Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Cell Reports Medicine ha mostrato che non è tanto la natura del trauma a determinarne le conseguenze psicologiche e neurologiche, quanto il periodo della vita in cui quell’esperienza viene vissuta.

La ricerca, coordinata dall’Istituto Italiano di Tecnologia in collaborazione con l’IRCCS Istituto Giannina Gaslini, evidenzia infatti come le esperienze traumatiche possano lasciare tracce profonde e permanenti nello sviluppo cerebrale e nel comportamento adulto, soprattutto quando si verificano tra l’infanzia e i primi anni successivi all’adolescenza.
Gli studiosi hanno scoperto che eventi traumatici vissuti in differenti fasi della crescita producono effetti diversi sul cervello e possono tradursi, negli anni successivi, in manifestazioni comportamentali specifiche.
Tra queste compaiono aggressività, depressione, ansia e difficoltà di attenzione. Secondo i ricercatori, questa scoperta potrebbe aprire la strada a terapie più mirate e personalizzate per alcune patologie neuropsichiatriche.
Il progetto è stato guidato da Laura Cancedda, responsabile dell’unità di ricerca “Brain Development and Disease”, e da Valter Tucci, direttore dell’unità “Genetics and Epigenetics of Behavior”. Alla collaborazione hanno partecipato anche il Laboratorio di Proteomica Clinica e la Core Facility per le Scienze Omiche del Gaslini, diretti da Andrea Petretto, insieme all’Unità di Neuropsichiatria Infantile coordinata da Lino Nobili, con il contributo della ricercatrice Sara Uccella
Da tempo la comunità scientifica sa che le esperienze traumatiche aumentano il rischio di sviluppare disturbi psichiatrici, come il disturbo da stress post-traumatico.
Tuttavia, rimaneva poco chiaro perché persone differenti reagissero in modo così diverso a eventi simili. Lo studio in questione suggerisce che la risposta si trovi proprio nella fase dello sviluppo cerebrale in cui il trauma viene vissuto.
Per arrivare a queste conclusioni, il gruppo di ricerca ha utilizzato modelli murini integrando i risultati con l’analisi di una coorte di pazienti.
Gli studiosi hanno osservato che i traumi vissuti durante l’infanzia tendono a causare difficoltà nelle interazioni sociali, mentre quelli sperimentati durante l’adolescenza favoriscono comportamenti aggressivi e dominanti. I sintomi legati all’ansia, invece, risultano presenti in tutte le situazioni analizzate.

I ricercatori hanno inoltre scoperto che il cervello registra in modo stabile l’impatto del trauma, modificando il funzionamento di specifiche aree cerebrali. Quando avviene un evento traumatico, si attivano processi biologici che alterano struttura e funzioni del cervello, tra cui morte cellulare programmata, stress ossidativo e produzione di vescicole cellulari.
Lo studio mostra anche che le diverse età della vita coinvolgono differenti regioni cerebrali. I traumi precoci colpiscono soprattutto amigdala, ippocampo e ipotalamo, aree legate alle emozioni, alla memoria e alla regolazione dello stress. I traumi più tardivi, invece, interessano principalmente la corteccia prefrontale, fondamentale per il controllo delle decisioni, del comportamento sociale e degli impulsi.
Un altro risultato particolarmente importante riguarda l’identificazione di un possibile obiettivo terapeutico: lo sviluppo del fattore neurotrofico derivato dal cervello (Bdnf), considerato uno dei principali regolatori della plasticità cerebrale. Secondo gli autori, intervenire su questo meccanismo potrebbe aiutare a ridurre gli effetti del trauma quando esso avviene nella giovane età adulta.
Nel complesso, la ricerca suggerisce l’esistenza di vere e proprie “finestre critiche” dello sviluppo, periodi in cui il cervello appare particolarmente vulnerabile agli eventi traumatici ma, allo stesso tempo, potenzialmente più ricettivo a trattamenti specifici.
Gli studiosi sperano che queste scoperte possano contribuire allo sviluppo di approcci terapeutici più precisi e personalizzati per i disturbi psichiatrici legati ai traumi, costruiti anche in base all’età in cui l’esperienza traumatica è avvenuta.






