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L’età più “pericolosa” della fase adolescenziale sembra essere quella dei quattordici anni. Se si conosce qualche adolescente questo potrebbe non rappresentare una sorpresa, ma la più recente ricerca ha confermato che i picchi dei comportamenti più azzardati avvengono in questo preciso momento nella media adolescenza.

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Di fronte alle posizioni dell’attuale Ministro per la Famiglia Fontana che afferma che l’unica famiglia è quella con mamma e papà, diventa fondamentale comprendere che cos’è la famiglia per gli italiani. Nel 1948 la Costituzione riconosceva la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio” (art 29). La definizione, tuttora presente nella Costituzione, sembra dare ragione al Ministro Fontana, anche se nasconde una contraddizione formale: definisce la famiglia come società naturale e poi ne appoggia il suo fondamento ad un istituzione giuridica, come il matrimonio e non ad un processo naturale.

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L'adolescenza è un periodo difficile dell'esistenza, presenta sfide evolutive che attraversano le dimensioni sociali, fisiche ed emotive della vita dei giovani. Riflettendo sulle cose che saremmo sorpresi di sentir dire da un ragazzo di quell'età, si possono derivare consigli utili per guidare insegnanti e genitori nel sostenere una transizione più solida e positiva attraverso i complessi anni dell'adolescenza.

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Gli studi hanno dimostrato che, per i giovani, il semplice fatto di stare insieme a persone di diversa provenienza etnica e razziale, potrebbe non essere sufficiente per migliorare atteggiamento e disponibilità nei loro confronti, migliorando le relazioni con gruppi e ragazzi di altra origine etnica.

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Seguendo le indicazioni di Bion potremmo dire che il pensare è il processo creativo di creare legami tra pensieri. Ed il pensare terapeutico comporta soprattutto la creazione di legami di contenimento emotivo, la possibilità di pensare sui sentimenti e il sentimento nel pensare.

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(Per Beatrice, scomparsa troppo presto, sorriso e riferimento per tanti ragazzi e ragazze della mia città)

Non c’è una logica
neppure un bandolo
una grammatica
chissà, un preambolo.

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Quando una volta i ragazzi, ai primi anni dell'università, tornavano a casa per le vacanze, erano pronti a "saturare" i loro genitori con il racconto di tutte le esperienze fatte nella loro nuova vita. Ooggi forse no. Quelli più giovani di loro potrebbero anche non avere niente da dire a chi li aspetta a casa, visto che alcuni genitori sono costantemente in contatto con i figli, tutto il giorno, tutti i giorni.

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Nel corso dell’adolescenza la vita diventa più complicata e anche le relazioni interpersonali, di conseguenza, cambiano. Durante i primi anni delle superiori, i giovani spesso percepiscono un calo nel supporto ricevuto, sia in ambito familiare sia nella vita sociale. Di conseguenza anche la loro propensione all’aver cura degli altri diminuisce in modo drastico in questa fase della vita.

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È la stagione per dare una mano a distribuire una zuppa in una mensa dei poveri, per cantare in una casa di cura o per spalare il vialetto di un vicino.

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Anche se la letteratura scientifica sul sostegno ai minori figli di genitori malati terminali ultimamente è molto aumentata, la gran parte degli studi si è concentrata sui bambini più piccoli. Una recente ricerca ha allargato il campo di interesse, contribuendo alla comprensione della sofferenza psicologica e delle reazioni degli adolescenti che hanno vissuto la morte di un genitore.

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Alla maggior parte dei genitori è capitato molte volte di vedere il loro ragazzo adolescente iniziare la giornata con un ragionevole buon umore e tornare poi da scuola avvolto in un tenebroso e freddo silenzio.

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Con l’espressione  "pubblico immaginario" ci si riferisce a quella convinzione di adolescenti e tardo adolescenti, che esista un gruppo di “seguaci” che osservano e giudicano costantemente ogni loro mossa.

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L'importanza per l'adulto di sapere
reggere allo scontro con i ragazzi,
facendo in modo che questo
non resti l'ultima parola

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I fatti di cronaca testimoniano con rapidità crescente la fotografia di quello che l’ambiente virtuale ha prodotto nel corso degli ultimi anni, con un’escalation sempre più invasiva di violenza, mancanza di rispetto, solidarietà, unione, consolidamento di esperienze vissute insieme che cementano quello che da adulto sarà il ricordo spensierato di quelle prime volte che inaugurano il passaggio verso la tanto desiderata vita “da grandi”.

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Capita sempre più spesso, quando ci salutiamo tra amici, di esortarci vicendevolmente alla resistenza. "Resisti" ci diciamo accomiatandoci.

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Come tutti, anche i giovani nel mondo di oggi, in cui le cose vengono spesso presentate al contrario di quello che sono, si trovano in difficoltà a separare i fatti dalla finzione, e fanno del loro meglio per riuscirci.20170918 verità

L’affido funziona a meraviglia, i nonni sono giovani, teneri e capaci. Meno male che ci sono, mentre la mamma cerca di riprendersi dalla malattia. Questo non risparmia il bambino dalla rabbia di non averla accanto.

Con te sono arrabbiato
mamma, brutta e cattiva.
Perciò non ti ho abbracciato.

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Trascorrono spesso le loro giornate impegnati su smartphone, tablet o computer, e il loro tempo libero facendo sport - saranno la prossima generazione destinata a dover affrontare forme di dolore e malessere cronico. A fronte della loro giovane età, i millennials sostengono che il dolore acuto o cronico non è estraneo alla loro vita e già interferisce con la sua qualità.

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Vivi una gravidanza serena e al parto succede qualcosa – il tempo di un attimo – che sconvolge per sempre la vita del tuo bambino e la tua. Questo è accaduto e la prima reazione di una mamma può essere il rifiuto. Della realtà, di una disabilità pesante come una condanna a vita, e del bambino che porta tutto questo nella carne. Poi il bimbo sorride con la fiducia infinita di ogni neonato e tutto si confonde, colpa dolore rabbia tenerezza desiderio... Ma questo verrà poi.

Il mio bambino l’ho sognato tanto
però il giorno che è nato non ha pianto.
Ha avuto qualche istante di asfissia
e qui comincia la nostra agonia.

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Le esperienze infantili fatte non solo di mancanza di sostegno e amore, ma anche di antagonismo, conflitti e comportamenti emotivamente abusivi, influenzano lo sviluppo del bambino in molti modi, uno dei quali è quello di "normalizzare" ai suoi occhi i comportamenti e gli atteggiamenti vissuti in casa.

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