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sofferenza psichica

  • Quando metto giù il telefono, il 26 dicembre 2015 alle 19:13, il tempo, per un interminabile secondo, si ferma.
    Il mondo si ferma, sospeso in un vuoto definitivo, che non sarà più possibile riempire.

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  • L’unica cosa certa fino a quel momento è che Stefano era francamente delirante e totalmente fuori dalla realtà. E quindi... come ho fatto a dare per scontato che fosse vero?! Come ho fatto a crederci???
    Cosa vuol dire per lui “Stoccolma”?!

    2015 viaggio di stefano 6a

  • Lo so, è solo un particolare. Insignificante, forse, rispetto alla moltitudine di altre sollecitazioni che ogni visita in carcere, ed in particolare in quello di Marassi, stimola in ogni visitatore. Ma ogni volta mi sorprende e commuove nella sua simbolicità.

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  • “Ho scoperto che una mia compagna di scuola si fa dei tagli sulle braccia! Vorrei sapere perché si fa del male!”

    Fino a poco tempo fa quando si parlava di autolesionismo, si era soliti fare riferimento agli adolescenti cosiddetti “Emo”, che, tra le varie caratteristiche distintive, avevano quella di procurarsi tagli e bruciature sul corpo per sentire dolore. Attualmente il fenomeno degli “agiti autolesivi”, come tagli, bruciature, punture su varie parti del corpo (generalmente braccia, ma anche gambe, pancia, spalle) si è diffuso in ogni città italiana, a gruppi molto vasti di adolescenti. Basti pensare a quante pagine dedicate all’autolesionismo compaiono su Facebook o altri social network.

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  • I ragazzi fanno esperienza della depressione in modo più pesante e per periodi di tempo molto più lunghi di quanto i loro genitori siano consapevoli. Alla base di questa sottovalutazione, ci sono diverse ragioni, incluso lo stigma della malattia mentale, e gli adolescenti non sono disponibili a parlarne e a chiedere aiuto, in quanto incolpano se stessi  di sentirsi depressi e non vogliono turbare i genitori.

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  • "Mi dispiace, il bagno è solo per i dipendenti" mi ha detto una volta il responsabile di un supermercato. L’ho guardato con stupore e poi ho osservato il mio studente. Un flusso di bava correva lungo il lato della sua bocca, come al solito. Ha alzato le sopracciglia verso di me, aspettando che facessi qualcosa per lui”.

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  • I genitori non hanno le competenze e le risorse per il trattamento e per rispondere in modo adeguato ai comportamenti più impegnativi dei loro figli. Così, quando il loro ragazzo sbatte la testa contro il muro perché non vuole andare a scuola, i genitori devono cedere. Questo garantisce in sostanza che il comportamento si ripeta il giorno dopo o la prima volta che il ragazzo vorrà evitare un’attività o un impegno.

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  • Era il 26 novembre 2008 quando sei arrivata e ancora per due giorni avresti avuto 11 anni. Eri una bambina o almeno così ti presentavano. Certo con un passato (neanche tanto passato) molto pesante. Credo la tua sia stata una delle relazioni di presentazione del servizio sociale più difficile da leggere per intero, in una volata sola – ma sempre bambina eri o sembravi ai nostri occhi.

    20150630 giulia2

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