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Per gentile concessione degli autori Francesca Longobardi e Stefano Peiretti, pubblichiamo un brano del romanzo “Non sono come tu mi vuoi” (Echos edizioni, 2018)

Il romanzo affronta il tema della violenza sulle donne, attraverso lo sguardo di un ragazzo ventenne, Luca, che vivrà un profondo cambiamento del suo modo di percepire la sofferenza e i traumi degli altri, a partire da quelli subiti dalla sua amica Elena.

"Seduto al tavolino del bar sotto casa mi godevo quell’insolita giornata di sole. Accanto a me un’anziana signora fissava un punto indefinito in direzione del Monte dei Cappuccini. Di fronte, un signore sulla cinquantina leggeva con aria stupita il giornale. Mi venne la curiosità di fare altrettanto. In quel mentre, l’uomo rispose a una chiamata sul cellulare, quindi si alzò, in direzione della cassa all’interno del locale. Ne approfittai per prendere il quotidiano.

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Sfogliandolo notai verso la metà la rubrica Lettere al direttore. Mi misi a leggere, dapprima distrattamente; la mia attenzione e l’interesse aumentarono con il procedere della lettura.

Caro Direttore, Le scrivo per raccontarle un fatto avvenuto ieri. Nel primo pomeriggio ho accompagnato mia sorella minore presso un Commissariato di Polizia di Torino, per sporgere denuncia nei confronti del suo ex compagno, nonché padre di sua figlia. Mia sorella è stata vittima di violenza per oltre due anni e solo nelle ultime settimane è riuscita a raggiungere quella consapevolezza necessaria per rendersi conto di essere stata succube di un uomo che la umiliava (“Sei una stronza, una puttana”, “Non vali niente”), con sputi, schiaffi e spintoni anche durante la gravidanza. Quando ha raccontato la vicenda a casa, è stato come se qualcuno ci avesse tolto la terra da sotto i piedi: il non aver saputo intuire la gravità della situazione, da un lato, e, dall’altro, il dolore provato per non aver potuto proteggere lei e la piccola ci hanno fatto sentire inadeguati, perfino un po’ miserabili. Conoscevamo il temperamento nervoso e prepotente dell’uomo, ma non immaginavamo nulla del genere. Non riuscivamo a comprendere come lei potesse ancora, nel tentativo di preservare quella famiglia, credere che lui sarebbe cambiato. Nonostante fosse tornata a vivere con i nostri genitori già da qualche mese, ogni tanto lo vedeva, e passava il weekend in quella casa infernale per tentare di ristabilire la quiete familiare. Noi temevamo che non sarebbe più tornata, che prima o poi lui sarebbe riuscito ad ammazzarla o ad allontanarla definitivamente dalla sua famiglia. Finalmente, però, sta uscendo da quell’incubo e ha deciso di chiedere giustizia, per lei e la sua bambina. Si è rivolta al Telefono Rosa per una consulenza legale e psicologica, poi al Commissariato di Polizia per sporgere querela. All’agente che ci ha accolte, mia sorella ha illustrato i fatti, senza una lacrima, con quella freddezza di chi ormai è anestetizzato emotivamente. Io avevo il batticuore, sentivo il nodo in gola crescere sempre di più. Alcuni episodi erano a me ignoti. Il poliziotto è sembrato da subito contrariato e ha consigliato a mia sorella di cercare la via diplomatica. L’ha anche accusata di voler porgere denuncia per riuscire a ottenere un mantenimento più corposo. L’agente ne ha fatto pure una questione temporale (la convivenza risale ad ottobre) dicendo: «La sua querela potrebbe essere accantonata!». Dopo alcune insistenze da parte nostra, il poliziotto ha redatto il verbale, senza però trascurare di aggiungere un’ulteriore nota negativa: «Credo che non servirà a niente!». Mia sorella è stata umiliata due volte. Dal suo ex compagno e da quel poliziotto. Ci si aspetta di trovare comprensione, conforto e sostegno da chi lavora per difendere i più deboli. Spesso però non è così. Mi auguro che mia sorella abbia la forza di reagire, di credere che non tutti sono come quell’agente e il suo ex compagno. Mi auguro che si lasci aiutare da noi, i suoi cari, per superare la propria fragilità emotiva e che riesca a trovare delle strategie per andare avanti. Mi auguro che Dio (se esiste) le stia accanto”.

Trasalii. Pensai subito a Elena e una serie di domande inquietanti assalì la mia mente. Uscire dalla violenza voleva dire davvero lottare contro tutti e contro tutto? Solo i ricoveri all’ospedale possono provare una violenza subita? Bisogna finire ammazzate per ricevere un po’ di pietà? Anche la mia incredulità dinnanzi a certi racconti andava confermando quanto siamo il prodotto di condizionamenti, dei luoghi comuni e di uno sconfinato egoismo. Io ero come gli altri: quando avevo rivisto Elena dopo tanto tempo, la prima cosa che avevo notato era stato il suo aspetto fisico trasandato. Nulla di più."

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La scheda del romanzo

Il tema drammatico e purtroppo sempre attuale della violenza sulle donne narrato da un ventenne, Luca, studente universitario un po’ vitellone ma di buon cuore. Luca rivede Elena, una sua cara amica, dopo tanto tempo. Lei nel frattempo è diventata madre di una bellissima bambina, in forza della quale cerca di uscire dalla spirale di angherie e di maltrattamenti a cui l’ha condannata l’uomo con cui convive, Giovanni. Al centro del romanzo, vi è la difficoltà di raccontare ad altri le sofferenze patite, con la conseguente distinzione tra la violenza subita e quella percepita. Uno sguardo su un caso di ordinaria discriminazione da una prospettiva maschile originale e inedita, frutto di un percorso accidentato e sofferto, irto di fraintendimenti e di incomprensioni, un cammino lungo, attraverso il quale Luca imparerà ad abbandonare la propria visione egocentrica del mondo e delle persone e ad aprirsi e a entrare in sintonia con gli altri e le loro traumatiche esperienze.

 

Gli autori

Carmela Francesca Longobardi nasce nella provincia Granda, ma ha nel dna la follia di chi è originario della Campania. Ha ereditato, come da tradizione, il nome della nonna paterna. Capricorno, ascendente bilancia. Abbastanza tranchant. La simpatia non è il suo punto di forza. Le piace però ridere di sé. Sorella maggiore. Moglie. Mamma di Matteo. 34 anni d’età. Da vera millenials, ama stare sui social network, tra hashtag e storify, per raccontare il mondo intorno a lei. Assistente sociale dal 2011, si è sempre occupata di adulti in difficoltà. Crede, nonostante Norberto Bobbio dicesse il contrario, che tutto sia politica. Il libro è la diretta prosecuzione di una “giovane” vita spesa per i diritti.

Stefano Peiretti nasce a Torino nel 1988. Laureato in Informatica presso l'Università degli Studi di Torino, consulente informatico e docente. Appassionato di didattica, teologia, letteratura, musica e iconofilia. Diacono transeunte presso la Chiesa Vetero-Cattolica Americana in Italia. Attivista per i diritti civili. Autore di "Franco e Gianni - 14 luglio 1964" che racconta la storia della prima coppia omosessuale sposata a Torino nel 2016. La sua determinazione nel lottare contro le discriminazioni e le violenze, l'ha portato a scrivere questo libro.

Il libro si può comprare qui

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