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Alcuni ragazzi sono più soggetti a quelle che vengono definite come dinamiche della ricompensa. Avere rimandi positivi può rinforzarli, indifferenza o impressioni negative possono invece abbatterli. Altri adolescenti invece sembrano indifferenti a questo e procedono per la loro strada, perseguendo obiettivi e interessi indipendentemente da quello che pensano di loro i compagni. Perché accade?

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Uno studio recente ha esplorato come le dinamiche legate alla ricompensa possano influenzare il rischio di depressione negli adolescenti.

La scoperta principale indica che i commenti e i riscontri positivi rappresentano il nodo più influente nelle reti di ricompensa degli adolescenti con sintomi depressivi, suggerendo quindi una forte loro dipendenza dalla validazione esterna.

Al contrario, gli adolescenti senza sintomi depressivi tendono a basarsi maggiormente su attività intrinsecamente motivanti, come hobby o interessi personali, per ottenere soddisfazione e benessere psicologico. Questi risultati sono stati pubblicati sul Journal of Child Psychology and Psychiatry.

Nonostante sia noto che le difficoltà nel vivere e saper analizzare le ricompense siano comuni nella depressione adolescenziale, la struttura e le dinamiche temporali dei diversi modi in cui si realizza la ricompensa rimangono poco comprese.

Per colmare una lacuna ancora presente nella letteratura scientifica, i ricercatori hanno deciso di indagare in modo approfondito le relazioni strutturali e longitudinali tra sensibilità alla ricompensa e sintomi depressivi, adottando un approccio capace di cogliere non solo le associazioni statiche, rilevate al momento, ma anche la loro evoluzione nel tempo.

I dati sono stati raccolti in due momenti distinti nell’arco di sei mesi: una prima valutazione nell’ottobre 2023 e un follow-up nel marzo 2024. In entrambe le occasioni i sintomi depressivi sono stati misurati attraverso la Center for Epidemiologic Studies Depression Scale (CES-D), uno strumento ampiamente utilizzato in ambito clinico e di ricerca, mentre la sensibilità alla ricompensa è stata valutata mediante la Positive Valence Systems Scale (PVSS), che esplora ambiti diversi dell’esperienza gratificante, come il cibo, il contatto fisico, le attività all’aperto, il feedback positivo, gli hobby, le interazioni sociali e il perseguimento di obiettivi personali.

Per confrontare in modo rigoroso le differenze nella struttura delle relazioni tra questi elementi, sia tra gruppi diversi sia nel corso del tempo, è stato impiegato il Network Comparison Test (NCT), una tecnica statistica che consente di verificare se le “mappe” delle connessioni psicologiche cambiano in modo significativo.

I partecipanti sono stati reclutati tramite questionario cartaceo in una scuola di Guangzhou, nella provincia del Guangdong, in Cina, includendo sia adolescenti con sintomi depressivi sia coetanei senza tali sintomi.

Al primo tempo di rilevazione (T1) il campione analitico comprendeva 1136 adolescenti, con un’età media di 14,33 anni, di cui il 52,46% ragazze; al secondo tempo (T2) i partecipanti erano 1083, con un’età media di 14,32 anni e il 52,82% ragazze.

Utilizzando come soglia un punteggio CES-D pari o superiore a 20, circa il 40% dei partecipanti risultava a rischio di depressione al T1 e il 44% al T2, percentuali che evidenziano la rilevanza del fenomeno in questa fascia d’età.

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Le analisi preliminari hanno mostrato che gli adolescenti con sintomi depressivi presentavano una sensibilità alla ricompensa significativamente inferiore in diversi domini, confermando l’esistenza di una relazione tra depressione e ridotta capacità di provare piacere.

Le analisi di rete trasversali hanno poi messo in luce differenze marcate nell’organizzazione interna della sensibilità alla ricompensa tra adolescenti con e senza depressione. Nei ragazzi con sintomi depressivi, il feedback positivo è emerso come il nodo più influente, suggerendo una maggiore dipendenza dalla validazione esterna per sostenere il proprio equilibrio emotivo.

Al contrario, tra gli adolescenti senza sintomi depressivi, gli hobby occupavano una posizione centrale, indicando che le attività intrinsecamente motivanti e scelte per interesse personale possono svolgere un ruolo dominante nel promuovere il benessere psicologico.

I test di confronto delle reti hanno confermato che queste differenze non erano casuali, ma riguardavano sia la struttura complessiva sia la forza globale delle connessioni tra i nodi, i punti focali nei due gruppi.

Quando i ricercatori hanno analizzato nel tempo le connessioni tra i diversi domini della ricompensa e i sintomi depressivi, è emerso che feedback positivo e hobby mostravano la maggiore forza di collegamento, configurandosi come nodi chiave nel legame tra sensibilità alla ricompensa e depressione.

Sono state osservate connessioni particolarmente forti tra interazioni sociali e affetto positivo, così come tra hobby e affetto positivo, suggerendo che sia le ricompense di natura sociale sia quelle intrinseche contribuiscono in modo sostanziale al benessere emotivo durante l’adolescenza.

Nella valutazione di effetti predittivi nel tempo, la sensibilità alla ricompensa legata agli hobby al T1 è risultata il predittore esterno più forte degli esiti a T2, indicando che il coinvolgimento in attività gratificanti scelte per interesse personale può avere un ruolo protettivo nel medio termine.

Gli autori sottolineano la necessità che studi futuri integrino approcci più tradizionali, come le analisi di mediazione e moderazione, per mettere ulteriormente alla prova i meccanismi ipotizzati nel loro lavoro. In questo modo sarà possibile completare quanto emerso dalle analisi e individuare target di giovani più precisi per interventi preventivi e terapeutici, con l’obiettivo di sostenere in modo più efficace il benessere psicologico degli adolescenti.


Riferimento bibliografico:

Bi X, Ma S, Cui H, Zhang L, Ma Y.
Network structure of reward sensitivity
and its temporal interactions with depression:
a cross-lagged panel network analysis
.
J Child Psychol Psychiatry (2025).

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