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Mentre si scorrono i post di un social media improvvisamente spesso ne appaiono alcuni estranei, legati a pubblicità mirate o agli interessi di chi li sta utilizzando. E se tra questi ne venissero inseriti alcuni per avvertire i giovani dei rischi che stanno correndo? Un nuovo studio della Stanford Medicine ha rilevato che i messaggi pop-up che avvertono dei danni legati all'uso dei social media — comprese le conseguenze sulla salute mentale — potrebbero effettivamente contribuire a ridurne l'utilizzo tra i giovani.

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L'esperimento online, condotto su circa mille adolescenti e giovani adulti, ha inoltre dimostrato che tali avvisi sono in grado di aumentare la consapevolezza dei rischi connessi all'uso dei social media.

La ricerca, pubblicata su JAMA Health Forum, trae origine da un appello pubblico che chiedeva di introdurre messaggi di avvertimento sanitario sui social media, sul modello di quanto già avviene per tabacco, alcol e altri prodotti a rischio. Da allora, quattro stati americani hanno approvato leggi che rendono obbligatori questi avvisi; la normativa della California entrerà in vigore il 1° gennaio 2027.

Secondo Anna Grummon, professoressa assistente di pediatria e autrice principale dello studio, i messaggi di avvertimento rappresentano una delle tante strategie che potrebbero aiutare le persone a utilizzare i social media in modo più sano, ma finora non erano mai state sottoposte a una verifica rigorosa. "Non sapevamo cosa dovessero dire gli avvisi sui social media, né se fossero davvero efficaci nel modificare il comportamento", ha spiegato la Grummon. "A volte, piccoli cambiamenti nella formulazione di un avviso possono fare una grande differenza."

Lo studio ha analizzato quindici diversi messaggi, e tra questi quelli riguardanti i danni generali alla salute mentale, insieme agli avvisi specifici su depressione e ansia, sono risultati i più efficaci nel colpire i giovani. Thomas Robinson, professore di pediatria e autore senior dello studio, ha osservato che adolescenti e giovani adulti hanno riferito in modo coerente che i messaggi di avvertimento testati avrebbero ridotto il loro utilizzo dei social media, rispetto a un messaggio di controllo privo di contenuto specifico sui social. "I nostri dati suggeriscono che questi avvisi potrebbero funzionare, per cui vale la pena investire tempo per trovare la formulazione più efficace".

Gli effetti negativi dei social media

Quasi tutti gli adolescenti e i giovani adulti utilizzano una qualche forma di social media. Ricerche precedenti hanno già collegato un uso eccessivo di queste piattaforme a diversi esiti negativi, tra cui depressione, ansia, peggioramento dell'immagine corporea e disturbi del sonno.

I ricercatori della Stanford Medicine hanno testato quattordici avvisi più un messaggio di controllo, somministrando questionari a 1.012 giovani. Circa la metà del campione era composta da adolescenti tra i 13 e i 17 anni, mentre l'altra metà da giovani adulti tra i 18 e i 29 anni. Nell'ambito del questionario, i partecipanti hanno fornito informazioni demografiche e indicato quali piattaforme social utilizzassero abitualmente.

I messaggi di avvertimento sono stati sviluppati attorno a sei temi legati alla salute: la dipendenza da social media, l'immagine corporea negativa, i disturbi del sonno, la depressione, l'ansia, i danni generali alla salute mentale e il fatto che, a oggi, i social media non siano mai stati dimostrati sicuri per i giovani utenti.

Per ciascuno di questi temi sono state elaborate due varianti di avviso, a cui si è aggiunto anche il testo previsto dalla legge californiana. Uno dei messaggi relativi al sonno, ad esempio, recitava: "Avviso del surgeon general: l'uso dei social media provoca disturbi del sonno. Questo è dannoso per la tua salute." Un altro, invece, affermava: "I social media sono associati a danni significativi per la salute mentale di adolescenti e giovani adulti".

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Poiché alcune aziende del settore social hanno lasciato intendere di poter proporre avvisi propri, i ricercatori hanno testato anche un messaggio che suggeriva una pausa dallo schermo, simile a quello già utilizzato da TikTok. Il messaggio di controllo, infine, riguardava la sicurezza delle cinture di sicurezza in auto: un tema di salute rilevante per i giovani, ma del tutto estraneo all'uso dei social media.

I partecipanti hanno visualizzato i messaggi in ordine casuale, presentati graficamente come se comparissero su una pagina Instagram, ed è stato chiesto loro di valutarli rispondendo a due domande: quanto ciascun messaggio li scoraggiasse dal voler usare i social media, e quanto ne aumentasse la consapevolezza dei rischi.

I danni alla salute mentale colpiscono di più

I partecipanti hanno valutato tutti i messaggi di avvertimento come più efficaci rispetto al messaggio di controllo. Hanno inoltre giudicato più efficaci di quello che suggeriva una semplice pausa dallo schermo tutti gli avvisi che menzionavano effetti concreti sulla salute, con la sola eccezione di quello sulla dipendenza.

I messaggi percepiti come più efficaci in assoluto sono stati quelli relativi ai danni generali alla salute mentale, alla depressione e all'ansia. Sebbene i dati raccolti non spieghino con certezza il motivo di questo risultato, la dottoressa Grummon ha ipotizzato che si tratti di danni con cui i giovani si identificano più facilmente: "Le persone possono pensare: 'È vero, l'ho visto succedere a un amico, o potrebbe succedere a me', perché si tratta di esiti a cui tengono davvero."

Lo studio ha inoltre rilevato che adolescenti e giovani adulti hanno risposto in modo sostanzialmente simile agli avvisi, un dato che i ricercatori non si aspettavano, ipotizzando in partenza differenze più marcate tra le due fasce d'età. Pochi anni di differenza possono cambiare molto l'esperienza con i media digitali, dato quanto rapidamente evolve questo panorama; eppure sia i partecipanti adolescenti sia quelli giovani adulti hanno dichiarato in modo coerente che questi messaggi avrebbero ridotto il loro uso dei social media.

Il prossimo passo della ricerca sarà condurre test più estesi per verificare se questi avvisi riducano effettivamente, nella pratica, l'uso dei social media.

Come ha sottolineato la dottoressa Grummon, con sostanze come tabacco e alcol si osserva in media che etichette di avvertimento ben progettate riescono a modificare i comportamenti; i social media, tuttavia, rappresentano un prodotto radicalmente diverso da sigarette, alcol o bibite zuccherate, per i quali basta apporre l'avviso direttamente sulla confezione perché resti sempre visibile.

Le leggi sui social media, invece, sono strutturate in modo che questi avvisi si presentino sostanzialmente come pop-up, ed è ancora da capire fino a che punto questa differenza incida sul comportamento degli utenti.