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- Categoria: Abuso di sostanze e dipendenze
Anche in Italia il fenomeno del “vaping” tra i giovanissimi è ormai una realtà diffusa e in rapida crescita. Secondo le indagini condotte nei primi mesi del 2026 dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell'Istituto Superiore di Sanità su oltre 12mila studenti, circa 850mila adolescenti tra i 14 e i 17 anni hanno utilizzato nell'ultimo mese un prodotto contenente tabacco o nicotina, e la sigaretta elettronica si conferma il dispositivo più diffuso in questa fascia d'età, usato dal 30,8% dei ragazzi.

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Molti giovani che fanno uso regolare di cannabis raccontano di non utilizzarla più per provare una sensazione di euforia, ma semplicemente per sentirsi “normali”. Per lungo tempo la ricerca ha spiegato questa esperienza quasi esclusivamente con il concetto di tolleranza: con il passare del tempo, infatti, l’organismo si abitua alla sostanza e gli effetti percepiti diminuiscono. Questa spiegazione, però, potrebbe raccontare solo una parte di quello che accade.

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Nel percorso che può condurre all’uso problematico di sostanze da parte dei più giovani, non sempre il primo segnale coincide con la perdita di consapevolezza o con la negazione del rischio. In realtà, per molti giovani, la fase iniziale potrebbe essere molto più sottile e difficile da riconoscere. Una crescente distanza tra ciò che si sa grazie all’attività informativa di prevenzione, ciò che si è imparato dall’esperienza e ciò che si riesce effettivamente a mettere in pratica.

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Un nuovo studio condotto dai ricercatori della Brown University suggerisce che la lotta al consumo di tabacco tra gli adolescenti potrebbe passare anche attraverso un ambito spesso considerato separatamente: la prevenzione della violenza.

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La medicina delle dipendenze sta attraversando una trasformazione profonda. Per decenni, disturbi come l’alcolismo, la dipendenza da oppioidi o quella da cocaina sono stati considerate condizioni separate, ciascuna con caratteristiche proprie. Oggi però la ricerca sta cambiando radicalmente prospettiva: sempre più esperti ritengono che queste dipendenze rappresentino in realtà diverse espressioni di una stessa vulnerabilità biologica e psicologica.

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Molti adolescenti iniziano a fare uso di cannabis per curiosità, per pressione sociale, per cercare sollievo dallo stress, nella convinzione che “sballarsi” possa aiutare a gestire difficoltà emotive e psicologiche. Tuttavia, esiste una differenza sostanziale tra un consumo occasionale e una vera dipendenza dalla sostanza.

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In Italia l’incidenza delle dipendenze mostra segnali contrastanti tra gli adolescenti. Da un lato, diverse ricerche europee e nazionali indicano un calo dell’uso abituale di sostanze tradizionali tra i più giovani rispetto alle generazioni precedenti; dall’altro crescono nuove dipendenze, apparentemente meno insidiose, come il tempo trascorso online e l’impatto psicologico delle interazioni virtuali.

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Uno dei fattori che portano i giovani a bere troppo, soprattutto quando stanno affrontando le sfide legate agli impegni e alla fatica per affermarsi professionalmente, è lo stress. Cercare di limitarne la morsa, alla sera, dopo una pesante giornata di lavoro, può portare all’abitudine malsana di eccedere con l’alcol.

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Un tempo i videogiochi venivano acquistati una sola volta e permettevano ai ragazzi di giocare liberamente per tutto il tempo desiderato, di scambiarseli, di farne anche occasione di qualche ora di divertimento con gli amici.

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Il dibattito tra esperti sui rischi e benefici dei farmaci in generale è spesso complesso, ma nel caso della cannabis emerge dalle ricerche un dato chiaro e poco conosciuto: gli adolescenti e i giovani adulti non traggono mai benefici significativi dal suo utilizzo, nemmeno nei casi di uso in riferimento a determinate patologie. I giovani al contrario sono il gruppo più esposto ai danni derivanti da un consumo regolare della sostanza o ad alte dosi.







