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Ubi minorubi-minor-progetto

Axèle (interpretata da Jenna Thiam) è una giovane fotografa scapigliata e tormentata che, come la giovane scrittrice in crisi di ispirazione Camille (interpretata da Clotilde Hesme), vuole ottenere a tutti i costi una borsa di studio per trascorrere un anno di studio/lavoro in “residency” nella prestigiosa sede romana dell’Accademia di Francia: Villa Medici. 

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Per gentile concessione degli autori e dell'editore, pubblichiamo l'introduzione di "Entrare in terapia. Le sette porte della terapia sistemica" (Raffaello Cortina Editore).

Abbiamo deciso di concentrarci in questo libro su un tema delimitato: come si procede per rispondere a una domanda di aiuto? Cosa è meglio fare? Cosa è sconsigliabile? Chi facciamo venire? Chi lasciamo a casa? Come gestiamo il primo contatto? Cosa chiediamo e cosa spieghiamo? Allo stesso modo per il primo colloquio. E poi, come si passa dal primo colloquio ai successivi per la cosiddetta consultazione?

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Per gentile concessione dell'autore, pubblichiamo l'introduzione di "Educare e punire - L’esperienza educativa nella difficile impresa di 'liberare' e 'contenere' di Mario Schermi" (edizioni la meridiana, 2016)

Introduzione
Ritrovamenti e dimenticanze pedagogiche

Quando si tratta di educazione, non c’è scienza capace di mettere al riparo i saperi via via costruiti. Il discorso pedagogico, ogni volta, si ricompone in “universi di valore”, in cui esperienze e pratiche provano a prendere un certo ordine, a partire dall’interpretazione che una certa comunità di uomini e donne dà all’attesa del crescere. Quest’attesa circa il crescere di ciascuno, di ciascuno con gli altri e delle comunità, rinvia le esistenze delle persone infinitamente ben oltre le spinte e le disposizioni biologiche dell’individuo e della specie. Al discorso pedagogico ritorna, quindi, il compito, sempre aperto, di determinare coerenze possibili, per informare e sostenere gli interventi opportuni nelle diverse storie di crescita.

20160705 educare e punire

Dopo “Alì ha gli occhi azzurri”, il regista Carlo Giovannesi, con la sua ultima opera presentata nella sezione Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2016 tra gli applausi del pubblico e della critica, torna a occuparsi di adolescenti, dei loro amori e delle  barriere che li dividono.

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400.000 migranti sbarcati negli ultimi anni, di cui 15.000 morti nel mar mediterraneo,  l’isola di Lampedusa, di 20 km2, dista 70 miglia dalla costa nordafricana e 120 miglia dalla costa siciliana. Sono dati che fanno riflettere, quelli presentati nell’incipit dell’ultimo lungometraggio di Gianfranco Rosi, che ha vinto l’Orso d’Oro al Festival del Film di Berlino 2016.

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Nojoom, il cui nome in yemenita significa “stelle”, è una bambina che rappresenta una società rigidamente ancorata a regole non scritte tramandate da generazioni, regole caratterizzate da una totale dipendenza e sudditanza della donna all’uomo e intrisa di codici di condotta e d’onore, soprattutto nelle zone rurali e montagnose dove il progresso e la cultura non arrivano. 

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Per gentile concessione del curatore e dell'editore, pubblichiamo un brano dell'introduzione di "Quello che dovete sapere di me. La parola ai ragazzi", a cura di Stefano Laffi (Feltrinelli Editore).
 

Il libro contiene una selezione delle 900 lettere di ragazzi che nell'estate 2014 hanno partecipato alla Route nazionale, appuntamento storico degli scout Agesci. Invitati a scrivere una lettera con il titolo "Quello che dovete sapere di me", hanno scelto di stendere liberamente il proprio autoritratto, intorno a pensieri, questioni, sentimenti avvertiti come urgenti.

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Per gentile concessione dell'autore pubblichiamo un estratto da "Mio fratello è figlio unico (ma ha molti follower)" di Felice Di Lernia (Bordeaux edizioni).

Quanto male può fare una domanda?

Decine di bambini escono dal retro della parrocchia nella quale hanno appena partecipato a un incontro di catechismo. Un padre accoglie la sua bambina chiedendole “Qualcuno dei bambini ti ha dato fastidio?”. Glielo chiede direttamente, senza premettere nulla, neppure un saluto. È la prima cosa che le dice. La bambina gli risponde allontanandosi con lui, e saltellando, e io non riesco a sentire la sua risposta.

Di Lernia

Per gentile concessione dei curatori, Claudio Bencivenga e Alessandro Uselli, pubblichiamo l'introduzione del libro "Adolescenti e comunità terapeutiche" (Edizioni Aples Italia).

Di solito i libri sulle Comunità Terapeutiche si aprono con la storia e la definizione di cosa la comunità sia, come si articoli e cosa rappresenti per tutti gli attori del grande teatro che la costituisce: ospiti, curanti, famiglie, istituzioni. Basterebbe leggere le introduzioni dei tanti volumi che sono stati scritti sulla terapia di Comunità - che oggi costituiscono nell’ambito dell’intervento della psichiatria una letteratura di settore importante - per rendersi conto di quanta strada le comunità terapeutiche abbiano fatto dai primi esperimenti degli anni 30 sino a oggi.

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Cari amici e colleghi,

mi fa piacere informarvi che proprio in questi giorni l’editore “la meridiana” ha pubblicato un nuovo titolo, per ora soltanto in e-book.

Si chiama “Papà di Sole e Papà di Tempesta” ed è una favola che ho scritto per parlare di famiglie difficili con bambini dai 6 ai 90 anni.

In diverse scuole primarie è già stata sperimentata, sia con la mia presenza sia con una conduzione autonoma da parte dell’insegnante, e i bambini hanno sempre colto e capito molto bene il senso della storia, senza spaventarsi o turbarsi, ma riuscendo a parlare di emozioni difficili - come la paura - in un clima di ascolto e accoglienza.

A volte in classe c’erano alcuni bambini con vissuti familiari simili a quelli che vengono raccontati: è stato bello, hanno capito che se ne può parlare (e ogni bambino era libero di farlo o meno secondo i suoi desideri).

C’erano molti più bambini che in famiglia sono proprio sereni e che hanno trovato uno spazio per parlare della rabbia, della fiducia, dell’importanza di aprirsi con gli altri e di essere ascoltati. Per loro è stato uno dei passaggi auspicabili in quella tanto necessaria educazione alle emozioni.

“Papà di sole e Papà di tempesta” non parla solo ai piccoli: un amico psicoterapeuta (che starà leggendo questa mail) l’ha letta ad una adolescente ermetica che sull’onda della storia ha incominciato a parlare di sé… e c’è chi sta pensando di proporla agli adulti, anzi meglio, ai papà, in contesti diversi.

Per tutti naturalmente c’è il lieto fine!

E ci sono le illustrazioni, preziose, di Giulia Boari, che raccontano le emozioni meglio delle mie parole.

Per chi volesse saperne di più, o citarla sui propri siti, social ecc., qui il link:

http://www.lameridiana.it/SchedeDettaglio/DettaglioPubblicazione/tabid/61/Default.aspx?isbn=9788861535084

Per chi invece volesse acquistarla, bisogna spostarsi a quest’altro link:

https://www.bookrepublic.it/book/9788861535084-papa-sole-papa-tempesta/?tl=1 

Vi saluto con le parole di Debora, una bambina di 10 anni che ha letto questa storia insieme ai compagni e alla sua insegnante:

Da piccolo papà Osvaldo
non raccontava
le cose brutte o le paure
ma le teneva per sé.
Così rimase piccolo
e pieno di rabbia.
Prima di leggere la storia dicevo:
“Terrò per me i miei segreti brutti”,
ma adesso penso che
dirò tutto ai miei genitori.

E con questo, tantissimi auguri,
Elena Buccoliero

p.s. a braccetto con “Papà di Sole e Papà di Tempesta” c’è “Con voce bambina” (meridiana, 2012), un’altra piccola storia familiare.
Chi non la conoscesse può trovare notizie qui:

http://www.lameridiana.it/SchedeDettaglio/DettaglioPubblicazione/tabid/61/Default.aspx?isbn=9788861531536

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