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Fiera Milano Rho, da venerdì 13 a domenica 15 marzo 2026
“Di quante persone abbiamo bisogno (per cambiare il mondo)”
il filo rosso della nuova edizione di Fa’ la cosa giusta!
La fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili
Presentato il “filo rosso” della 22esima edizione di Fa’ la cosa giusta! in programma da venerdì 13 a domenica 15 marzo 2026: “Di quante persone abbiamo bisogno (per cambiare il mondo)” a Fiera Milano Rho. Ingresso gratuito e un’area espositiva che copre 30mila mq: la prima fase di iscrizioni per gli espositori si è chiusa con un aumento del 23 per cento. Punta quindi a nuovi record Fa’ la cosa giusta! che nel 2025 ha avuto 52 mila visitatori. Le iscrizioni per gli espositori sono aperte fino al 20 febbraio (www.falacosagiusta.org).
Fa’ la cosa giusta! è nata da un’idea ed è organizzata da Terre di mezzo Editore oltre che da Insieme nelle Terre di mezzo Odv.
Lo scorso anno sono state 550 le aziende e le associazioni presenti nelle aree tematiche dedicate all’abitare sostenibile, al cibo e alla sana alimentazione, alla cultura e partecipazione attiva, alla cosmesi naturale e biologica, alla moda etica, ai prodotti e servizi per famiglie e bambini. https://www.falacosagiusta.org/catalogo-espositori/
All’interno di Fa’ la cosa giusta! uno spazio crescente è dedicato al turismo sostenibile, in particolare con l’area della Fiera dei Grandi Cammini che, con i suoi 100 appuntamenti culturali e la presenza di tutte le associazioni del settore e quasi tutte le Regioni italiane, rappresenta l’appuntamento nazionale più importante. Dopo il film “Buen Camino” di Checco Zalone che ha riempito le sale e veleggia intorno ai 10 milioni di spettatori, ci si aspetta un boom di interesse anche per i Cammini e i grandi trek italiani. In fiera uno spazio speciale è dedicato al Cammino di Santiago di Compostela per tutti coloro che vogliono sapere che cos’è e come percorrerlo.
Ad arricchire l’offerta degli stand - dove i visitatori possono scoprire le buone pratiche e acquistare i prodotti proposti da aziende, associazioni, enti e gruppi di cittadini - si conferma anche il ricco programma culturale composto da centinaia di incontri e attività a cura di esperti, organizzati nelle “piazze”, aree interne di condivisione a cui tutti possono accedere. Il programma culturale è in continuo aggiornamento: https://www.falacosagiusta.org/la-fiera/programma-culturale/
È già definitivo invece il programma di “SFIDE - La scuola di tutti”, l’evento all’interno di Fa’ la cosa giusta! dedicato al mondo della scuola e organizzato da Terre di mezzo Editore in collaborazione con Edizioni Erickson e MCE (Movimento di Cooperazione Educativa). “Orientarci nella complessità” è il titolo di questa edizione 2026 che propone 100 incontri di formazione certificata - rivolti a insegnanti, dirigenti scolastici, studenti, famiglie e chiunque sia interessato al mondo dell’educazione - per interrogarsi sugli spazi di libertà e autonomia che i docenti dovranno abitare il prossimo anno scolastico, quando entreranno in vigore le Nuove Indicazioni Nazionali. Tra gli esperti presenti: Alberto Pellai, Barbara Tamborini, Pierdomenico Baccalario, Christian Raimo, Daniele Aristarco, Espérance Hakuzwimana, Amir Issaa, Chiara Faggiolani, Irene Biemmi, Giuseppe Burgio, Michele Arena, Marco Guastavigna e tante altre voci del pensiero critico del panorama educativo italiano. https://www.sfide-lascuoladitutti.it/programma/
Per partecipare agli eventi di SFIDE è necessario iscriversi e acquistare il biglietto sul sito: https://www.sfide-lascuoladitutti.it/
Fa’ la cosa giusta!
Fiera Milano Rho (padiglioni 16 e 20)
13-14-15 marzo 2026
Orari: ven e sab 9-20, dom 9.30-19
Ingresso gratuito previa registrazione sul sito: falacosagiusta.org
Fiera Milano Rho (Strada Statale Sempione 28, Rho - Milano) è raggiungibile con la Metropolitana ATM Linea Rossa M1 (fermata Rho-Fieramilano) e treni Trenord (S5/S6/S11 – Regionali/Regionali Veloci - Fermata Rho Fiera). Parcheggio a pagamento in loco.
Milano, gennaio 2026

Nell'ambito della sezione Sfide - La Scuola di tutti, sono molti gli incontri dedicati agli adolescenti. In particolare:
1. Infanzie e adolescenze transgender: strumenti e riflessioni per educare al genere con Giuseppe Burgio, Sabina Pignataro e Alessia Ale* Santambrogio
2. Educare al consenso sul palcoscenico scolastico. Promuovere relazioni sane e rispettose tra ragazze e ragazzi con Elena Ciampi e Caterina Di Chio
3. Educare i maschi alla parità. Come gli albi illustrati possono aprire mondi e modelli relazionali più equi con Irene Biemmi, Fondazione Cecchettin
4. Gli stereotipi di genere nelle professioni. Strumenti utili per riconoscerli e contrastarli con Centri Antiviolenza E.M.M.A.
"Adolescenti costruttori di bellezza. I percorsi di crescita tra opportunità e rischi del nostro tempo" con Alberto Pellai e Barbara Tamborini,
"Oltre la tecnofobia. Corpo, gesto e tecnologie digitali" con Giulio De Vivo, Stefano Moriggi e Domenico Russo,
e "Coltivare fiori nel caos: la scuola di fronte alle nuove sofferenze degli adolescenti", con Davide Fant,
e "Potere alle parole. Come portare il linguaggio trasversale della musica Rap nella didattica delle discipline" con Amir Issaa,
e "Che cosa vuoi fare da grande? Perché orientare gli studenti alla vita, non alle professioni" con Michele Arena e Michele Dal Lago
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Le Organizzazioni del Tavolo Minori Migranti promuovono un appello al Governo e al Parlamento affinché si fermi l’adozione di norme che rischiano di compromettere alcune fra le principali tutele previste per i minori non accompagnati e i neomaggiorenni
“Il DDL Immigrazione, varato l’11 febbraio dal Consiglio dei Ministri, mette a rischio i diritti dei minori, mina le fondamenta della L.47/2017 e ostacola l’inclusione di migliaia di adolescenti e giovanissimi/e”. Lo dichiara il Tavolo Minori Migranti, coordinato da Save the Children, appellandosi a Governo e Parlamento. Promuovono l’appello 22 Organizzazioni della società civile: Ai.Bi., Amnesty Interna0onal Italia, Associazione Agevolando, ARCI, ASGI, Caritas Italiana, Centro Astalli, CeSPI, CIDAS, CISMAI, CNCA, CIR-Consiglio Italiano per i Rifugia0, Coopera0va CivicoZero, Defence for Children Interna0onal, Emergency, Fondazione Terre des Hommes Italia, Intersos, Oxfam Italia, Salesiani per il Sociale, Save the Children Italia, SOS Villaggi dei Bambini, Tutori in Rete.
Ancora una volta, la L. 47 viene minacciata da proposte peggiorative, nonostante sia una normativa modello per la protezione dei minorenni, unica in Europa e, come tale, da più parti riconosciuta come punto di riferimento. La L.47 del 2017 sui minori non accompagnati, nota come “Legge Zampa”, è volta a garantire la piena realizzazione dei diri> dei minorenni che arrivano da soli in Italia a seguito di viaggi drammatici, spesso traumatizzati e disorientati, attraverso un percorso di protezione, inclusione e piena integrazione nella società. Essa, vale la pena ricordarlo, venne approvata ad ampia maggioranza parlamentare. Alla sua progressiva attuazione hanno contribuito, nei quasi nove anni dalla sua adozione, le istituzioni competenti a livello centrale e territoriale, le organizzazioni della società civile, gli operatori sociali e i singoli cittadini e cittadine che, come tutrici e tutori volontari, famiglie affidatarie, volontari e attivisti, sostengono ogni giorno bambini, bambine e adolescenF che arrivano soli in Italia.
Le proposte contenute nel DDL Immigrazione minano alcuni tra gli istituti principali della L.47, come il cosiddetto “prosieguo amministrativo”, colpendo, inspiegabilmente, proprio ragazze e ragazzi avviati in un percorso di inclusione e adottando un approccio che sembra voler sottrarre al controllo giudiziario sempre più passaggi. Esse inoltre possono avere un impatto drammatico in caso di ragazzi e ragazze con bisogni particolari, vulnerabilità e fragilità. Il prosieguo amministrativo è un istituto che consente a coloro che, essendo arrivati da minori non accompagnati, necessitano di supporto oltre il compimento dei 18 anni, di accedere alla continuità dell’accoglienza, dietro decisione del Tribunale per i minorenni. Questa misura al momento è prevista dalla legge fino al ventunesimo anno di età e consente ai ragazzi neomaggiorenni di completare i percorsi di istruzione, formazione o inserimento lavorativo, nonché il consolidamento di relazioni e legami, avviati prima dei 18 anni e funzionali a una piena integrazione. Il prosieguo amministrativo non è un “beneficio accessorio”, quanto piuttosto la disposizione di un tempo necessario per consolidare competenze, completare un ciclo scolastico, ottenere una qualifica professionale o entrare nel mondo del lavoro con strumenti adeguati. In altre parole, diventare parte della comunità, imparandone anche obblighi e responsabilità.
Qualora le modifiche restrittive contenute nel testo informalmente circolato del DDL venissero confermate nel testo ufficiale e approvate dal Parlamento – ipotesi che le Organizzazioni firmatarie chiedono di scongiurare - si rischierebbe un ridimensionamento delle garanzie oggi riconosciute ai minori e neomaggiorenni stranieri non accompagnati, con il risultato concreto di comprimere gli strumenti di protezione e accompagnamento. Intervenire sul prosieguo amministrativo rischia di produrre un duplice danno, da un lato ostacolando l’autonomia di giovani che stanno costruendo un percorso positivo, dall’altro aumentandone la vulnerabilità sociale, spingendo molti di loro ai margini, a condizioni di precarietà abitativa e sfruttamento lavoraTIvo e rendendo più difficile ogni forma di inclusione reale. Tali norme non farebbero che aumentare il rischio di marginalità sociale, creando nuove sacche di vulnerabilità e indebolendo un sistema già messo alla prova, con risultaTI disastrosi.
Le modifiche proposte, inoltre, comporterebbero una disparità di trattamento tra i minori e neomaggiorenni stranieri non accompagnati e i loro coetanei fuori famiglia a seguito di un provvedimento del Magistrato. L’ordinamento[1] infatti consente a questi ultimi di accedere a misure di accompagnamento fino ai 21 anni, beneficiando della continuità del progetto educativo individualizzato intrapreso. Allo stesso modo e ispirandosi agli stessi principi, il prosieguo amministrativo per minori non accompagnati nasce come strumento pensato per i ragazzi che affrontano il passaggio alla vita adulta senza una rete familiare su cui contare.
Non avere una famiglia accanto durante l’adolescenza significa trovarsi, a 18 anni, improvvisamente soli proprio nel momento in cui normalmente ogni giovane continua ad avere bisogno di sostegno: un luogo dove tornare, qualcuno che accompagni nelle scelte, un aiuto nel sostenere un percorso di studio, nel cercare lavoro, nel costruire un progetto di vita.
Per i ragazzi che crescono fuori dalla propria famiglia, il compimento dei 18 anni non coincide infatti con una reale autonomia, ma con la perdita improvvisa di una parte delle tutele che li hanno accompagnati fino a quel momento. È proprio in questo passaggio che il diritto ad un accompagnamento graduale diventa ancora più essenziale, per evitare che l’uscita dal sistema di accoglienza si trasformi in una condizione di solitudine e vulnerabilità.
Sono diverse migliaia i ragazzi nella fascia 18-21, ancora in una condizione di fragilità, presenti attualmente nel sistema ed è semplice calcolare che altre migliaia se ne aggiungeranno quando i diciassettenni attualmente accolti compiranno 18 anni. Le norme che impattano sul prosieguo amministrativo sarebbero estremamente dannose per la qualità dei percorsi di accoglienza e inclusione, la loro sostenibilità nel tempo e, di fatto, la vita di tanti ragazzi e ragazze.
Le misure proposte dal DDL immigrazione andrebbero anche a peggiorare le procedure di rimpatrio assistito e volontario: la centralità del Tribunale per i minorenni, che nel sistema attuale ha il compito centrale di prendere una decisione a riguardo, garantisce che essa venga adottata dopo un’attenta valutazione, nel rispetto del superiore interesse del minore e delle convenzioni internazionali, ambito in cui l’organo giurisdizionale ha competenza specifica. Il DDL immigrazione trasferirebbe questa competenza al Prefetto, sentito il Tribunale: verrebbe dunque spostata dal giudice all’autorità amministrativa la prerogativa di una decisione che impatta sui diri> fondamentali dei minori. Tale trasferimento ridurrebbe le garanzie di tutela. Mantenere la competenza in capo al Tribunale per i minorenni resta quindi essenziale per avere decisioni prese nell’interesse superiore del minore, come indicato dalla Convenzione ONU sui diri> dell’infanzia e dell’adolescenza, evitando la prevalenza di criteri amministrativi, priorità di ordine pubblico o disomogeneità territoriale.
Per queste ragioni, il Tavolo Minori Migranti chiede con forza al Governo di ritirare le proposte restrittive avanzate e al Parlamento di non approvare le modifiche previste dal DDL Immigrazione che incidono sul sistema di tutela dei minori stranieri non accompagnati e, in particolare, sul prosieguo amministrativo e sul rimpatrio assistito.
Il Tavolo ribadisce la sua disponibilità ad un confronto immediato approfondito e costruttivo con Governo e Parlamento, affinché venga valorizzato il sistema attuale di tutela che rappresenta un presidio avanzato di garanzia dei diri> per i soggetti più vulnerabili, quali sono i minori migranti soli che, anche attraverso l'affidamento familiare, possono essere generatori di infrastrutturazione sociale, portatrice di sicurezza endogena ed esogena.
La piena attuazione della L.47, ancora non adeguatamente realizzata, non soltanto propone fondamentali garanzie ma costituisce il sistema e le traiettorie per un'accoglienza adeguata, efficace e sostenibile. Se si vuole contribuire al benessere dei ragazzi e delle ragazze, alla loro piena inclusione, e quindi alla coesione sociale e al benessere dell’intera collettività, è necessario far vivere questa legge in tutte le sue parti ed evitare interventi peggiorativi come quelli proposti.
Roma, 17 febbraio 2026
[1] in forza del combinato disposto dell’art. 29 R.D. n. 1404/34, in base al quale i provvedimenti minorili proseguono fino al ventunesimo anno di età, ed all’art. 23 della legge n. 39/75 che abbassando a 18 anni la maggiore età, ha mantenuto il ventunesimo anno come limite entro cui l’interessato ha diritto a continuare il progetto educativo o formativo in atto.
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La giustizia minorile italiana sta vivendo una fase di regressione drammatica. Un sistema un tempo all’avanguardia in Europa sta oggi rinnegando i suoi stessi principi fondativi, virando verso una logica esclusivamente punitiva e abbandonando il suo approccio educativo.
L’Associazione Antigone, Defence for Children Italia e Libera, hanno lanciato un appello urgente per fermare la deriva repressiva e riaffermare il ruolo della giustizia minorile come spazio di accompagnamento, reinserimento e tutela.
Dal 2022 a oggi, il numero di giovani detenuti negli Istituti Penali per Minorenni (Ipm) è aumentato del 55%, passando da 392 a 611 presenze. Un'impennata dovuta in larga parte al cosiddetto Decreto Caivano che, entrato in vigore nel settembre 2023, ha ampliato la possibilità di custodia cautelare per i minorenni e ridotto l’utilizzo delle misure alternative al carcere. Numeri che sarebbero ben superiori se non fosse che molti giovani anche quando hanno compiuto il reato da minorenni e che potevano permanere in Ipm fino ai 25 anni sono invece stati trasferiti in carceri per adulti al compimento della maggiore età, pratica che il Decreto Caivano ha grandemente facilitato in chiave punitiva nel totale disinteresse per il percorso educativo del giovane.
Tutto questo, nonostante nel 2023 le segnalazioni a carico di minorenni siano diminuite del 4,15%.
Oggi 9 Ipm su 17 soffrono di sovraffollamento. A Treviso si sfiora il doppio delle presenze rispetto ai posti disponibili, mentre a Milano e Cagliari il tasso di affollamento tocca il 150%. Ragazzi costretti a dormire su materassi gettati a terra, privati di percorsi educativi, lasciati per ore in cella senza attività. Un quadro che non si era mai registrato prima nel sistema della giustizia minorile.
Per ovviare al sovraffollamento si è scelto di trasformare in Ipm una sezione del carcere bolognese per adulti della Dozza, transitata repentinamente sotto la gestione del Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità con un atto amministrativo, che non ne muta tuttavia le caratteristiche strutturali: un carcere minorile imprigionato in un carcere per adulti che rompe in maniera plastica il principio internazionalmente riconosciuto della netta distinzione che sempre deve esserci tra la risposta penale destinata agli adulti e quella destinata ai ragazzi.
Sempre di più, al contrario, la nostra giustizia minorile va assomigliando a quella degli adulti tradendo principi ed impegni internazionali assunti dalle nostre istituzioni in relazione alle persone minorenni e alla loro relazione con il sistema di giustizia.
«Le carceri minorili si stanno trasformando in luoghi di abbandono. La risposta dello Stato è la punizione, la repressione, l’isolamento - affermano i promotori dell'appello - ma così si viola la Costituzione, si tradiscono gli impegni internazionali e si spezzano vite in crescita».
In linea con i principi e le norme della Convenzione ONU sui diritti dell'Infanzia e dell'adolescenza, in particolare art. 37 e 40, ulteriormente specificati dal Comitato ONU CRC nel suo Commento Generale n°10 del 2007 e n°24 del 2019, tenendo presente l e linee guida del Consiglio d'Europa per una giustizia a misura di minorenne, alla luce della Direttiva UE 2016/800 sulle garanzie procedurali per i minori indagati o imputati nei procedimenti penali nell'appello sono state avanzate diverse richieste:
- l'abolizione del Decreto Caivano;
- l'assunzione di educatori e assistenti sociali adeguatamente formati anche in relazione ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e alle loro specifiche vulnerabilità;
- la formazione adeguata, costante e verificata della polizia penitenziaria basata sui principi e le norme relative ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza;
- la realizzazione di una valutazione individuale per ogni minorenne che entra in Ipm e di un piano educativo integrato che renda efficace il percorso rieducativo;
- la presenza costante in Ipm di competenze e risorse per la mediazione culturale;
- la chiusura immediata della sezione Ipm nel carcere per adulti di Bologna;
- la costituzione di sezioni a custodia attenuata, come previsto dal D. Lgs. n. 121/2018;
- l'effettiva possibilità di far usufruire i giovani in Ipm delle visite prolungate previste dal D. Lgs. n. 121/2018;
- l'applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 10/2024 sull’affettività in carcere;
- l' abolizione della sanzione disciplinare dell’isolamento penitenziario, come previsto dalla Regola 45 delle Mandela Rules delle Nazioni Unite;
- il raccordo degli Ipm con le scuole e i servizi del territorio anche prevedendo la frequentazione di scuole esterne da parte dei ragazzi;
- i l maggiore impegno da parte delle Regioni nell’offerta di formazione professionale per i ragazzi nel circuito penale;
- il potenziamento del sostegno alle comunità che ospitano ragazzi del circuito penale,
garantendo reale integrazione socio sanitaria;
- il monitoraggio della salute psico fisica e adeguata presa in carico per garantire sempre il superiore interesse delle persone minorenni;
- il supporto e il rinforzo di meccanismi per il monitoraggio indipendente di tutti i luoghi di detenzione dove sono presenti persone minorenni;
«È tempo di tornare a una giustizia che accompagna, non che punisce. Una giustizia che crede nei ragazzi, nelle loro possibilità, nel loro futuro», concludono i promotori dell'appello.
Hanno finora aderito:
A Buon Diritto
ÀP - Antimafia Pop Academy
ARCI
ARPJTETTO Ets
Associazione AMALTEA
Chi rom e...chi no
Cittadinanzattiva
Conferenza nazionale dei Garanti
territoriali delle persone private della
libertà personale
Conferenza Regionale Volontariato
Giustizia del Friuli Venezia Giulia
Cooperativa Sociale Diversamente
CNCA
CNVG – Conferenza Nazionale Volontariato
Giustizia
Giuristi Democratici
ISMES - Istituto per la mediazione
sistemica
L'Altro Diritto
Opera Don Calabria
Ristretti Orizzonti
Terre des Hommes
UISP
Hanno altresì aderito:
Valentina Calderone - Garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale del Comune di Roma
Doriano Saracino - Garante dei Diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della Libertà personale della Regione Liguria
Gianluca Schiavon - Responsabile nazionale Giustizia del PCR

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Si è chiuso a Verona, il 17 aprile, il progetto “Tra Zenit e Nadir: rotte educative in mare aperto”, con un convegno in cui sono stati presentati anche una pubblicazione, tre video e un podcast. L’iniziativa ha permesso di sperimentare il modello della giustizia riparativa per prevenire la criminalità minorile, responsabilizzare i minorenni autori di reato, attivare le comunità locali per far ripartire i ragazzi del penale.
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PresaDiretta di Rai Tre ha attraversato il mondo del disagio e della violenza minorile, è entrata nel carcere per minori di Nisida a Napoli e nel Cesare Beccaria a Milano, ha incontrato i giovani, gli operatori e le forze dell’ordine tra dolore, malessere e riscatto. E poi ancora i più fragili, quelli presi di mira dai bulli, sul web e non solo, quelli che non riescono più a sopportare di vivere.
Il contributo di Arimo al minuto 51 della trasmissione. Un servizio dalla Comunità Casa di Camillo, con intervista alla resposabile della comunità Silvia Piacentini e al presidente della cooperativa Paolo Tartaglione.
Si può ascoltare a questo link
La puntata RAGAZZI FUORI. Il viaggio di PresaDiretta parte dalla Campania, tra Napoli e dintorni, con la morte, in pochissimi giorni, di tre giovani: Santo, Arcangelo ed Emanuele: tutti e tre uccisi dalla violenza di loro coetanei. Il racconto dei genitori, degli operatori, delle forze dell’ordine, tra dolore e disagio, armi e volontà di recupero. Seconda tappa dell’inchiesta, gli istituti di pena minorili dove da mesi è un susseguirsi di rivolte: PresaDiretta è entrata nel carcere minorile di Nisida a Napoli e nel Cesare Beccaria a Milano e ha parlato non solo con i giovani detenuti, ma anche con gli educatori e i responsabili degli Istituti. In un sistema carcerario minorile già provato, quali sono gli effetti del decreto Caivano, approvato più di un anno fa per contrastare criminalità e baby gang? Secondo l’associazione Antigone, 12 strutture su 17 sono in sovraffollamento. Mai così tanti minorenni dietro le sbarre, mentre sulle comunità di rieducazione pesano tagli e ridimensionamenti.
Ma nella vita degli adolescenti è sempre più presente anche il mondo digitale. Lo dimostra la dolorosa ricostruzione della storia di Alessandro Cascone, che a soli 13 anni si è tolto la vita. Gli investigatori, nel suo telefonino hanno trovato un fiume di messaggi violenti e di insulti agghiaccianti da parte del branco di bulli che lo perseguitava. Ultima tappa, la sala operativa della polizia postale, per capire come difendersi dal cyberbullismo, un fenomeno che colpisce vittime sempre più piccole. In aumento anche casi di sextorsion e deepfake, con richieste di soldi e uso di intelligenza artificiale per spogliare giovani ragazze.

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Le ragioni della scelta della proroga
La decisione, adottata dal Governo nel Consiglio dei Ministri del giorno 3 luglio 2024, di prorogare di dodici mesi l'entrata in vigore della parte cd. ordinamentale della Riforma del Tribunale unico rappresenta in realtà l'unica opzione concretamente praticabile per evitare che le numerose carenze che hanno segnato sin dalla sua nascita il progetto di Riforma determinino il fallimento completo della sua attuazione e, con questo, la paralisi di un settore della giurisdizione essenziale per la tutela dei diritti fondamentali della persona e la protezione dei minorenni.
Molte delle carenze hanno una comune origine, quella derivante dalla clausola di invarianza finanziaria e dalla mancata previsione di un incremento dell'organico: è stata solo un'illusione del legislatore della legge delega 26 novembre 2021 n.206 immaginare una Riforma tanto impegnativa senza una valutazione preventiva di fattibilità organizzativa e senza deliberare alcun investimento in risorse umane e tecniche.
La necessità di investire e riprogrammare
Per questa ragione una proroga dell'attuazione, per altro di soli dodici mesi, in assenza di investimenti volti a colmare le lacune da tempo ampiamente evidenti, avrà come unico risultato quello di dilazionare le carenze e aggravarne gli effetti: ampliamento delle piante organiche delle Procure e dei Tribunali, per quanto riguarda sia i magistrati che il personale amministrativo, superamento della mancata previsione di personale per l'ufficio del processo, dotazione ed effettiva implementazione dei sistemi informativi, reperimento delle soluzioni logistiche idonee, costituiscono altrettante precondizioni per l'attuazione della Riforma, senza le quali ogni rinvio è destinato solo a differirne nel tempo il fallimento.
Gli effetti dell'attuazione della parte cd. processuale
Sono trascorsi ormai sedici mesi dall'attuazione della parte cd. processuale della Riforma: le nuove disposizioni hanno introdotto nuovi istituti e forme processuali. Hanno in buona misura modificato le forme del processo e, con queste, le modalità e le priorità del lavoro di magistrati ed avvocati, aumentando i carichi di lavoro soprattutto per l'accresciuta incidenza dei provvedimenti connotati da urgenza e di quelli che comportano gli allontanamenti dei minorenni in condizioni di rischio.
L'assenza di un sistema informatico e statistico pienamente funzionante e aggiornato non consente ora di misurare l'entità degli effetti di queste modifiche, poiché gli ultimi dati ufficiali disponibili risalgono ormai ad un anno fa. E' in ogni caso certo che nell'ultimo anno è aumentato il numero e la durata dei procedimenti pendenti ordinari, perché non proposti in forma urgente. Si tratta di un dato preoccupante perché nella materia civile della tutela dei minori ogni procedimento richiede di essere trattato con prontezza; una tendenza destinata, in assenza di correttivi, ad accrescersi nel periodo della proroga.
L'impegno dell'Aimmf e la necessità di modifiche della legge delega
Con riferimento a tutte le questioni indicate, confermiamo la nostra disponibilità ad approfondire la conoscenza degli effetti delle modifiche in atto e a collaborare nell'individuazione di soluzioni, puntuali e attuabili, per superare le criticità riscontrate e assicurare il buon funzionamento della nuova struttura giudiziaria.
In ogni caso, a nostro giudizio alcune criticità derivano da scelte non condivisibili che riguardano l'intero impianto della Riforma, che si traducono in un arretramento nel sistema delle tutele predisposte a vantaggio dei minorenni: l'abolizione della collegialità nelle decisioni riguardanti la responsabilità genitoriale, affidate ad un giudice solo, la mancanza della necessaria specializzazione dei magistrati del settore, richiesta dalla legge delega e ripetutamente disattesa dalla normazione successiva, l'estromissione dei giudici onorari, esperti in scienze umane, dai collegi civili che trattano i procedimenti sulla responsabilità genitoriale, costituiscono altrettanti errori nell 'impianto della legge delega che occorre correggere.
Roma, 5 luglio 2024
Il Segretario Generale Il Presidente
Annam •a Casaburi Claudio Cottatellucci

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Il Bando per diventare tutori di Minori stranieri non accompagnati, in scadenza il prossimo mese di giugno, è stato prorogato fino al 23 NOVEMBRE 2024.
Al seguente link è disponibile la domanda in formato pdf editabile e ogni informazione relativa al ruolo del tutore volontario
Ogni cittadino infatti che abbia almeno 25 anni di età e il diploma di scuola superiore può aderire a questo Bando compiendo un grande gesto di solidarietà.
Segreteria Garante per la tutela dei minori e delle fragilità
Via Fabio Filzi, 22 – 20124 Milano
Tel. 02.6748.6290
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Verso la Giornata Nazionale dell'Affidamento Familiare
Conferenza stampa
7 maggio 2024 - ore 11,00









