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1986. Saroo (interpretato dall’espressivo Sunny Pawar), è un bambino di 5 anni allegro e sveglio, che vive con la madre e il fratello Guddu in un piccolo e povero villaggio di montagna del distretto indiano di Khandwa. Una sera decide di accompagnare Guddu a vendere del fieno e, aspettando il suo ritorno, si addormenta su una panchina nella stazione deserta di un villaggio vicino.
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Un piccolo villaggio sul Mar Nero a 600 km a nord di Istanbul. E’ finito l’anno scolastico e cinque sorelle adolescenti e orfane, invece di rientrare a casa, vanno a festeggiare in spiaggia l’arrivo dell’estate, schizzandosi in mare coi compagni maschi.
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Ady è un ragazzo di tredici anni di origini africane, cresciuto coi genitori nella banlieue di Parigi. Sfrontato, per nulla rispettoso delle regole che dei genitori cercano di dargli, invischiato in una banda di amici devianti.
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Per gentile concessione dell'autrice e dell'editore, pubblichiamo un estratto da "Genitori digitali" di Barbara Volpi (il Mulino, pagg. 208, euro 14,00).

La navigazione nel mondo digitale (o webnavigazione) non ha solo prodotto un cambiamento profondo in tutte le sfere del vivere quotidiano, spaziando dal gioco alle amicizie, alla comunicazione, al lavoro, ma ha anche messo alla prova e trasformato in modo sostanziale il nostro modo di essere genitori richiedendoci inevitabilmente, per assolvere al compito primario della crescita dei nostri figli, il plusvalore della digitalità.

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Malony (interpretato dal giovane e promettente Rod Paradot) è un ragazzo con un’infanzia di violenza e deprivazioni: senza padre e con una madre fragile e tossicodipendente che alterna con il figlio momenti di attaccamento simbiotico a momenti di espulsione totale, fino ad abbandonarlo nell’aula del tribunale quando aveva solo 6 anni perché non in grado di accudirlo. 20170125 testa alta 2

Lo confesso subito a scanso di equivoci: lui è un caro amico, direi pure di lunga data, se si può considerare amicizia quella relazione nata a distanza tra persone che non si sono mai ancora incontrate ma in qualche misura si conoscono per le parole dette o scritte pubblicamente. 

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Due intense storie parallele di fuga/ricerca e di simbolico rituale di passaggio dall’infanzia all’adolescenza per Hadji, e dall’adolescenza all’età adulta per Kolia, nell'Inferno della II guerra cecena.

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Axèle (interpretata da Jenna Thiam) è una giovane fotografa scapigliata e tormentata che, come la giovane scrittrice in crisi di ispirazione Camille (interpretata da Clotilde Hesme), vuole ottenere a tutti i costi una borsa di studio per trascorrere un anno di studio/lavoro in “residency” nella prestigiosa sede romana dell’Accademia di Francia: Villa Medici. 

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Per gentile concessione degli autori e dell'editore, pubblichiamo l'introduzione di "Entrare in terapia. Le sette porte della terapia sistemica" (Raffaello Cortina Editore).

Abbiamo deciso di concentrarci in questo libro su un tema delimitato: come si procede per rispondere a una domanda di aiuto? Cosa è meglio fare? Cosa è sconsigliabile? Chi facciamo venire? Chi lasciamo a casa? Come gestiamo il primo contatto? Cosa chiediamo e cosa spieghiamo? Allo stesso modo per il primo colloquio. E poi, come si passa dal primo colloquio ai successivi per la cosiddetta consultazione?

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Per gentile concessione dell'autore, pubblichiamo l'introduzione di "Educare e punire - L’esperienza educativa nella difficile impresa di 'liberare' e 'contenere' di Mario Schermi" (edizioni la meridiana, 2016)

Introduzione
Ritrovamenti e dimenticanze pedagogiche

Quando si tratta di educazione, non c’è scienza capace di mettere al riparo i saperi via via costruiti. Il discorso pedagogico, ogni volta, si ricompone in “universi di valore”, in cui esperienze e pratiche provano a prendere un certo ordine, a partire dall’interpretazione che una certa comunità di uomini e donne dà all’attesa del crescere. Quest’attesa circa il crescere di ciascuno, di ciascuno con gli altri e delle comunità, rinvia le esistenze delle persone infinitamente ben oltre le spinte e le disposizioni biologiche dell’individuo e della specie. Al discorso pedagogico ritorna, quindi, il compito, sempre aperto, di determinare coerenze possibili, per informare e sostenere gli interventi opportuni nelle diverse storie di crescita.

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