L’evento tragico accaduto al giovanissimo ragazzo Abanoub Youssef ha sconvolto l'intera popolazione italiana, facendo riflettere sulla sicurezza nelle scuole, ma soprattutto su quanto noi studenti e i professori possiamo stare tranquilli in un ambiente che, apparentemente, sembra fra i più protetti.

Youssef era un ragazzo di soli 19 anni, frequentava l'Istituto Professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia, aveva origini egiziane e viveva una vita semplice e tranquilla. La mattina del 16 gennaio 2026 pensava di trascorrere una normale giornata scolastica, non poteva immaginare che in quel giorno avrebbe perso la vita.
Il ragazzo è stato ucciso a coltellate da un suo coetaneo, Zouhair Atif, un compagno di scuola di 19 anni di origine marocchina.
Ha colpito più volte al fianco Youssef, con un coltello da cucina dalle dimensioni notevoli, circa 20 cm. Circola sul web la foto del coltello, poco prima che accadesse il delitto, e si può ben vedere che l'assassino lo stava esibendo in bella vista nel mezzo del corridoio scolastico.
Il movente non è ancora chiaro, si ipotizza che riguardi il fatto che la vittima abbia creato dei selfie insieme alla ragazza di Atif.
Foto innocue e col consenso di quest'ultima.
Al momento l’assassino si trova in carcere, dichiarato colpevole, si aspetta solo un processo in cui si saprà la pena definitiva.
Non posso neanche immaginare il dolore della famiglia, ma soprattutto quello che ha provato il ragazzo: morire in questo modo, senza neanche essere in grado di capire il perché la sua vita stesse scivolando via così in fretta.

Molti genitori nel leggere e ascoltare questa vicenda, sono rimasti spaventati e inquieti, visto che si pensa alla scuola come al posto più sicuro che ci possa essere. Gli alunni non hanno quasi mai voglia di entrare, i professori di fare lezione, ma i genitori sono tranquilli nel sapere che il loro figlio sia a scuola, perché considerano l’ambiente scolastico un contesto protetto e ben curato.
Come si può avere questo pensiero dopo il tragico evento?
Semplice, non lo si può avere. È ovvio che la colpa principale della morte di Youssef sia del killer, ma ha una responsabilità anche l'Istituto.
Mi duole dirlo, perché non vorrei far sentire in colpa nessuno, ma com'è possibile che tra tutti i presenti (collaboratori scolastici, professori, alunni), nessuno abbia visto questo coltello sbucare dallo zaino o dal giubbotto? Non era un coltello piccolo, aveva una lama di 20 cm!
Sono presenti foto che circolavano sui gruppi WhatsApp della scuola: possibile che nessuno abbia avuto l'idea di chiamare un professore o un adulto fidato? Oppure, parlare direttamente con Atif, magari qualcuno che sia emotivamente legato a lui e cercare con calma di farlo ragionare?
Sicuramente polemizzare non riporterà in vita Youssef, ma spero che dopo questo evento, così drammatico, si prenderanno dei provvedimenti per rendere la scuola più sicura e capace di aiutare i ragazzi che non sanno gestire le proprie emozioni.






