Gli studiosi dei processi apprendimento sostengono che lettura sia una delle competenze più complesse che l’essere umano possa acquisire. In un’epoca in cui gli schermi digitali sono sempre più presenti nella vita quotidiana dei giovani e nell’istruzione, viene spontaneo chiedersi se leggere su un dispositivo elettronico renda più difficile apprendere e comprendere le informazioni rispetto alla lettura su carta.

Di recente il governo svedese ha annunciato la decisione di abbandonare l’uso dei dispositivi digitali nelle aule scolastiche per tornare ai tradizionali libri cartacei. Alla base di questa scelta vi sono le preoccupazioni per il calo dei risultati scolastici e per il crescente tempo trascorso dagli studenti davanti agli schermi.
Ma questi timori sono realmente giustificati? E quali sono, secondo la ricerca scientifica, le possibili conseguenze della lettura digitale rispetto a quella su carta?
Per rispondere a queste domande, spiegano gli studiosi, è necessario partire da un fatto spesso sottovalutato: anche se leggere può sembrare un’attività semplice e naturale, in realtà è una delle abilità più difficili da padroneggiare. A differenza del linguaggio orale, per il quale il cervello umano possiede una predisposizione biologica, la lettura è una competenza culturale che richiede anni di istruzione formale e di pratica costante prima di poter essere acquisita pienamente.
Perché leggere è così difficile?
Per comprendere la complessità della lettura bisogna innanzitutto capire come funziona dal punto di vista fisiologico.
Mentre leggiamo una frase, spiega la ricerca, i nostri occhi non scorrono in modo continuo lungo il testo. Al contrario, compiono una serie di movimenti rapidissimi chiamati saccadi, passando da una parola all’altra. Durante questi movimenti il cervello interrompe temporaneamente l’elaborazione delle informazioni visive. La comprensione del testo avviene soltanto nei brevissimi momenti in cui gli occhi si fermano, le cosiddette fissazioni.
Gli studi che hanno analizzato i movimenti oculari durante la lettura mostrano che fissiamo la maggior parte delle parole, poiché la quantità di informazioni che riusciamo a estrarre in ogni fissazione è estremamente limitata.
Nelle lingue che si leggono da sinistra a destra, come l’italiano, il francese o l’inglese, la nostra capacità di distinguere le caratteristiche delle lettere è confinata a una piccola area del campo visivo chiamata campo percettivo. Questa zona si estende generalmente da due a tre spazi-lettera a sinistra del punto di fissazione fino a otto-dodici spazi-lettera alla sua destra.
La forma asimmetrica di quest’area riflette la direzione naturale dello sguardo durante la lettura. Nelle lingue che si leggono da destra a sinistra, come l’arabo, il campo percettivo si sviluppa nella direzione opposta. Nei sistemi di scrittura particolarmente densi, come il cinese, le sue dimensioni risultano invece più ridotte.
Le ricerche basate sul tracciamento dei movimenti oculari e sulle tecniche di neuroimaging hanno inoltre dimostrato che l’identificazione delle parole richiede tempo. Le migliori stime attuali indicano che le informazioni visive impiegano circa 60 millisecondi per raggiungere il cervello dagli occhi; successivamente sono necessari altri 100-300 millisecondi affinché una parola venga riconosciuta. Per avere un termine di paragone, un millisecondo corrisponde a un millesimo di secondo.
Questi limiti biologici stabiliscono anche una soglia massima alla velocità di lettura, che generalmente si colloca tra le 300 e le 400 parole al minuto, variando in base alla difficoltà del testo e al livello di comprensione richiesto.
La lettura è quindi il risultato di una sofisticata collaborazione tra sistemi cerebrali responsabili della visione, dell’attenzione, del riconoscimento delle parole, dell’elaborazione linguistica e del controllo dei movimenti oculari. Qualsiasi elemento che interferisca con questa coordinazione può compromettere la comprensione.
Da questa prospettiva appare chiaro perché le promesse dei corsi di lettura veloce siano spesso fuorvianti, affermano i ricercatori. Le tecniche che promettono velocità straordinarie insegnano generalmente a scorrere il testo in diagonale o a saltare parti significative del contenuto. Sebbene ciò possa aumentare la rapidità di lettura, la comprensione diminuisce in misura direttamente proporzionale al guadagno di velocità.
È importante ricordare che raggiungere la massima efficienza nella lettura richiede molti anni di pratica. Solo con l’esperienza i diversi sistemi cognitivi coinvolti imparano a lavorare in perfetta sincronia.
Gli effetti della lettura su schermo
Quali conseguenze può avere, allora, la lettura digitale?
Nel caso di alcuni dispositivi, come gli e-reader progettati specificamente per leggere libri, ci sono pochi motivi per ritenere che la lettura digitale differisca sostanzialmente da quella su carta. Entrambi i supporti favoriscono infatti i processi cognitivi necessari a una lettura efficace.
Le maggiori criticità emergono invece quando i dispositivi introducono elementi di distrazione oppure presentano impaginazioni poco adatte alla lettura. È il caso, ad esempio, di molti siti di informazione disseminati di pubblicità, immagini lampeggianti, notifiche o altri contenuti che competono continuamente per attirare l’attenzione del lettore. Un altro problema può essere rappresentato da formattazioni poco ottimali, come testi centrati o caratterizzati da spaziature irregolari tra le parole, situazioni molto più rare nei libri stampati.

Sebbene le conseguenze di questi fattori siano state studiate solo parzialmente, le conoscenze attuali sulla cognizione umana consentono di formulare ipotesi fondate.
Ad esempio, immagini e suoni non pertinenti rispetto al testo possono catturare involontariamente l’attenzione del lettore. Gli adulti possiedono generalmente un livello di controllo cognitivo sufficiente per ignorare queste interferenze, ma lo stesso non vale per i ragazzi più giovani.
Per un giovane lettore che sta ancora imparando a comprendere un testo, le conseguenze possono essere particolarmente rilevanti. La comprensione rischia infatti di diminuire perché una parte delle risorse mentali deve essere impiegata per resistere alle distrazioni. In alcuni casi il giovane potrebbe addirittura non accorgersi che il processo di lettura è stato interrotto.
Le ricerche basate sul monitoraggio dei movimenti oculari mostrano inoltre che molti ambienti digitali, come le pagine web, incoraggiano strategie di lettura particolari. Gli utenti tendono spesso a scorrere rapidamente i contenuti per coglierne solo i punti principali oppure a cercare informazioni specifiche senza leggere il testo in modo approfondito.
Sebbene queste strategie possano risultare utili in determinate circostanze, tendono a ridurre la comprensione globale del contenuto. Il fenomeno appare particolarmente preoccupante per i più piccoli, che necessitano di molti anni di esercizio per sviluppare le competenze di lettura tipiche degli adulti.
Una questione sempre più attuale
Negli ultimi anni queste preoccupazioni hanno assunto una rilevanza crescente. La pandemia ha infatti accelerato il ricorso alla didattica online e aumentato sensibilmente il tempo dedicato alla lettura su dispositivi digitali. Sebbene tale transizione fosse dettata da esigenze pratiche, le sue conseguenze a lungo termine rimangono ancora in gran parte sconosciute.
Finora la maggior parte degli studi sui movimenti oculari è stata condotta utilizzando schermi di computer tradizionali. Tuttavia stanno emergendo nuove tecnologie che permetteranno di confrontare in modo diretto i movimenti degli occhi e i livelli di comprensione ottenuti con la lettura su carta e con quella effettuata su diversi dispositivi digitali.
Questi strumenti potrebbero fornire risposte più precise sui vantaggi e sugli svantaggi delle varie modalità di lettura.
Un tema cruciale per il futuro dell’istruzione
La capacità di lettura rappresenta uno dei migliori indicatori del livello di istruzione, della condizione socioeconomica e del benessere generale di una persona, affermano gli studiosi. Per questo motivo, comprendere gli effetti a lungo termine della lettura digitale non è soltanto una questione educativa, ma una sfida sociale di grande importanza.
Le evidenze di ricerca disponibili non suggeriscono che ogni forma di lettura su schermo sia necessariamente inferiore alla lettura su carta.
Tuttavia indicano chiaramente che la qualità dell’ambiente di lettura, l’assenza di distrazioni e il livello di maturità del lettore giocano un ruolo determinante nella comprensione dei testi. Per questa ragione, consigliano gli studiosi, valutare attentamente l’impatto delle tecnologie digitali sulla lettura rimane una priorità fondamentale per la scuola, la ricerca e la società nel suo complesso.







