L’ingresso nell’adolescenza avviene spesso in modo quasi inavvertibile, molto prima di quanto i genitori spesso si immaginino. Intorno ai dieci, undici anni si iniziano a osservare nelle ragazze e nei ragazzi i primi cambiamenti emotivi, relazionali e comportamentali, e proprio in questa fase, fragile e complessa, possono comparire i primi segnali di disagio psicologico.

Uno studio di recente pubblicazione, condotto nell’ambito del progetto ELISA (Estudio Longitudinal para una Infancia Saludable), che ha coinvolto oltre ottocento ragazzi e ragazze in Spagna, esplora in profondità come si manifestano queste difficoltà e quali differenze emergono tra maschi e femmine nel modo di affrontare il mondo emotivo che cambia rapidamente.
Gli autori hanno seguito i partecipanti per diversi anni, raccogliendo informazioni dalle famiglie durante l’infanzia e dai ragazzi stessi all’inizio della preadolescenza. Questo approccio longitudinale ha permesso di cogliere come aspetti molto precoci, come il temperamento o il contesto socioeconomico, influenzino il benessere psicologico quando i bambini iniziano a diventare adolescenti. L’obiettivo principale era comprendere se esistano diversi “profili psicologici” e se questi profili si manifestino in modo simile o differente tra maschi e femmine.
La ricerca ha individuato quattro grandi profili di funzionamento psicologico. Il primo è quello definito “Moderatamente esternalizzante”, in cui compaiono difficoltà legate all’impulsività, alla disattenzione e a piccoli comportamenti oppositivi.
Il secondo è il profilo “Internalizzante”, caratterizzato da ansia, tristezza, preoccupazioni e problemi nelle relazioni con i pari. Il terzo, il più complesso, è definito “Comorbido”: un intreccio di difficoltà emotive, comportamentali e sociali che si manifestano insieme.
Il quarto profilo, il più frequente, è quello “Normativo”, in cui i ragazzi non presentano particolari segnali di disagio.
Questi profili comparivano in modo sorprendentemente simile nei due generi, il che suggerisce che, almeno all’inizio dell’adolescenza, maschi e femmine vivono una realtà psicologica più simile di quanto comunemente si creda. Le differenze principali non riguardano tanto il tipo di difficoltà, quanto il modo in cui esse si distribuiscono e la loro intensità.
Una delle differenze più evidenti riguarda la frequenza dei profili. Le ragazze risultano più presenti nei gruppi Internalizzante e Normativo, mentre i ragazzi sono più numerosi nei profili Moderatamente esternalizzante e Comorbido.
Questa tendenza conferma ciò che molte ricerche hanno già osservato: le ragazze tendono a rivolgere verso l’interno le difficoltà emotive, mentre i ragazzi le esprimono più facilmente verso l’esterno, attraverso comportamenti impulsivi o difficoltà regolatorie. Tuttavia, lo studio mostra che queste differenze non sono rigide né assolute: maschi e femmine possono appartenere a qualunque profilo, sebbene con probabilità diverse.
Un altro risultato interessante riguarda la variabilità interna ai gruppi. I ragazzi mostrano una maggiore eterogeneità nelle competenze prosociali e nei problemi con i pari. Questo significa che, tra i maschi, si osservano sia livelli molto alti sia molto bassi di comportamenti empatici, collaborazione e capacità di relazione, mentre tra le ragazze questi aspetti tendono a essere più omogenei.
Lo stesso vale per le difficoltà sociali: alcuni ragazzi ne presentano molte, altri pochissime, creando un quadro più variegato rispetto a quello femminile. Questa differenza potrebbe essere legata alle diverse aspettative sociali: le ragazze spesso ricevono pressioni più forti verso la conformità sociale e la cura delle relazioni, mentre i ragazzi incontrano maggiore tolleranza verso comportamenti competitivi o impulsivi.
Per comprendere l’origine dei diversi profili, i ricercatori hanno analizzato il ruolo di variabili molto precoci, come il temperamento, e di fattori più recenti, come la capacità di regolazione emotiva. Tra i predittori più significativi emergono il livello socioeconomico, il controllo attentivo ed emotivo, l’estroversione impulsiva e la labilità emotiva. Il basso livello socioeconomico si conferma un fattore di rischio trasversale: è associato a una maggiore probabilità di appartenere a uno dei tre profili problematici, per entrambi i generi.
Un dato particolarmente importante riguarda il cosiddetto “effortful control”, ovvero la capacità di concentrarsi, controllare gli impulsi e mantenere la calma nelle situazioni difficili.
I bambini che mostravano livelli più bassi di autocontrollo nella prima infanzia avevano maggiori probabilità, anni dopo, di appartenere ai profili Moderatamente esternalizzante o Comorbido. Questo risultato ribadisce l’importanza delle prime competenze regolatorie nello sviluppo del benessere mentale durante l’adolescenza.
Anche l’estroversione impulsiva, chiamata “surgency”, predice una maggiore probabilità di difficoltà comportamentali. I bambini molto attivi, energici, poco timidi e talvolta impulsivi tendono a manifestare più facilmente comportamenti esternalizzanti nel passaggio alla preadolescenza.

Il quadro è diverso per la tendenza alla tristezza, alla rabbia o alla paura, cioè il cosiddetto “affetto negativo”. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, questo tratto non si è rivelato un predittore significativo dei profili. Il motivo potrebbe essere che l’affetto negativo è strettamente legato alla labilità emotiva e alla scarsa regolazione emotiva, che invece risultano fortemente coinvolte nei profili problematici.
Infatti, la labilità emotiva è uno dei fattori di rischio più potenti: i bambini che si frustrano facilmente, che cambiano umore rapidamente o che reagiscono in modo intenso alle difficoltà hanno probabilità molto elevate di ritrovarsi anni dopo nel profilo Comorbido.
Un risultato sorprendente riguarda la regolazione emotiva, considerata spesso un fattore protettivo. Lo studio ha evidenziato che livelli elevati di regolazione emotiva in infanzia aumentano la probabilità di appartenere al profilo Internalizzante. Una possibile spiegazione è che alcuni bambini, soprattutto bambine, sviluppino strategie di controllo emotivo molto rigide, che li portano a trattenere le emozioni, interiorizzare i problemi e ruminare sulle difficoltà. L’eccesso di autocontrollo può diventare, in certe condizioni, un rischio anziché una risorsa, soprattutto quando impedisce di esprimere il disagio o di chiedere aiuto.
Uno dei punti di forza dello studio è la conclusione che i fattori di rischio e protezione funzionano in modo molto simile nei due generi. Questo significa che, sebbene maschi e femmine mostrino profili diversi con frequenze diverse, le cause che conducono a quei profili sono sostanzialmente condivise. Si tratta di una scoperta importante, perché suggerisce che gli interventi preventivi basati su competenze emotive e regolatorie possono essere efficaci per tutti, pur richiedendo una sensibilità specifica alle modalità con cui maschi e femmine esprimono il disagio.
Questo lavoro evidenzia, più di ogni altra cosa, quanto sia cruciale intervenire presto. Le prime difficoltà regolatorie e temperamentalmente legate all’impulsività o alla fragilità emotiva possono diventare progressivamente più complesse nel corso degli anni.
Si tratta di processi che non determinano il destino di un bambino, ma che rappresentano segnali importanti. La preadolescenza non è un punto di partenza, ma il risultato di dinamiche che iniziano molto prima.
Sul piano pratico, conoscere i profili permette di costruire interventi più precisi. I ragazzi con un profilo moderatamente esternalizzante possono beneficiare di percorsi sulla gestione degli impulsi e sull’attenzione. Chi rientra nel profilo internalizzante trae beneficio da programmi basati sulle competenze sociali e sulla modulazione delle emozioni, utili per contrastare ansia e ritiro sociale.
I ragazzi del profilo comorbido richiedono un approccio integrato che tocchi il comportamento, la regolazione emotiva e le difficoltà relazionali. Anche chi appartiene al profilo normativo non va trascurato: la promozione universale del benessere psicologico è fondamentale, e aiuta a prevenire il passaggio a profili più problematici.
In conclusione, sottolineano gli autori, questo studio racconta una storia fatta di somiglianze più che di differenze. Maschi e femmine condividono le stesse radici del benessere psicologico, pur manifestando il disagio in modi e intensità differenti. Capire queste sfumature consente di avvicinarsi alla salute mentale degli adolescenti con più finezza, più empatia e soprattutto più efficacia.
È un invito a guardare all’adolescenza con occhi nuovi, riconoscendo quanto precocemente si costruiscono le basi della salute mentale e quanto sia importante sostenerle fin dall’infanzia.






