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Per gentile concessione dei curatori, Claudio Bencivenga e Alessandro Uselli, pubblichiamo l'introduzione del libro "Adolescenti e comunità terapeutiche" (Edizioni Aples Italia).

Di solito i libri sulle Comunità Terapeutiche si aprono con la storia e la definizione di cosa la comunità sia, come si articoli e cosa rappresenti per tutti gli attori del grande teatro che la costituisce: ospiti, curanti, famiglie, istituzioni. Basterebbe leggere le introduzioni dei tanti volumi che sono stati scritti sulla terapia di Comunità - che oggi costituiscono nell’ambito dell’intervento della psichiatria una letteratura di settore importante - per rendersi conto di quanta strada le comunità terapeutiche abbiano fatto dai primi esperimenti degli anni 30 sino a oggi.

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Cari amici e colleghi,

mi fa piacere informarvi che proprio in questi giorni l’editore “la meridiana” ha pubblicato un nuovo titolo, per ora soltanto in e-book.

Si chiama “Papà di Sole e Papà di Tempesta” ed è una favola che ho scritto per parlare di famiglie difficili con bambini dai 6 ai 90 anni.

In diverse scuole primarie è già stata sperimentata, sia con la mia presenza sia con una conduzione autonoma da parte dell’insegnante, e i bambini hanno sempre colto e capito molto bene il senso della storia, senza spaventarsi o turbarsi, ma riuscendo a parlare di emozioni difficili - come la paura - in un clima di ascolto e accoglienza.

A volte in classe c’erano alcuni bambini con vissuti familiari simili a quelli che vengono raccontati: è stato bello, hanno capito che se ne può parlare (e ogni bambino era libero di farlo o meno secondo i suoi desideri).

C’erano molti più bambini che in famiglia sono proprio sereni e che hanno trovato uno spazio per parlare della rabbia, della fiducia, dell’importanza di aprirsi con gli altri e di essere ascoltati. Per loro è stato uno dei passaggi auspicabili in quella tanto necessaria educazione alle emozioni.

“Papà di sole e Papà di tempesta” non parla solo ai piccoli: un amico psicoterapeuta (che starà leggendo questa mail) l’ha letta ad una adolescente ermetica che sull’onda della storia ha incominciato a parlare di sé… e c’è chi sta pensando di proporla agli adulti, anzi meglio, ai papà, in contesti diversi.

Per tutti naturalmente c’è il lieto fine!

E ci sono le illustrazioni, preziose, di Giulia Boari, che raccontano le emozioni meglio delle mie parole.

Per chi volesse saperne di più, o citarla sui propri siti, social ecc., qui il link:

http://www.lameridiana.it/SchedeDettaglio/DettaglioPubblicazione/tabid/61/Default.aspx?isbn=9788861535084

Per chi invece volesse acquistarla, bisogna spostarsi a quest’altro link:

https://www.bookrepublic.it/book/9788861535084-papa-sole-papa-tempesta/?tl=1 

Vi saluto con le parole di Debora, una bambina di 10 anni che ha letto questa storia insieme ai compagni e alla sua insegnante:

Da piccolo papà Osvaldo
non raccontava
le cose brutte o le paure
ma le teneva per sé.
Così rimase piccolo
e pieno di rabbia.
Prima di leggere la storia dicevo:
“Terrò per me i miei segreti brutti”,
ma adesso penso che
dirò tutto ai miei genitori.

E con questo, tantissimi auguri,
Elena Buccoliero

p.s. a braccetto con “Papà di Sole e Papà di Tempesta” c’è “Con voce bambina” (meridiana, 2012), un’altra piccola storia familiare.
Chi non la conoscesse può trovare notizie qui:

http://www.lameridiana.it/SchedeDettaglio/DettaglioPubblicazione/tabid/61/Default.aspx?isbn=9788861531536

Per gentile concessione del curatore e dell'editore, pubblichiamo l'introduzione di "Crescere nonostante. Un romanzo di formazione", a cura di Stefano Laffi (edizioni dell'asino).
 

Se la maturità forse è sempre stata un mito, è di oggi la piena coscienza che siano in crisi gli adulti, come modello e come traguardo a cui naturalmente tendere: i cambiamenti degli ultimi anni sono stati invero radicali e spesso mortificanti; e il domani è tutto da inventare. Il loro romanzo di formazione, i ragazzi, invece di leggerlo e imitarlo, se lo stanno scrivendo da soli. Crescere nonostante racconta un “romanzo” in cui gli adulti sono invitati a porsi in modo nuovo rispetto ai ragazzi, in ultima analisi rispetto a se stessi.

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Per gentile concessione dell'autrice, Zoe Rondini, pubblichiamo un brano di Nata Viva (Società  Ed. Dante Alighieri)

Quando ero piccola tutti mi dicevano che ero uguale agli altri bambini, poi crescendo mi è venuto qualche dubbio.
Adesso mi domando quand’è che ho cominciato a capire che avevo qualcosa che mi “distingueva” dagli altri, qualcosa che non gli permetteva di accettarmi, li metteva a disagio. Non a tutti si intende, ma già dal modo in cui la gente si avvicinava a me, riuscivo subito a distinguere se una persona era sensibile, senza pregiudizi e senza imbarazzi, oppure no.

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Per gentile concessione dell’autrice pubblichiamo l’introduzione del saggio di Barbara Volpi “Gli adolescenti e la rete” (Carocci editore)

Come appaiono gli adolescenti di oggi? L’immagine che li rappresenta maggiormente li vede completamente immersi nel loro variegato mondo tecnologico; davanti allo schermo del pc regolano il mouse con una mano, con l’altra sono completamente assorbiti nell’invio dei messaggi dal loro “telefono intelligente”, lo smarthphone, ascoltano contemporaneamente la musica scaricata da YouTube, scelgono le foto migliori da pubblicare su Facebook, mentre nel medesimo istante tentano di studiare tenendo i libri aperti sulla scrivania della loro camera. I ragazzi che rappresentano questa generazione “multitasking”, nati e cresciuti nell’era digitale, non conoscono un’altra esistenza, né sarebbero in grado di condurla senza l’appendice strutturale tecnologica che permea quasi tutti gli aspetti importanti della loro vita, dallo studio al divertimento, dalle necessità comunicative al bisogno di relazionarsi con i pari e con il partner.

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La famiglia Bélier è una famiglia di contadini, allevatori di bovini e produttori di formaggi nella Regione della Loira. Paula (interpretata dalla bravissima Louane Emera), 16 anni, è l’unica della sua famiglia, composta da padre (interpretato da François Damiens), madre (interpretata da Karin Viard) e fratello, a non essere sordomuta.

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Un ottimo film di animazione, forse il migliore fra quelli realizzati finora dal binomio Disney-Pixar, che esplora il mondo della mente umana e delle emozioni. Il film inizia con la nascita della bambina Riley, “uno splendido fagottino” come dicono i suoi genitori. Nel “quartiere generale” della mente di Riley compare subito un'emozione: Gioia e sembra che ci saranno solo loro due, "...ma questo durò solo per 33 secondi" dice Gioia, perché nella mente di Riley è già nata un'altra emozione: Tristezza. 

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L’adolescenza è un territorio insidioso dal quale si esce spesso portando con sé ferite che dureranno per sempre. Allo stesso tempo, è anche la stagione delle grandi possibilità. Un periodo in cui circolano energie e potenzialità che se ben indirizzate possono dischiudere il futuro.

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Il miele e l’aceto. La sfida educativa dell’adolescenza di Lamberto BertoléNovecento Editore è una riflessione molto lucida e profonda sull’adolescenza ma anche sul mondo adulto in relazione ad essa. E’ un libro che tutti dovremmo leggere per iniziare a riflettere e confrontarci sul futuro dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze.

Il primo aspetto a colpirmi de “Il miele e l’aceto” di Lamberto Bertolé è stata la copertina. In copertina si vede la foto di un adolescente che si tuffa, che si lancia “verso l’infinito e oltre”.

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Per gentile concessione dell'autore e dell'editore, pubblichiamo l'introduzione de "Il miele e l'aceto" di Lamberto Bertolè (Novecento editore).

Un giorno mi è capitato di leggere, con sgomento, in un trafiletto di giornale, che un ragazzo di quarta o quinta liceo si era suicidato perché non poteva più attendere di vedere se vi fosse un aldilà dopo la morte e, soprattutto, di sapere quale religione avesse detto la verità, quale fosse il vero Dio. “Se il destino dell’uomo è segnato, che senso ha aspettare?”, deve aver pensato. Il desiderio di assoluto, il bisogno di verità non gli avevano lasciato scampo. E il mio sgomento, nel leggere la notizia, ora lo so per certo, misurava la mia distanza di adulto da quell’età misteriosa, l’adolescenza, che era la sua età e non più la mia.

 20150610 lamberto

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