenza e relazionalità si associano costantemente a livelli più alti di benessere mentale.

Questo conferma che questi tre bisogni rappresentano un fondamento del benessere adolescenziale.

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Tuttavia, l’attività fisica all’aperto non sembra influenzare allo stesso modo tutti i bisogni psicologici né tutte le età. Nei ragazzi più giovani, per esempio, l’attività fisica svolta all’aperto si associa maggiormente alla percezione di competenza e di relazionalità, mentre nei 15–16enni solo la relazionalità mostra un legame significativo con l’attività outdoor. Nei più grandi, invece, le associazioni diventano meno evidenti.

L’aspetto forse più interessante riguarda la mediazione: solo il bisogno di relazionalità media l’associazione tra attività all’aperto e salute mentale, e ciò accade esclusivamente negli adolescenti di mezza adolescenza. Ciò significa che, in questa fase, parte del beneficio psicologico dell’attività fisica svolta all’aperto passa attraverso l’esperienza di connessione con gli altri: sentirsi parte di un gruppo, condividere attività, vivere momenti di gioco o di sfida comune nella natura.

È un dato che evidenzia quanto le relazioni sociali assumano un ruolo cruciale proprio a metà adolescenza, quando cresce il bisogno di appartenenza e il gruppo dei pari diventa un riferimento determinante.

I risultati

Lo studio mette in luce che l’attività fisica all’aperto può essere una strategia efficace per promuovere il benessere mentale in adolescenza, ma il suo impatto dipende dal momento evolutivo. Il fatto che i benefici emergano con maggiore forza a partire dai 15 anni suggerisce che gli interventi dovrebbe essere calibrati sulle esigenze delle diverse fasce d’età, evitando proposte “a taglia unica”.

Inoltre, la centralità della relazionalità come mediatore nel gruppo dei 15–16enni sottolinea l’importanza di progettare attività outdoor che favoriscano la cooperazione, il gioco di squadra e il senso di appartenenza. Non basta portare i ragazzi all’aria aperta: serve creare occasioni significative di incontro.

Interventi più mirati

L’articolo apre anche alcune piste per la ricerca futura. Sarebbe utile approfondire, ad esempio, secondo gli studiosi, se fattori come l’autostima, la percezione corporea o la motivazione personale contribuiscano al legame tra attività fisica, natura e benessere.

Inoltre, considerando che lo studio non ha potuto misurare la durata delle attività, sarà importante capire se la frequenza o la quantità di tempo trascorso all’aperto sia più determinante.

Nonostante alcune limitazioni, come la natura auto-riferita dei dati e il campione circoscritto a una provincia canadese, la ricerca offre indicazioni preziose per scuole, famiglie e operatori della salute. Promuovere attività fisiche all’aperto, soprattutto in adolescenza avanzata, potrebbe rappresentare un investimento semplice ed efficace per sostenere la salute mentale delle nuove generazioni. 

Conclusione

L’attività fisica all’aperto non è soltanto un modo per muovere il corpo, concludono i ricercatori: è un’opportunità per respirare, esplorare, ritrovarsi. Lo studio mostra che, soprattutto tra i 15 e i 17 anni, questa forma di movimento può aiutare i ragazzi a stare meglio con se stessi e con gli altri. In una fase della vita in cui i cambiamenti possono essere disorientanti, la natura e il movimento offrono un ancoraggio.

E ricordano che il benessere, spesso, nasce da gesti semplici: un pomeriggio in bicicletta, una partita in un parco, una passeggiata tra amici.

Là dove si incontrano movimento e natura, la salute mentale trova terreno fertile per migliorare e trovare equilibrio.

 

Riferimento bibliografico

Drapeau, C., Lenze, L., Montiel, C. et alii.
Association between outdoor physical activity and positive mental health in adolescence:
estimating the mediation effect of autonomy, competence and relatedness
.
International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity (2025).

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