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Proseguendo nel percorso di interviste ad attori che si muovono nelle periferie della città, conversiamo con Michela Cairo della Cooperativa Sociale Arimo, realtà impegnata da anni nel reinserimento sociale e lavorativo di minori attraverso comunità che accolgono ragazzi allontanati dal nucleo familiare, giovani sottoposti a misure penali o stranieri non accompagnati. Arimo pochi giorni fa ha inaugurato un’attività per loro inedita, un caffè – biblioteca sociale, i cui innovativi metodi di gestione e pratiche di coinvolgimento partecipativo ne fanno un esperimento socio culturale unico, oltreché un luogo di diffusione e formazione culturale. “Spiazza”, questo il nome del nuovo spazio, sorge a Figino, all’estremo confine nord-ovest del Comune di Milano.

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Lungo via Novara l’antico borgo di Figino è una frazione milanese insolita, rimasta indenne dalle speculazioni immobiliari dell’hinterland e intatta nella sua atmosfera di borgo agricolo. Vive al limite della periferia ma al centro del Parco dei Cinque Comuni, che riunisce quelli di Trenno, dei Fontanili e delle Cave, Boscoincittà e Bosco della Giretta. Intorno resistono ancora vaste estensioni di campi coltivati. Nel corso degli ultimi anni gli abitanti hanno combattuto vigorose vertenze territoriali rivendicando migliori collegamenti di trasporto pubblico e maggiore sicurezza ambientale.

Il caffè biblioteca sorge all’interno di Borgo Sostenibile, che con Cenni di Cambiamento (2014), più centrale ma nella stessa direttrice di Via Novara, rappresentano il maggior intervento di housing sociale realizzato in Italia. Nel 2015 infatti, a sud del piccolo centro storico di Figino, nasce il nuovo quartiere promosso da Investire Immobiliare e progettato da Fondazione Housing Sociale, che comprende 321 alloggi prevalentemente in locazione a canone calmierato e una grande varietà di servizi collettivi, in un’area di 36.000 mq assegnata dal Comune. Le residenze sono state progettate con 15 tipi abitativi, ciascuno destinato a utenti di diverse tipologie, per comporre un mix sociale che si sostenesse vicendevolmente.

In due anni Figino passa così da 1.700 a 2.200 abitanti dando vita a un interessante esperimento sociale con tipologie residenziali e di servizi, pratiche aggregative e di sostegno decisamente innovative: case-bottega, piccoli alloggi per giovani disabili autosufficienti, unità abitative trasformabili in micro-asili, appartamenti per studenti, alloggi collegabili con locali gestiti a rotazione e destinati a ospiti esterni, uffici condivisi, un padiglione comunitario, un giardino didattico, orti e persino una riedizione delle lavanderie collettive razionaliste.

Michela, perché aprire a Figino un caffè biblioteca e quali sono gli obiettivi del progetto? Perché inserirsi all’interno di un’esperienza di housing sociale?

Siamo entrati nell’housing sociale perché ci siamo resi conto di quanto sarebbe stato importante proporre ai nostri ragazzi una vita all’interno di spazi in cui la cultura dell’abitare fosse sostenibile e collaborativa, al fine di favorire il passaggio dalla vita della comunità alle relazioni esterne in una modalità protetta e piacevole. A Borgo Sostenibile quando in un appartamento i ragazzi finiscono lo zucchero suonano alla porta del vicino che non li scruta diffidente dallo spioncino e in cambio il giorno successivo magari saranno loro a aiutare portando al condomino le borse della spesa. L’housing sociale riesce a dare alla nostra comunità un valore aggiunto con enormi opportunità educative. Spazi come la sala giochi o la cucina comune sono risorse in cui si possono sperimentare quotidianamente interazioni reali con altri residenti.

Il caffè biblioteca è uno stato un passaggio ulteriore, i ragazzi non si confronteranno solo con i residenti del Borgo Sostenibile, che per avere scelto una realtà di housing sociale hanno certamente certe sensibilità, ma interagiranno con l’intero paese. La scelta però non è stata fatta solo per loro. Avevamo mezzi e pensiero per mettere in atto un progetto di questo tipo, del quale vi era estrema necessità in un quartiere che era diventato dormitorio, senza più alcun negozio di prossimità, vissuto nelle ore diurne solo da anziani. Abbiamo sentito di avere una responsabilità nei confronti degli abitanti. Da quando c’è Borgo Sostenibile e la popolazione è cresciuta e divenuta più eterogenea ha riaperto una pizzeria che aveva chiuso, così come un fruttivendolo. In realtà di housing sociale di questo tipo le interazioni si creano e si moltiplicano esponenzialmente, ma serve sempre qualcuno che riesca a porsi come osservatore esterno e ad attivare lo scambio, noi abbiamo fatto questo. A breve di fronte alla nostra biblioteca aprirà anche Borgo Assistito, una realtà di appartamenti e spazi condivisi destinati perlopiù ad anziani. All’interno ci sarà una palestra per la fisioterapia della terza età ma che in orario serale sarà aperta a tutti i residenti di Figino, così come tutti i laboratori medici che Borgo Assistito ospiterà.

Spiazza biblioteca sociale si propone come laboratorio no profit, partecipato dal quartiere e come piazza per l’incontro casuale, la creatività collettiva, la facilitazione delle sinergie e del lavoro di rete. Un luogo flessibile in cui, oltre alla consultazione di libri e quotidiani, vi sono spazi per riunioni, iniziative di promozione sociale, eventi culturali, un corner caffè con modalità self bar e forniture artigianali a filiera corta. Uno spazio casalingo e partecipato che raccolga i bisogni e i desideri di una comunità in formazione e che si proponga la diffusione della cultura, nella convinzione che la dimensione della conoscenza e del linguaggio siano decisive per il coinvolgimento e la coscienza dei cittadini e costituiscano il cardine della partecipazione democratica.

C’è stato un percorso di ascolto e coinvolgimento delle associazioni territoriali e dei residenti? Avete proposto una formula di gestione condivisa in cui Arimo mette a disposizione la struttura ma la scelta e la gestione delle attività sono partecipate dal quartiere?

Innanzitutto ogni giorno arrivano abitanti di Figino con sacchetti di libri da donare alla biblioteca. I nostri testi provengono infatti da donazioni di reti amicali ma i residenti hanno da subito voluto portare qualcosa di proprio da condividere. E poi, già in fase di progettazione dello spazio, abbiamo chiesto a tutte le associazioni territoriali cosa avrebbero voluto succedesse in questo luogo e la progettazione è stata davvero partecipata sia nell’immaginare la biblioteca sia nel volere essere in prima linea nelle attività che vi si faranno. Molti volontari si sono resi disponibili per turni di aiuto al bar o nel servizio prestito libri. E tanti hanno messo a servizio della biblioteca le proprie attitudini e capacità. Una ragazza ad esempio che si occupa di orientamento offrirà qui una volta a settimana un servizio di sportello ricerca lavoro, signore del borgo che hanno una compagnia teatrale faranno letture animate ai bambini, altre ci hanno aiutato nel pulire lo spazio. E Francesco, la persona che lavorerà full time in biblioteca, è un abitante di Figino, un ragazzo trentenne che era in cerca di lavoro. Stiamo collaborando poi con il negozio di alimentari dirimpetto che produrrà per noi delle cibarie, qui è tutto un sostenimento reciproco. Il progetto dello spazio ci è stato donato dagli architetti Ciro Bucci e Antonio Boeri e gli arredi sono stati prodotti dalla falegnameria di Arimo, in cui lavorano ragazzi provenienti dalle nostre comunità o comunque giovani in difficoltà.

Questo sistema di virtuoso interscambio è facilitato dall’avere un contenitore, un cappello che raccoglie e mette in comunicazione cooperative, associazioni, gruppi di abitanti, esercizi commerciali e parrocchie che vivono negli housing sociali di Cenni e di Figino. Comunità Dinamiche è il nome di questa rete ed è per noi una grande risorsa farne parte, sia perché uniti ci si può presentare con più forza di fronte alle istituzioni per richieste eventuali sia perché rappresenta uno spazio di pensiero, fatto di riunioni periodiche che sono per tutti di arricchimento reciproco. Con Comunità Dinamiche abbiamo ad esempio ottenuto la prima della Scala diffusa sia per la nostra biblioteca sia per Cenni, un successo importante di produzione e divulgazione culturale che articola nella giusta direzione il rapporto tra centro e periferia.

Come funzioneranno gli spazi? Chi pensi ne saranno i fruitori?

Durante la mattinata penso vi verranno gli anziani. Molti di loro ora bighellonano nei bar del borgo vecchio ma qui troveranno corsi gratuiti di informatica offerti da un’associazione di Borgo Sostenibile e comode poltrone per leggere. E poi mamme con bambini, avendo noi a disposizione tanti libri per l’infanzia e molti giochi di società. Sarà più difficile coinvolgere gli adolescenti ma contiamo sul wifi gratuito! Ad oggi tanti ragazzini, compresi quelli della nostra comunità, fanno molto ridere tutti accalcati sotto a una casa del borgo nuovo il cui proprietario ha lasciato il wifi libero … e poi per loro ci saranno i film e le partite, abbiamo un video proiettore e un bellissimo schermo, stiamo ora finendo le trattative con Sky. Ci sarà anche un pianoforte con cuffie per chi vorrà esercitarsi ma l’idea è sempre quella della condivisione, la nostra è una biblioteca sociale, quindi se il pubblico ne avrà voglia si chiederà a chi suona di farlo per tutti. Vi saranno poi delle postazioni lavorative a muro e i tavolini esterni sotto il porticato speriamo diventino una piazza di quartiere.

Per ora lo spazio sarà aperto dalle 10 alle 19.30, accogliendo quindi i residenti dopo l’uscita del lavoro per un bicchiere di vino sfuso.

Venderemo sia vino sia altri generi alimentari ma la scelta è sempre valoriale, vogliamo tenere i prezzi molto bassi. Qui gli abitanti non sono abituati a mangiare fuori, è in genere una scelta costosa, i bambini di Figino salgono ancora a casa a prendere la merenda.

Sia Borgo Sostenibile sia la vostra iniziativa sono modelli forse unici, e comunque fortemente innovativi. Ritieni possibile replicarli su scala urbana? Li vedi prototipi possibili solo per il carattere isolato del borgo, che facilita un forte spirito comunitario e la ‘protezion È da dinamiche urbane più complesse, o le ipotizzi come esperienze adattabili a contesti complessi tipo Giambellino, il quadrilatero di San Siro, il quartiere Molise – Calvairate?

Si tratta certamente di esperienze replicabili ovunque, ne è prova il fatto che Cenni e Figino sono realtà molto diverse tra loro. Figino è vero che è un borgo protetto, ma è isolato, con intorno quindi grandi problematiche di sicurezza, furti, prostituzione.

La possibilità di riqualificazione di quartieri dormitorio attraverso questi esperimenti avviene da subito. Ci siamo resi conto ad esempio che gli abitanti del vecchio borgo, prima con atteggiamenti solo critici nei confronti di una Milano che non li sostiene nei trasporti verso il centro, nei confronti di istituzioni che hanno approvato un inceneritore in questi luoghi senza pensare al loro carattere agricolo, ora sono molto più propositivi nel cercare di migliorare ciò che non funziona. Sono arrivate tante associazioni che hanno trasmesso loro voglia di fare, energia, e gli abitanti si sono fatti coinvolgere.

A Figino abbiamo fatto del non-collegamento a Milano quasi un’opportunità. I residenti infatti impiegano un’ora ad arrivare in centro città passando da Via Novara, quindi si muovono più facilmente verso l’hinterland di Milano, utilizzando da lì la stazione della metropolitana Molino Dorino. E così abbiamo pensato di utilizzare l’opportunità di legarci al CSBNO, il consorzio del nord-ovest di Milano che raccoglie più di 40 biblioteche. Un servizio che dà la possibilità a chi utilizzerà il nostro spazio di accedere gratuitamente, con una semplice iscrizione, al vasto catalogo di prestito libri di tutta la rete. Il consorzio offre una newsletter interna che trasmette i programmi di attività di tutte le biblioteche a una mailing list che comprende tutti gli iscritti, dando quindi alle nostre iniziative una grande capacità di comunicazione. E poi tutte queste reti di servizi sono scambi e sostegni reciproci. Francesco gestirà il nostro spazio anche grazie alla formazione che ha ricevuto per qualche mese in una delle loro biblioteche.

Qual è il programma, il timing di verifica del progetto? Quali le soglie temporali, economiche, partecipative che si vogliono raggiungere e che segneranno la soddisfazione o una necessaria revisione dell’esperienza?

L’obiettivo a lungo termine di Arimo è di cedere agli abitanti o a qualche associazione territoriale questo spazio, magari quando il progetto avrà la capacità di sostenersi, ovviamente lasciandolo a soggetti collettivi in linea con il modello e gli obiettivi del progetto. Questo perché Arimo fa altro, si occupa di recupero sociale di giovani, non è nelle sue competenze e nei suoi obiettivi la gestione di uno spazio culturale.

Ad oggi non ci siamo posti livelli qualitativi alti per le attività culturali della biblioteca, lo scopo primo è quello di essere spazio aggregativo ma in un futuro prossimo una biblioteca sociale dovrà avere anche degli standard qualitativi di un certo livello.

Abbiamo messo a disposizione di Figino la nostra esperienza nel sociale, di vita associazionistica, il nostro impegno di cittadinanza attiva, le nostre possibilità economiche. E forse anche il nostro coraggio, che scommette sul libro come bene di prima necessità.


Articolo di Chiara Ponzini, pubblicato da arcipelagomilano.

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