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ansia

  • La separazione dei figli giovani adulti dai genitori è un percorso circolare: ci sono due generazioni impegnate in modo interdipendente in compiti di separazione/individuazione e il blocco di una parte del sistema si ripercuote sull’intero sistema.

    La fase di svincolo dalla famiglia va vista in relazione al ciclo di vita: in quest’ottica lo svincolo si configura come un processo che inizia al termine dell’adolescenza e termina con l’allontanamento fisico e/o emotivo della persona dalla famiglia. La fase di svincolo e quella del giovane adulto in fase di organizzazione coincidono, dal punto di vista cronologico, e distinguono due versanti integrati e complementari dell’esperienza individuale: la capacità di tracciare confini nei confronti del sistema familiare di provenienza e la delineazione di un proprio progetto personale.

    Occorre, per l’individuo in quella fase, disinvestire, dal punto di vista dell’economia affettiva, dalla famiglia e reinvestire fuori da essa con l’obiettivo di delineare e affermare la propria autonomia personale. 

    Maria Bandello analizza questa delicata fase della relazione genitori - figli, nel caso di Giusi e Giovanna madre e figlia in terapia.

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  • I genitori osservano di continuo i loro figli e sanno se qualcosa non va bene. Tuttavia molte famiglie ritengono che nel caso dell’ansia e dei disturbi ansiogeni, occorra molto tempo e servano numerose visite e perizie condotte da specialisti, prima di poter arrivare a una diagnosi precisa e poter affermare che il problema del proprio ragazzo sia davvero quello.

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  • Un adolescente su tre soffre contemporaneamente di disturbi mentali e disturbi fisici. Questa concomitanza si verifica e si manifesta attraverso alcune modalità specifiche e ricorrenti.

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  • Gli adolescenti che utilizzano in modo elevato i media, che dormono poco e hanno una limitata attività fisica, sono a rischio di problemi di salute mentale,  secondo un grande studio internazionale condotto da ricercatori della Karolinska Institutet.

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  • Giusi e Giovanna sono madre e figlia inviate in terapia da una collega del servizio pubblico che ha seguito la madre negli ultimi due anni. Giusi ha cinquantanove anni, è insegnante presso una scuola elementare, e, a suo dire, presenta sintomi di “ansia e somatizzazioni” (si presenterà così). Giovanna è la secondogenita, di venticinque anni. Nella telefonata di richiesta del primo incontro, la madre appare molto disponibile e mantiene sempre un tono tranquillo.

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  • Entrambe le donne sembrano mostrare una “crisi” rispetto alla fase del ciclo di vita della famiglia: per la madre, la prima figlia è andata via, la seconda sta per farlo, ed è la fase della famiglia con il figlio adulto detta anche “famiglia trampolino di lancio per i figli” (Scabini, 1998)(1), che richiede una nuova ri-organizzazione e ri-negoziazione dei rapporti familiari.

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  • I disturbi d'ansia sono comuni nei bambini e negli adolescenti, colpiscono  fino al 25 per cento della popolazione giovanile. L'ansia provoca disagio e compromissione delle capacità funzionali e, se non trattata, può portare a brutti voti, a problemi nelle relazioni familiari e all'aumento delle possibilità di disturbi psichiatrici in età adulta. 

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  • Disturbi mentali e malattie fisiche vanno vanno di pari passo. Per la prima volta, gli psicologi dell'Università di Basilea e dell’Università della Ruhr hanno identificato, nei giovani, i nessi temporali e le relazioni causa - effetto tra queste forme di malessere fisico e psicologico.

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  • Alcuni genitori rischiano di peggiorare la situazione dei loro figli ansiosi cadendo in quella che i ricercatori chiamano la "trappola della protezione" - rassicurandoli, profondendo loro un eccesso di attenzione o, sostituendosi a loro, attivandosi affinché quanto li minaccia e preoccupa si allontani dai loro ragazzi.

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