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autonomia

  • Mi è capitato qualche giorno fa di passare, intorno all'orario di chiusura, fuori da una scuola superiore. I ragazzi e le ragazze, mentre si allontanavano, festeggiavano vistosamente...l'ultimo giorno di scuola. Mi ha colpito il fatto di non percepire solo gioia e serenità nell'inizio del periodo di vacanza ma piuttosto rabbia, insofferenza e disillusione verso un luogo che per tre mesi non dovranno rivedere.

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  • Quando i ragazzi si mettono nei guai, o quando i temi da trattare sono pesanti, difficili, faticosi, gli adulti fanno quadrato, dedicano tempo, energia, pensiero al massimo delle loro possibilità. Diventano una task force micidiale, che coordina strategie d’intervento complesse, capaci di “attaccare” il problema facendo fronte comune, ma sapendo individuare anche singole azioni chirurgiche, focalizzate verso specifici obiettivi, così da accerchiare il “nemico”. Mettono in campo tutto questo sforzo organizzativo e progettuale perché avvertono l’importanza di essere in un passaggio cruciale, che va presidiato, compreso, approfondito come uno snodo articolato e complesso che, se sciolto, può permettere un salto di livello. Un salto di livello che può liberare dai lacci di un funzionamento che spesso appare come un circolo vizioso, contorto su se stesso e che impedisce un’apertura verso un cambiamento, avvertito come fondamentale per accedere a nuovi equilibri, orientati verso un maggiore benessere.

    Luca Cateni riflette sui fattori della dipendenza e della spinta all'autonomia nell'azione educativa.

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  • Quando i ragazzi in carico ai servizi sociali si avvicinano alla maggiore età, talvolta si presenta la possibilità di essere segnalati ad un servizio educativo che li segue, mettendo a loro disposizione un appartamento.

    Questa tipologia di struttura residenziale spesso viene definita “Appartamenti per l’autonomia”. Anche la Regione Lombardia, nel regolamentare e definire i criteri e i requisiti dei servizi residenziali per minori, parla di “alloggi per l’autonomia”. Curiosamente, da un punto di vista lessicale, si passa da servizi identificati attraverso la categoria d’età delle persone accolte (comunità minori, mamme con bambino) a servizi identificati attraverso quello che ci si immagina essere l’obiettivo dell’inserimento: l’autonomia.

  • Divenire adulti

     
     nel portale Non ci sto dentro
     

     

  • Molti genitori odiano l'idea di turbare o addirittura sconvolgere il loro ragazzo. Non vogliono scatenare un conflitto - e certamente non vogliono che il loro "bambino" sia arrabbiato con loro.

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  • Mamma Mammona,
    fin troppo buona,
    lei ti piantona
    e non ragiona.

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  • L’Unione Val d’Enza ha inaugurato il 20 novembre 2015 un nuovo APP, un APP-artamento dove minori con storie familiari complesse trascorrono diverse ore, ma non quelle notturne, con un affido familiare part-time a due adulte accoglienti e la possibilità di condividere la quotidianità tra loro e con degli educatori dedicati. 

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  • Gli adolescenti sono fantastici. Nella realtà, però, sono pochi  i genitori a pensarlo davvero e a considerare questo periodo della vita dei loro figli come una ricompensa per tutti gli anni di impegno e fatica spesi nell’esercizio della loro genitorialità. 

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  • I ragazzi e le ragazze che terminano o stanno per terminare un percorso residenziale in comunità e/o in affidamento familiare faticano a trovare spazi relazionali sufficienti e rispondenti alla loro necessità di emanciparsi e di “normalizzare” le loro traiettorie biografiche.

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  • Giusi e Giovanna sono madre e figlia inviate in terapia da una collega del servizio pubblico che ha seguito la madre negli ultimi due anni. Giusi ha cinquantanove anni, è insegnante presso una scuola elementare, e, a suo dire, presenta sintomi di “ansia e somatizzazioni” (si presenterà così). Giovanna è la secondogenita, di venticinque anni. Nella telefonata di richiesta del primo incontro, la madre appare molto disponibile e mantiene sempre un tono tranquillo.

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  • Entrambe le donne sembrano mostrare una “crisi” rispetto alla fase del ciclo di vita della famiglia: per la madre, la prima figlia è andata via, la seconda sta per farlo, ed è la fase della famiglia con il figlio adulto detta anche “famiglia trampolino di lancio per i figli” (Scabini, 1998)(1), che richiede una nuova ri-organizzazione e ri-negoziazione dei rapporti familiari.

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  • La necessità di tutelare deve integrarsi
    con la spinta all'autonomia 
    dei giovani adolescenti

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  • Il lavoro in contesti residenziali (gruppi appartamento, residenze per l’autonomia, ecc) con neomaggiorenni “fuori famiglia” presuppone un intervento nettamente differente da quello che viene realizzato all’interno dei contesti residenziali per minori, quali le comunità e le case famiglia.

    Ciò deriva principalmente dalla considerazione della intrinseca natura dell’intervento che passa dalla dimensione della protezione e della cura (aspetti specifici delle comunità per minori e dei contesti similari) alla dimensione della promozione della cittadinanza attiva e delle autonomie personali (costrutti più adatti a soggetti che devono orientarsi verso una risoluta indipendenza).

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  • Di seguito propongo la traccia del mio intervento al convegno "L’autorità nei percorsi di cura, tra obbligatorietà e consenso", che si terrà a Milano il prossimo 27 settembre (qui i dettagli), in risposta alle tre domande-stimolo proposte dagli organizzatori.

    - La comunità per adolescenti, come soggetto istituzionale radicato nel tessuto sociale ed in rete con i servizi socio-sanitari e giudiziari del territorio, trova la propria peculiarità nella sfida di articolare dimensioni fra loro antitetiche: quella del sociale con quella dell’individuale, del pubblico con quella del privato, del contesto coatto con quello riparativo, della funzione di controllo con quella di sostegno e della temporaneità della cura del singolo con quella della permanenza nel tempo del suo essere istituzione.

  • Quando una volta i ragazzi, ai primi anni dell'università, tornavano a casa per le vacanze, erano pronti a "saturare" i loro genitori con il racconto di tutte le esperienze fatte nella loro nuova vita. Ooggi forse no. Quelli più giovani di loro potrebbero anche non avere niente da dire a chi li aspetta a casa, visto che alcuni genitori sono costantemente in contatto con i figli, tutto il giorno, tutti i giorni.

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  • Le dimissioni rappresentano un fondamentale momento di passaggio in comunità terapeutica. Tale momento è caratterizzato dalla chiusura del progetto terapeutico nella specifica struttura, ma non costituisce il termine del percorso di cura, anzi spesso rappresenta l'inizio ed individuazione di ulteriori passaggi evolutivi.

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  • Educare i ragazzi attraverso la disciplina significa aiutarli a fare le scelte giuste consentendo loro di avere la libertà necessaria per poter imparare dai propri errori. La disciplina dovrebbe consistere nello stabilire regole precise e nel dare chiare conseguenze al loro rispetto o alla loro violazione.

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  • La famiglia Bélier è una famiglia di contadini, allevatori di bovini e produttori di formaggi nella Regione della Loira. Paula (interpretata dalla bravissima Louane Emera), 16 anni, è l’unica della sua famiglia, composta da padre (interpretato da François Damiens), madre (interpretata da Karin Viard) e fratello, a non essere sordomuta.

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  • Nojoom, il cui nome in yemenita significa “stelle”, è una bambina che rappresenta una società rigidamente ancorata a regole non scritte tramandate da generazioni, regole caratterizzate da una totale dipendenza e sudditanza della donna all’uomo e intrisa di codici di condotta e d’onore, soprattutto nelle zone rurali e montagnose dove il progresso e la cultura non arrivano. 

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  • Interessarsi degli studi dei figli può essere dannoso? Secondo diversi studi, l’aiuto nei compiti potrebbe compromettere i risultati e generare stress contro il sistema scolastico.

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