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Riporto di seguito una riflessione di Franco Ottolenghi che ho sentito alla presentazione del suo libro “Vita, fortuna e detti di Mesione filosofo”, appena uscito, perché mi sembra un buon punto di partenza per inquadrare il problema.

“Siamo di fronte alla necessità di rielaborare le fasi, i moti e gli strumenti della nostra convivenza. In questo momento siamo passati da un convivere relativamente certo a una situazione che rasenta la lotta per la sopravvivenza. Siamo passati da un convivere a un sopravvivere. Questo postula che chi si occupa di faccende che riguardano l'uomo, in termini professionalmente accettabili, debba ancorarsi ad una visione del mondo nella quale diventa importante l’idea di salvezza.

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Cinque figure dell'immaginario fumettistico come altrettanti simboli di adolescenze "sul limite" tra perdita di sé e riscoperta dell'appartenenza a un gruppo.

Dylan Dog: la paura

In una società nella quale la paura è un sentimento da nascondere, una sorta di vergogna soprattutto per i maschi, gli e le adolescenti provano, oltre alle paure tipiche della loro età, anche una sorta di paura al quadrato, la paura d'aver paura, e di mostrarlo; Dylan Dog, il simpatico "indagatore dell'incubo" creato dalla fantasia di Tiziano Sclavi, è un personaggio che entra, da pauroso, nelle paure degli altri (e soprattutto nelle sue) e rivaluta la dignità questo sentimento, quasi legittimandolo. 

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Quando arrivo in cortile, come sempre, butto l’occhio sull’ingresso della palazzina. So già che troverò il bidone della spazzatura stracolmo e che le scale saranno sporche, poco curate e piene di foglie. Che nervi, è una battaglia persa! Questa volta, però, l’occhio mi cade sul tavolino verde, quello basso della sala, usato dai ragazzi come mobile porta televisore, abbandonato fuori dalla porta sul cortile.

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 Affetti e Sessualità

dalla voce dei protagonisti
del portale 
Non ci sto dentro

 Ascoltare e Parlare

dalla voce dei protagonisti
del portale 
Non ci sto dentro

Carlo Trionfi, psicologo e psicoterapeuta, organizzatore del Convegno sul “Master per la Tutela dei Minori”, risponde ad alcune domande di Ubiminor, per illustrare gli obiettivi e le motivazioni dell’evento.

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La parola crescita

nel portale 

Non ci sto dentro 

Divenire adulti

 
 nel portale Non ci sto dentro
 

 

I ragazzi e le ragazze che terminano o stanno per terminare un percorso residenziale in comunità e/o in affidamento familiare faticano a trovare spazi relazionali sufficienti e rispondenti alla loro necessità di emanciparsi e di “normalizzare” le loro traiettorie biografiche.

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Quando ho fatto il mio primo turno in una comunità residenziale, quasi 30 anni fa, mi è stato dato un mazzo di chiavi e detto di osservare i lavoratori anziani, per apprendere da loro il mio lavoro di educatrice. 

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Condivido con i lettori riflessioni su come, a fianco dei tradizionali strumenti di cura della comunità "Rosa dei venti",  nel nostro modello del “fare comunità” abbiamo dato spazio e rilevanza ad alcuni strumenti innovativi quali la natura ed il “corpo intelligente”.

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 In occasione dell’apertura del portale interattivo Non ci sto dentro, pubblichiamo una riflessione sul film, pubblicata nel volume Educare al futuro. Il tema della “fatica degli adulti”, sfiancati dalla solitudine e dalla responsabilità del lavoro a contatto con adolescenti, è uno di quelli su cui Ubiminor intende mantenere un’attenzione continuativa.

Quando i ragazzi in carico ai servizi sociali si avvicinano alla maggiore età, talvolta si presenta la possibilità di essere segnalati ad un servizio educativo che li segue, mettendo a loro disposizione un appartamento.

Questa tipologia di struttura residenziale spesso viene definita “Appartamenti per l’autonomia”. Anche la Regione Lombardia, nel regolamentare e definire i criteri e i requisiti dei servizi residenziali per minori, parla di “alloggi per l’autonomia”. Curiosamente, da un punto di vista lessicale, si passa da servizi identificati attraverso la categoria d’età delle persone accolte (comunità minori, mamme con bambino) a servizi identificati attraverso quello che ci si immagina essere l’obiettivo dell’inserimento: l’autonomia.

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