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Il suicidio è la seconda causa di morte negli Stati Uniti tra i giovani di età compresa tra 10 e 24 anni e rappresenta oltre il 17% di tutti i decessi in questa fascia di età.

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Nel 2016, secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), circa 6.150 giovani sono morti per suicidio.

Secondo un'indagine del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, dal 2000 al 2014, i tassi di suicidio sono stati due o tre volte superiori per i giovani detenuti rispetto a quelli della popolazione generale.

In un nuovo studio pubblicato sul Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, i ricercatori del Nationwide Children's Hospital hanno esaminato le circostanze che precedono, il suicidio per comprendere meglio perché esista questa disparità nei livelli di suicidio.

"Avevamo alcune idee e ipotesi su quanto potrebbe essere associato alla differenza nei tassi di suicidio" dice Donna Ruch, studiosa del CDC presso l'Istituto di ricerca del Nationwide Children's. "Tuttavia usando i dati disponibili, siamo stati in grado di scoprire alcune sorprendenti somiglianze e differenze".

Lo studio ha utilizzato un campione rappresentativo a livello nazionale per esaminare le caratteristiche e le circostanze che hanno portato alla morte per suicidio tra giovani in carcere.

Estraendo i dati del National Violent Death Reporting System dal 2003 al 2012, i ricercatori hanno confrontato i dati dei giovani tra i 10 e i 24 anni morti per suicidio durante l'incarcerazione a quelli che sono morti per suicidio nella popolazione in  generale.

I risultati mostrano che i principali fattori di rischio per il suicidio – i precedenti nei tentativi di suicidio, l’anamnesi delle condizioni di salute mentale e l'uso di alcool o droghe - non erano significativamente differenti tra i due gruppi.

"I giovani che sono stati incarcerati e sono morti per suicidio non avevano più probabilità di avere condizioni di salute mentale problematiche rispetto a quelli che sono morti per suicidio nella comunità" dice la dottoressa Ruch.

"Questo ci ha sorpreso e ci ha portato a chiederci se ci potesse essere qualche fattore connesso all'ambiente che ha contribuito all'aumento dei suicidi.” Una differenza fondamentale tra i gruppi è che i giovani detenuti hanno meno probabilità di rivelare l'intenzione di suicidio (19,2 rispetto al 30,5%) o di lasciare un messaggio o una lettera riferita al suicidio (23,5 rispetto al 31,0%).

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"Lo shock immediato della reclusione e dell'interruzione della vita normale di un giovane può essere traumatico e aumentare il rischio di comportamenti suicidari" afferma la dottoressa Ruch. "Questo potrebbe essere particolarmente vero per i giovani incarcerati con fattori di rischio già esistenti".

Secondo lo studio, la prevalenza dell’impiccagione o del soffocamento come mezzo di suicidio per i giovani incarcerati mette in evidenza il potenziale impatto di una maggiore cura nel limitare la disponibilità di possibili legacci e nel controllare potenziali punti per impiccarsi nelle strutture correzionali.

Valutazioni tempestive e poi continuative del rischio di suicidio e l’attuazione di programmi mirati di prevenzione del suicidio per i giovani detenuti, sono alcune raccomandazioni pratiche degli autori dello studio.

Secondo lo studio, il 93 per cento delle strutture carcerarie per giovani attua un controllo per verificare intenzioni suicidarie solo al momento dell’incarcerazione e, in seguito, solo quando "ritenuto necessario".

Inoltre, la dottoressa Ruch afferma che affrontare in modo adeguato i problemi e i bisogni riferiti alla salute mentale dei giovani detenuti nelle strutture per gli adulti è ancora più difficile. Gli autori sottolineano, comunque, che lo studio non è stato pensato e progettato per indicare soluzioni a questo problema.

"I nostri risultati sostengono la necessità di una migliore pianificazione della sicurezza, di un rilevamento precoce del rischio di suicidio e di interventi di prevenzione del suicidio riferiti all’impostazione e all’organizzazione delle strutture carcerarie” afferma la Ruch.

"Il nostro lavoro di ricerca futuro includerà studi di valutazione per sostenere lo sviluppo di programmi efficaci per i giovani in contesti correttivi, e ricerche che chiariscano ulteriormente il rischio suicidario, mettendo a fuoco fattori protettivi e fattori determinanti del suicidio tra questi giovani".

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