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Concentrarsi su se stessi e controllare l’efficacia di quanto si sta cercando di fare, mentre si affronta una conversazione, provoca più ansia e porta a risultati peggiori rispetto a quanto non accada concentrandosi sulla persona con cui si sta dialogando.

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È quando spiega un nuovo studio realizzato con un gruppo di adolescenti. I risultati, pubblicati su PLOS One, suggeriscono che l'attenzione focalizzata su se stessi e i comportamenti difensivi sono meccanismi psicologici chiave che dovrebbero essere affrontati durante il trattamento precoce dell'ansia sociale.

Le persone con disturbo d'ansia sociale hanno una forte paura delle situazioni sociali e si preoccupano di ciò che gli altri pensano di loro. Si ritiene che queste paure debilitanti emergano nell'adolescenza e possano persistere nell'età adulta se non affrontate.

I ricercatori Eleanor Leigh e il suo team miravano a far luce sulle caratteristiche chiave dell’ansia sociale che possono essere affrontate attraverso interventi precoci.

Poiché studi precedenti hanno individuato il ruolo esercitato dall'attenzione focalizzata su se stessi e dei comportamenti difensivi nel mantenimento dell'ansia sociale tra gli adulti, i ricercatori hanno cercato di esplorare queste caratteristiche su un campione di adolescenti.

La Leigh e i suoi colleghi hanno lavorato con un campione di studenti con ansia sociale bassa o alta. Agli studenti, di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, è stato chiesto di impegnarsi in due conversazioni di cinque minuti con uno sconosciuto, mentre uno sperimentatore osservava discretamente quanto avveniva. I partner di conversazione erano studenti di psicologia che erano all’oscuro dei motivi dello studio.

È importante sottolineare che gli studenti sono stati assegnati a una delle due condizioni che erano obiettivo della valutazione, qui sotto descritte.

In una condizione, ai partecipanti è stato chiesto di concentrarsi sul loro interlocutore senza pensare a come se la stavano cavando. Nell’altra, caratterizzata da comportamenti difensivi e dalla condizione di auto-concentrazione, gli studenti sono stati istruiti a rivolgere la loro attenzione verso l'interno durante la conversazione e a monitorare regolarmente le loro prestazioni comunicative per verificare se stavano dicendo "la cosa giusta".

Questo auto-monitoraggio delle prestazioni era un esempio di comportamento difensivo - comportamento di coping utilizzato quando si tenta di evitare un temuto risultato negativo.

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Dopo ogni conversazione, i partecipanti hanno valutato quanto si sentivano ansiosi e quanto pensavano di essersi comportati bene durante la conversazione. I partner della conversazione hanno valutato quanto fosse simpatico il partecipante, quanto sembrava ansioso e quanto piacevole trovassero la conversazione. Inoltre, valutatori indipendenti hanno giudicato la qualità delle conversazioni in base a caratteristiche come il flusso e la reciprocità.

È stato riscontrato che, rispetto agli studenti che si sono concentrati sui loro partner, coloro che hanno utilizzato comportamenti difensivi e concentrazione su se stessi durante l'interazione si sono sentiti più ansiosi, hanno percepito una crescita dell’ansia nel corso del dialogo e hanno infine valutato le loro prestazioni in modo più severo.

Erano anche più propensi a sentire che le loro paure sull'interazione si erano confermate. Inoltre, i loro interlocutori li hanno giudicati meno simpatici e hanno percepito i loro comportamenti come più ansiosi, e i valutatori indipendenti hanno dato alle loro conversazioni valutazioni più negative.

I ricercatori sottolineano che i partecipanti che si sono concentrati verso l'interno e hanno messo in atto comportamenti difensivi hanno avuto conferma delle loro convinzioni negative, quando sia i loro interlocutori che i valutatori indipendenti li hanno valutati sfavorevolmente. Ciò evidenzia il fatto che queste strategie non sono utili e sembrano perpetuare gli stessi esiti non positivi che le persone con disturbo da ansia sociale stanno cercando di evitare.

"Quello che abbiamo riscontrato è coerente con i modelli cognitivi dell'ansia sociale negli adulti che suggeriscono che processi psicologici specifici (cognizioni sociali, immagini negative, attenzione focalizzata su se stessi e comportamenti difensivi) creano legami reciproci interconnessi che bloccano gli individui in un ciclo di ansia sociale" scrivono gli autori dello studio.

La professoressa Leigh e i suoi colleghi sostengono la necessità di esplorare ciò che rende le persone più o meno propense a fare affidamento su queste strategie disadattive. Gli studi longitudinali potrebbero testare la possibilità che questi processi siano innescati dallo schema sociale negativo associato al disturbo d’ansia sociale.

Notano anche che gli interventi tra gli adulti con questo disturbo hanno utilizzato esperimenti come il loro per dimostrare ai pazienti le ripercussioni dei comportamenti difensivi e dell'autofocus.

I ricercatori suggeriscono quindi che questo approccio dovrebbe essere integrato anche nel trattamento per i giovani, in modo tale che il disturbo venga affrontato al suo primo manifestarsi, nel corso della prima adolescenza.


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