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La vergogna e l'evitamento sono fattori che da sempre accompagnano la malattia mentale e che ne peggiorano la sofferenza e la gravità. Nuovi studi, tuttavia, suggeriscono che l’atteggiamento e la considerazione sociale stanno cambiando in meglio, e che ciò è in gran parte dovuto ai giovani.

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Oggi, in generale, le conoscenze sulla malattia mentale sono più diffuse rispetto alle generazioni del passato. Si conoscono le sue manifestazioni: cambiamenti nelle emozioni, nel pensiero o nel comportamento che rendono difficili, se non impossibile, affrontare normalmente la vita quotidiana.

È molto più probabile che si comprenda che la maggior parte delle persone sperimenterà qualche forma di malattia mentale nella vita, come depressione o ansia. E si sa inoltre che un numero minore di persone vivrà condizioni più gravi come il disturbo bipolare, la schizofrenia o il disturbo da stress post-traumatico.

Nonostante questi progressi, per decenni gli atteggiamenti nei confronti delle persone con disturbi mentali non sono cambiati. Uno dei modi cruciali per misurare il pregiudizio, spiegano gli studiosi, è chiedere in merito alla "distanza sociale". In questo caso, ciò implica chiedersi: quanto saresti disposto a vivere vicino a qualcuno con una malattia mentale? Essere nella stessa classe o posto di lavoro? Partecipare insieme a un progetto? Stargli vicino sui mezzi pubblici, uscire con lui, lasciare che un proprio figlio o figlia la sposi o ci vada a convivere?

Quando gli amici, la famiglia e la società in generale fanno provare vergogna alle persone per la loro malattia e le evitano, questo rappresenta uno stigma. La discriminazione può assumere molte forme, dagli stereotipi sulla pericolosità ai giudizi morali, all'etichettatura sprezzante.

Lo stigma può portare a conseguenze concrete, come la perdita di opportunità di lavoro e l'emarginazione sociale, nonché la rinuncia a cercare cure.

Anche la discriminazione manifesta è una parte importante dello stigma: le persone con disturbi mentali, in molti paesi, non possono candidarsi a una carica pubblica, far parte di una giuria, mantenere la patente o la custodia dei figli. In modo più pernicioso, lo stigma della malattia mentale può portare le persone a nascondere i propri problemi e a rifiutarsi di ricevere aiuto, il che è probabile che peggiori le loro condizioni e crei un circolo vizioso.

Fino a tempi molto recenti, spiegano gli esperti, gli studi hanno costantemente dimostrato che il desiderio di distanza sociale dalle persone con malattie mentali non è migliorato negli ultimi 50-60 anni. In qualche modo era addirittura peggiorato, poiché più persone che in passato collegavano automaticamente la malattia mentale con l'aggressività e la violenza.

Allo stesso tempo, gli studi hanno anche dimostrato che le persone avevano una maggiore conoscenza dell'ADHD, della depressione, del disturbo bipolare, del disturbo da stress post-traumatico e altro, ma semplicemente "conoscere" più fatti sulla malattia mentale può effettivamente peggiorare le cose.

Se si apprende, ad esempio, che le persone con schizofrenia possono sentire delle voci e diventare paranoiche, si potrebbe considerarla una cosa spaventosa e persino minacciosa. Allo stesso modo, capire che le persone con una grave depressione possono arrivare a pensare che le loro vite non valgono la pena di essere vissute - e possono quindi prendere in considerare il suicidio - può innescare la convinzione che tali individui siano completamente egocentrici. Quello che potrebbe non essere compreso è che una grave depressione può favorire la convinzione, nelle persone che ne soffrono, che tutti gli altri starebbero meglio senza di loro.

In altre parole, la conoscenza di cose sui disturbi mentali, da sola, può effettivamente alimentare gli stereotipi. Nell'affrontare lo stigma, il pezzo mancante non è la conoscenza: è il contatto, l'empatia e l'umanizzazione, spiegano i terapeuti.

Un recente studio suggerisce che le cose potrebbero finalmente iniziare a cambiare. Ma il quadro è complicato: alcuni tipi di malattie stanno diventando meno stigmatizzati, è vero, ma le persone vogliono comunque tenersi a distanza da altre forme di sofferenza.

La buona notizia della ricerca è che è molto meno probabile che i giovani stigmatizzino la malattia mentale rispetto alle generazioni più grandi e che ci sono passi specifici che si possono intraprendere, come individui e come società, per continuare a fare progressi in questa direzione.

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I passaggi generazionali favoriscono l'accettazione

La significativa e importante diminuzione del desiderio di distanza sociale correlata alla depressione negli ultimi anni, secondo recenti ricerche, è un dato senza precedenti e di reale importanza. Tuttavia i ricercatori hanno scoperto che gli atteggiamenti legati a condizioni come la schizofrenia e i disturbi da uso di sostanze non mostrano segni di miglioramento e in realtà sono peggiorati.

Tuttavia, da questi studi sembra che i miglioramenti siano promossi principalmente dai giovani.

Molteplici indagini e studi suggeriscono che sia i millennial (quelli nati dall'inizio degli anni '80 alla metà degli anni '90) che la Generazione Z (che per lo più sono nati nel XXI secolo) sono molto più accettanti e ben informati sulla malattia mentale rispetto alle generazioni precedenti.

I tassi di malattie mentali diagnosticate sono in aumento tra i giovani. Da ricerche degli ultimi anni si rileva che quasi la metà soffre di depressione, con un picco del 60% per gli adolescenti di età compresa tra 14 e 17 anni, una percentuale notevolmente maggiore rispetto alle generazioni precedenti. I lavori più recenti condotti durante la pandemia di COVID-19 indicano una profonda crisi di salute mentale nei giovani.

I ricercatori hanno scoperto che depressione, ansia e altri disturbi hanno permeato la vita degli adolescenti durante la pandemia. Tutti i gruppi analizzati hanno riferito di una tristezza più persistente dalla primavera del 2020. Questo si è tradotto in tassi di suicidio più elevati, soprattutto per le ragazze. Alcuni reparti di emergenza, in molti paesi, hanno segnalato un aumento significativo degli adolescenti ricoverati per tentativi di suicidio.

Gli studiosi attribuiscono questo peggioramento a una combinazione di fattori come la pandemia, i cambiamenti climatici, l'instabilità politica ed economica, l'aumento della competizione scolastica, la diffusione di smartphone e social media. Questi fattori peserebbero ancora di più per le ragazze.

Tuttavia, sebbene la depressione e l'ansia si stiano diffondendo tra i giovani, sembra che queste condizioni si stiano “normalizzando” e che i giovani stiano diventando più aperti e compassionevoli l'uno con l'altro.

Molti tipi di malattie mentali producono meno stigma per le generazioni più giovani. Quando questi giovani raggiungeranno la piena maturità, è l’auspicio degli studiosi, l’atteggiamento generale potrebbe cambiare anche per disturbi come la schizofrenia, come è successo, in modo rilevante, per questioni come il matrimonio tra persone dello stesso sesso negli ultimi venti anni.

I giovani appaiono, in molte ricerche, come i motori di mutati atteggiamenti e comportamenti. Un tipo devastante di stigma è l'autostigma, e l'evidenza indica che i millennial e la Generazione Z si stanno allontanando dal vivere crolli di autostima per essersi sentiti depressi e ansiosi, si sentono sempre di più come se fossero affetti da malattie comuni che possono essere gestite e persino superate con trattamento, sostegno di gruppo e solidarietà.

I giovani sono la chiave del cambiamento. Non solo perché sono sempre loro a dare forma al futuro, ma perché i giovani di oggi si trovano ad affrontare grandi sfide per la salute mentale.

Se la società e le politiche pubbliche riusciranno a sostenere la loro salute mentale attraverso gli stressanti cambiamenti sociali di questa fase storica, potrebbero avere la compassione e la saggezza per alleviare la sofferenza delle persone con malattie mentali, invece di peggiorarle con lo stigma.