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- Categoria: Autori di reato
Le prigioni riescono a contenere il comportamento, ma raramente trasformano in modo profondo la personalità e i comportamenti. Questo vale in particolare per i minori la cui sola incarcerazione, senza adeguati e efficaci programmi di rieducazione e formazione, non basta per far “cambiare rotta” e aprire nella loro vita aspirazioni e desiderio di un futuro diverso.

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È possibile intravedere, molti anni prima, il rischio che un adolescente diventi autore di reati gravi, addirittura di un omicidio? È una domanda delicata, quasi provocatoria, carica di implicazioni etiche e sociali, ma anche una delle più urgenti per chi si occupa di prevenzione della violenza e di educazione.

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La maggior parte degli adolescenti è attratta da comportamenti a rischio, è un modo per sperimentare esperienze forti e anche per esplorare se stessi oltre che il mondo. La sfida ai limiti posti dai genitori, dalle regole sociali e anche dal buon senso, è una delle componenti della fase adolescenziale. È risaputo anche a livello di senso comune, ma la domanda fondamentale, a livello educativo, rimane: perché accade?

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In Italia l’ingresso dei giovani nel sistema di giustizia minorile apre la possibilità di attivazione di procedure rieducative e di supporto volte a portare a un recupero dei giovani e a una prospettiva di inserimento sociale e professionale, con l’obiettivo di evitare la recidiva e il passaggio al sistema penale per adulti.

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Halt (acronimo per *Het Alternatief*, ovvero “l’alternativa” in olandese) è la principale misura di “diversione” applicata in Olanda per i minorenni tra i 12 e i 17 anni che commettono reati minori, come piccoli furti o atti di vandalismo. Il programma offre loro la possibilità di imparare dal proprio errore, senza dover affrontare un procedimento giudiziario e, soprattutto, senza l'iscrizione di un precedente penale.

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I giovani coinvolti nel sistema di giustizia penale minorile, come confermato da diverse ricerche svolte anche in riferimento alla situazione italiana, mostrano spesso sintomi di sofferenza psicologica, ansia, depressione, isolamento, oltre che problemi cognitivi e di attenzione. Tuttavia, non è ancora stato stabilito con evidenza se questi sintomi siano legati a determinati reati.

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Anche se è non possibile stabilire una connessione diretta e causale tra disturbi psicologici e condotte devianti e illegali, la sofferenza mentale può influire sull’equilibrio e sul comportamento di un giovane, limitando le sue capacità di gestire le emozioni e reazioni, e aumentando la possibilità di comportamenti a rischio.

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In questo periodo si discute molto nel nostro paese del peggioramento della situazione delle carceri per minorenni, a seguito del cosiddetto decreto Caivano, che ha provocato un aumento dei detenuti e la necessità di realizzare nuove strutture detentive, anche presso penitenziari per adulti.

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Una nuova terapia psicologica di recente sperimentazione sembra aver dimostrato di poter ridurre il livello di violenza e aggressività tra i giovani autori di reato affetti da disturbo antisociale di personalità.

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Esiste la violenza scherzosa che un bambino può vedere in un cartone animato e quella ben più pericolosa a cui ormai può assistere senza più filtri, a qualunque ora della giornata, su molti canali televisivi o nel corso dei telegiornali, senza che nemmeno i genitori più attenti possano evitarlo, se non spegnendo il televisore. Nonostante decenni di ricerche gli studiosi stanno ancora cercando di stabilire come l'esposizione alla violenza in giovane età possa plasmare il cervello di un ragazzo, indipendentemente dalla forma che assume tale violenza.







