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Il miele e l’aceto. La sfida educativa dell’adolescenza di Lamberto BertoléNovecento Editore è una riflessione molto lucida e profonda sull’adolescenza ma anche sul mondo adulto in relazione ad essa. E’ un libro che tutti dovremmo leggere per iniziare a riflettere e confrontarci sul futuro dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze.

Il primo aspetto a colpirmi de “Il miele e l’aceto” di Lamberto Bertolé è stata la copertina. In copertina si vede la foto di un adolescente che si tuffa, che si lancia “verso l’infinito e oltre”.

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La foto è davvero bella, la figura di questo ragazzo che si libra nell’aria si staglia in maniera molto netta sul mare che sta per raggiungere e l’orizzonte in fondo è chiaro e preciso, in questa immagine tutti i contorni sono molto definiti, la definitezza cui aspirano gli adolescenti. Subito mi ha fatto venire in mente l’incipit di una poesia di Montale che amo particolarmente  e che s’intitola appunto “il tuffatore” :

Il tuffatore preso au ralenti
disegna un arabesco ragniforme
e in quella cifra forse si identifica
la sua vita”.

E’ nel tuffo, nel preciso atto di tuffarsi che la vita esplode e si definisce l’identità del tuffatore.  E’ una metafora dell’adolescenza che ho trovato davvero incisiva e profonda. Lamberto Bertolé  chiama la comunità degli adulti tutti, non solo gli adulti con esplicite funzioni educative (insegnanti, educatori, genitori) a riflettere sulla responsabilità che hanno nei confronti degli adolescenti: quella di aprire al sogno la vita dei ragazzi proprio nel momento in cui per loro ancora tutto è possibile. Il tuffo è allora il tuffo nelle possibilità, è la fiducia di sentire che se ci si tuffa, molto, anche se non tutto, è possibile. Come fare? Ce lo dice il titolo del libro che introduce ad un’altra preziosa metafora: con il miele e l’acetoNoi adulti dobbiamo riconoscerci nel nostro ruolo, dobbiamo presidiarlo con coraggio e coerenza e non dobbiamo aver paura di entrare in conflitto con gli adolescenti perché anche di aceto hanno bisogno per prendere il volo, per staccarsi e saltare nella vita con un tuffo.

Gli adolescenti e le adolescenti, dai disagiati ai privilegiati, sono tutti accomunati da un bisogno profondo che deve essere riconosciuto e sostenuto dagli adulti: quello di costruirsi un’identità, di definirsi come persone autonome e autodeterminate. Per riconoscere questo bisogno dobbiamo offrire ai ragazzi visioni di ampio respiro e orizzonti profondi e aperti, dobbiamo offrireprospettive e aprire alle possibilità, aiutare a vedere opportunità a partire dai vincoli. La riflessione di Bertolé si sviluppa intorno a due assi, due convinzioni che fanno da bussola nell’assunzione di responsabilità educative: il principio di realtà e l’apertura al mondo. Possono sembrare in contraddizione ma sono invece l’una la condizione dell’altro. I ragazzi vanno messi di fronte ai loro limiti, gli va presentata la realtà così com’è per poterla capire e accettare, è un lavoro di parola, che dice le cose per come sono, le chiama con il loro nome e non teme il conflitto che anzi cerca e apre nella consapevolezza. Per aprire al mondo a partire dalla realtà i ragazzi hanno bisogno di valori e ideali alti, di modelli di coerenza e fermezza, di regole chiare e definite, di una legalità promossa e difesa, in una parola hanno bisogno di adulti che non cercano la compiacenza dei ragazzi ma che sanno presidiare e usare il forte potere che esercitano nei loro confronti. Se usciamo dal nostro bisogno di accondiscendenza da parte dei nostri ragazzi, e dal timore che ci fa spesso persistere nella palude relazionale del quieto vivere possiamo attivare un confronto reale, anche  nel conflitto, più sano e autentico della guerra che scoppia per conflitti inespressi e taciuti. Chi ha il coraggio e la responsabilità di entrare in conflitto con i ragazzi, anche provocandolo, può anche diventare un “maestro” o, se non ne ha la vocazione e le caratteristiche, può se non altro consentire che i ragazzi possano incontrarne nel loro percorso di crescita.

Il miele e l’aceto dà diverse chiavi di lettura della “sfida educativa” dell’adolescenza offerta da alcune parole chiave intorno a cui si sviluppa il discorso di Bertolé, una riflessione che chiama in causa la comunità degli adulti tutta (genitori, classe politica, amministratori, intellettuali, insegnanti, educatori, allenatori e tutti coloro che incontrano ragazzi nel loro percorso di crescita) con un appello forte e importante all’investimento sugli adolescenti e sul loro futuro. Se rinunciamo a pensare ai nostri giovani, se per pigrizia o quieto vivere non presidiamo la funzionalità educativa del nostro ruolo nei loro confronti, i nostri ragazzi abbasseranno sempre di più le loro aspettative nei nostri confronti e ridurranno il loro orizzonte di vita, sempre più sfiduciati e disillusi, sempre più disorientati e confusi, sempre meno valorizzati e realizzati.  Quello di Lamberto Bertolé è un richiamo all’apertura e al sogno: come possiamo pensare che i nostri ragazzi crescano costruendo orizzonti di senso e percorsi di vita pieni se noi abbiamo smesso di avere una visione del futuro e ci siamo ripiegati su noi stessi?

 

La recensione su FattoreFamiglia

L'autore.
Responsabile di redazione di FattoreFamiglia

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