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Siamo in estate, è ora della siesta e l’aria è calda e umida. Lungo un corridoio risuonano i passi scanditi di alcune suore e, dietro una porta semiaperta, si scorge una ragazza di 17 anni che dorme con il suo bambino nudo accanto, entrambi in posizione fetale.

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Una scena ambivalente, tra il materno e l’infantile. In un’altra stanza, tutti i bambini stanno dormendo e, dietro di loro, appesi ai muri spiccano poster di cantanti e di altri beniamini con scritte d’amore eterno: è il mondo delle ragazze adolescenti.

Il titolo originale della pellicola di Maura Delpero è “hogar”, che significa in spagnolo “casa”, “famiglia”. La pellicola si svolge a Buenos Aires, in un convento di suore che accoglie ragazze adolescenti madri. In Argentina, nonostante le campagne e la mobilitazione delle donne di questi ultimi anni, l’aborto è ancora illegale. Per quanto motivo vi sono strutture, soprattutto religiose, che accolgono ragazze madri coi loro figli.

Nel convento, si intrecciano le storie di tre donne diverse, chiamate a fare i conti con le varie sfumature dell'amore materno: Lu (Luciana, Augustina Malala) e Fati (Fatima, Denise Carrizo), entrambe attrici non professioniste, sono due minorenni trasformate dalla precoce gravidanza in madri, e suor Paola (Lidiya Liberman), appena arrivata dall'Italia per finire il noviziato e prendere i voti finali, è un’inconsapevole presenza che rompe tutti gli equilibri.

Fati è una ragazza timida che vive all’ombra di un passato difficile, ha occhi bellissimi e spaventati, mentre Lu è carismatica e ha la testa calda, desidera fuggire dal convento per raggiungere un ragazzo violento di cui è pazzamente innamorata.

Fati e Lu sono molto legate l’una all’altra, anche se litigano spesso. La regista riesce a carpire gli sguardi e i gesti dei personaggi, che raccontano molto più di tante parole, dalla rigidità della madre superiora alle trasgressioni di Lu, all’incapacità di Fati di ribellarsi ad una situazione di vita non accettata fino in fondo, ai dubbi di suor Paola.

Suor Paola sviluppa una relazione profonda con Fati che provoca la gelosia di Lu, che sentendosi sola si darà alla fuga per incontrare il ragazzo che le piace, abbandonando la figlia Nina. Mentre Lu è via, a suor Paola viene affidata la custodia di Nina. Prendendosi cura di lei, la giovane suora sarà al tempo stesso felice e preoccupata: una specie di breve maternità vivente le fa crescere la curiosità e suscita profondi dubbi nel suo cuore.

Il tema della maternità non è frequente nel cinema. Recentemente tre opere lo hanno trattato, ma con taglio e finalità quasi opposti: da “Non è ancora domani - La Pivellina” (2009) di Tizza Covi e Rainer Frimmel, in cui una madre abbandona la propria figlia mentre un’altra donna decide di prendersene momentaneamente carico, a “Precius” (2009) di Lee Daniels, in cui una minorenne porta avanti la sua gravidanza in un contesto familiare e ambientale difficile, a “Una Famiglia” (2017) di Sebastiano Riso, in cui la maternità è a fini di lucro.

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La regista italiana Maura Delpero si è laureata in Lettere a Bologna e Parigi, poi ha studiato drammaturgia e sceneggiatura a Buenos Aires. Con i suoi documentari che esplorano il limite tra finzione e saggistica, ha vinto vari premi in festival in tutto il mondo e ha ricevuto una nomination ai David di Donatello con “Nadea e Sveta”, nonché la menzione speciale della giuria del premio Solinas, la più importante competizione della sceneggiatura italiana. “Maternal” è il suo primo film di fiction che ha presentato nella sezione Concorso internazionale del Locarno Film Festival 2019, dove ha vinto una menzione speciale.

In un’intervista, la regista afferma: “Ogni mio film nasce da un'esigenza personale, da un'attrazione istintiva per qualcosa che voglio capire meglio, e che mi spinge a iniziare un percorso di ricerca.

La maternità è una domanda che si presenta nella vita di una donna, è un evento travolgente che cambia radicalmente la vita, portando con sé le difficoltà del muoversi in terreni inesplorati.

Sono proprio queste difficoltà, psicologiche e sociali, che ho voluto portare a galla con il mio film; le emozioni contrastanti che un'esperienza così intensa e totalizzante può scatenare: la gioia per la nuova vita e, nello stesso tempo, la nostalgia per quella che ci si è lasciati alle spalle.

… “Hogar” è un amplificatore, è un luogo dove le conseguenze della maternità si manifestano in tutta la loro virulenza. Nell’hogar religioso, inoltre, il corto circuito emotivo tra adolescenza e maternità risulta ancora più dirompente attraverso il confronto quotidiano con donne che hanno scelto di non essere madri. L’ “hogar” è anche un luogo immobile, isolato dal mondo esterno, dove le giovani madri si sentono protette ma anche rinchiuse, e questa staticità amplifica ancora di più la tensione interna.

… La maternità costringe i tre personaggi a cambiare, a spostare il proprio baricentro emotivo anche grazie all’interazione tra loro. Quando l’inaffidabile Lu vede concretamente la possibilità di venire separata dalla propria bambina si trasforma in una leonessa a difesa del proprio cucciolo; la responsabile ma anaffettiva Fati scopre la gioia di dare amore grazie alle attenzioni che riceve da Suor Paola; e quest’ultima capisce che l’amore totalizzante, che lei ricerca in Dio, esiste anche sulla terra, ed è l’amore incondizionato che una madre prova per suo figlio.

… La figura maschile è assente come nella realtà da cui il film prende le mosse. Ma il piccolo Michael ha un ruolo importante nel rassicurare la mamma preoccupata di non potergli garantire una “famiglia modello”. Nel suo piccolo è capace di uno sguardo nuovo e senza pregiudizi: quando c’è l’amore quella, a suo modo, è già una famiglia modello.”

La regista ha trascorso quattro anni in un “hogar”, un centro religioso italiano per madri adolescenti a Buenos Aires, dove ha girato questo film di fiction e ha deciso di scrivere una sceneggiatura da condividere con il pubblico, dopo aver visto una suora che teneva in braccio un neonato. Grazie al rapporto con suor Paola, anche Fati scoprirà un diverso significato di essere madre. Quando invece Lu tornerà, sia lei che suor Paola si troveranno di fronte alle conseguenze delle loro azioni e dovranno affrontare, interiormente ed esteriormente, una nuova consapevolezza della propria maternità.

Recensione pubblicata dal sito del Tribunale per i Minorenni di Milano
che ospita le recensioni di Joseph Moyersoen

L'autore.
Giurista, giudice onorario presso Tribunale per i minorenni di Milano.

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