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1.         Introduzione

In questo scritto mi occuperò di dare conto delle ragioni che ci aiutano a comprendere la crisi sia del modello americano di welfare capitalism sia del modello di welfare state, quale si è andato realizzando in Europa occidentale a partire dal secondo dopoguerra. La presa in considerazione di tali ragioni servirà da guida per suggerire il modello di welfare di cui  le nostre società post-industriali hanno urgente bisogno per affrontare con successo le odierne sfide. Infine, passerò ad illustrare i principi fondativi sui quali si regge il welfare civile verso il quale auspico che la nostra comunità voglia muovere passi decisi e rapidi.

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Annunciato ufficialmente il 15 settembre 2015, il gioco Pokémon Go sviluppato da Niantic inizia la sua scalata epidemica il 6 luglio 2016 in Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti d’America e dopo una rapida diffusione in vari paesi con scadenze prestabilite che ne hanno fatto aumentare in modo esponenziale l’ansia di attesa e la curiosità, il gioco arriva in Italia il 15 luglio 2016.

20160914 Volpi pokemon 1

Gli uomini commettono la maggior parte degli omicidi. Gli esperti, i politici e i media si spendono molto per spiegare, di volta in volta, le tragedie che si verificano, chiedendosi se siano dovute a malattia mentale, alla scarsa efficacia delle attività di prevenzione e di contrasto del disagio sociale o alla facile disponibilità di armi da fuoco.

Tutte queste possibili spiegazioni ruotano intorno a domande più grandi e centrali: perché c'è sempre un uomo dietro queste sparatorie? E perché è quasi sempre un giovane uomo?

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La povertà delle relazioni educative: 

quando gli adulti si sottraggono al loro ruolo

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In questo articolo affronteremo il tema della riparazione (o sanzione), concetto molto discusso all'interno della comunità terapeutica specialmente per minori ed adolescenti. Spesso di fronte ad un'infrazione del regolamento discutiamo in équipe il da farsi. Nel tempo sono state co-costruite col gruppo degli ospiti regole, premi e sanzioni che rispondono alle trasgressioni più semplici e dirette, ma quando un ospite vive un forte momento di malessere e le sue azioni risultano ingestibili e vanno oltre il limite condiviso, non è sufficiente rispondere con un regolamento.

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Un confetto, due confetti
stanno, i figli, dove li metti.

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Le ragazze o giovani donne madri accolte in comunità mamma-bambino presentano un alto tasso di problematiche familiari vissute nella famiglia d’origine: assenza di uno o entrambi i genitori; ambienti familiari disfunzionali e degradati; violenze e abusi intrafamiliari subiti; trascuratezza e basso livello culturale.

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Francesca Bonello, 24 anni
Elisa Valent, 24 anni
Valentina Gallo, 22 anni
Elena Maestrini, 22 anni
Lucrezia Borghi, 22 anni
Serena Saracino, 22 anni
Elisa Scarascia Mugnozza, 22 anni

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In un incontro coi bimbi di una scuola poche settimane fa, mentre si parlava insieme all'amico scrittore Fabio Geda, di diritti, profughi e solidarietà, una spavalda alunna, sollecitata dalla nostra domanda circa la definizione della parola "empatia", con la mano ancora alzata ha prontamente risposto: "è stare con entusiasmo dalla parte di qualcuno". 

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Avere una figlia adolescente e accorgersi che il castello di bugie inventato per proteggerla non regge più.
Ma dire la verità a lei è dirla a se stessi, ritrovarsi davanti tutto il proprio passato. 

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Essere adolescente e scoprire da un giorno all’altro che l’uomo che ti ha cresciuto non è il tuo vero padre.
Perché tu sei nata da un uomo diverso: zingaro, tossicodipendente, violento.

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Molte persone sono capaci non solo di alzare ma anche di far ruotare gli occhi. Le ragazze adolescenti in questo sono quasi imbattibili e sembrano aver monopolizzato questa gestualità oculare come una vera e propria forma di comunicazione.

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È in atto un cambiamento significativo nel modo in cui i giovani si identificano con gli adulti. Mentre i ragazzi della generazione dei cosiddetti “millennials” si sono trovati a crescere in una fase storica di adolescenza estesa e con modelli di comportamento improntati al giovanilismo che hanno rallentato la loro maturazione, quelli della successiva “gen Z”, formata dai giovani nati nei primi anni del nuovo millennio, stanno crescendo e raggiungendo l’adultità molto prima dei loro fratelli maggiori.

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Mamma a 13 anni, abortisce a 15 nel rapporto con un adulto connazionale di cui voleva essere la seconda moglie. La sua scelta la racconta con serenità: un modo come un altro per raggiungere quella sicurezza economica che i genitori non riescono a darle e a cui non è disposta a rinunciare – né a procurarsela nel tempo, con le proprie forze, con pazienza e lavoro. Sono troppo attraenti le cose, per avere voglia di aspettare.

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Gli adolescenti senza fissa dimora, molti dei quali hanno subito violenze per mano di coloro cui erano stati affidati affinché prestassero loro cure e gentilezza, spesso si rifiutano di cercare calore e accudimento in luoghi protetti, troppo vincolati da regole e a contatto con un personale con cui non riescono a mettersi in relazione.

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Ci sono adolescenti che scoprono di avere potere e imparano ad utilizzarlo a proprio vantaggio passando su tutto e tutti… compresi i propri genitori. Ma se davvero non li controllasse nessuno, sarebbero veramente più felici?

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Ci sono famiglie dove sono i piccoli ad occuparsi dei genitori. Non che proprio ci siano maltrattamenti o abbandoni, ma una buona inversione di ruoli, quella sì.

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Prendi due gemelli un po’ svogliati e furbetti, con dei genitori un tantino assillanti che minacciano di separarli e mandarli in collegio. Metti che i due ragazzi li prendano sul serio, temano di essere allontanati e, avendo notizia di come funzionano gli allontanamenti dei minori, inventino maltrattamenti inesistenti al solo scopo di avere la meglio. 

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È strano, come le apparenze ingannino; o forse siamo noi osservatori che, come in un trucco di magia, spesso e volentieri ci lasciamo ingannare. Nel lavoro educativo, la distinzione fra la forma e la sostanza non è sempre facile, ancor di più quando abbiamo a che fare con giovani ragazzi che hanno investito, come fine risorsa di sopravvivenza, tutto quel che hanno nella loro apparenza – fisica, estetica o relazionale che essa sia – per riuscire ad avere un posto nel mondo: camaleontici, riescono, se necessario, a mimetizzarsi perfettamente nei contesti vissuti, la strada, gli adulti, il lavoro, la scuola o addirittura gli affetti. Ma sembrare non vuol dire essere e il camaleonte, foglia in apparenza, rimane comunque camaleonte.

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