I chatbot basati sull'intelligenza artificiale stanno diventando un punto di riferimento per gli adolescenti che sempre più di frequente se ne avvalgono, per avere consigli su amicizie, conflitti familiari e relazioni sentimentali.

Strumenti come ChatGPT, Replika, Claude e Character.AI si stanno affermando come fonte diffusa di sostegno emotivo tra i giovani, ma un gruppo di ricercatori dell'Arizona State University, in un articolo pubblicato sulla rivista “The Lancet Child & Adolescent Health”, invita a riflettere sui rischi che questa tendenza comporta per lo sviluppo delle competenze relazionali.
Secondo gli autori dello studio, questi sistemi conversazionali offrono un supporto immediato e privo di giudizio, potenzialmente utile alla crescita emotiva dei ragazzi. Tuttavia, in assenza di adeguate misure di tutela e di una progettazione pensata appositamente per i più giovani, l'uso continuativo dell'IA rischia di sottrarre agli adolescenti occasioni preziose per sviluppare abilità relazionali che nascono solo dal confronto diretto con altre persone.
Thao Ha, professoressa associata di psicologia alla Arizona State University ASU e autrice principale dello studio, sottolinea come il ritmo di sviluppo di queste tecnologie stia superando la capacità della ricerca scientifica, della governance e delle politiche pubbliche di tenere il passo. Al lavoro hanno collaborato anche la dottoranda in psicologia Jennifer Figueroa, la ricercatrice postdottorato Taren McGray e due giovani consulenti del progetto, Jessica Ramirez e Susana Ortega, entrambe studentesse liceali di Tucson rispettivamente di sedici e diciassette anni.
Durante gli incontri con i ricercatori, molti studenti hanno raccontato come loro stessi e i propri coetanei si rivolgano regolarmente all'intelligenza artificiale per affrontare questioni personali delicate legate alle relazioni. Susana Ortega ha raccontato di essere rimasta colpita dal fatto che tanti coetanei condividessero le stesse preoccupazioni, in particolare rispetto al timore che l'IA finisca per sostituire il contatto umano autentico, negando così quei bisogni profondi che nessuna macchina può realmente colmare.
Le competenze che si formano solo nel confronto reale
Secondo Ha, l'adolescenza rappresenta una fase determinante per l'acquisizione di capacità fondamentali come la regolazione delle emozioni, la risoluzione dei conflitti, l'empatia e la capacità di porre confini nelle relazioni. Sono competenze che, spiega la ricercatrice, si sviluppano tipicamente attraverso interazioni emotivamente intense con amici, partner e familiari.
Le esperienze di connessione sociale vissute durante l'adolescenza funzionano come mattoni fondamentali, elementi che si accumulano nel tempo e diventano la base su cui si costruiscono capacità relazionali destinate ad accompagnare la persona per tutta la vita. Per questo motivo, secondo la studiosa, è proprio in quegli anni che si acquisiscono gli strumenti necessari per costruire relazioni sane e soddisfacenti in età adulta.
I dati citati nello studio mostrano quanto l'uso dell'intelligenza artificiale sia ormai radicato tra i più giovani.
Gli stessi adolescenti coinvolti nello studio hanno espresso scetticismo verso le attuali strategie di regolamentazione, come la verifica dell'età, ritenute poco efficaci e lontane dai loro reali bisogni. Alcuni hanno raccontato come ormai risulti quasi impossibile evitare l'uso di queste tecnologie, al punto da renderne difficile un utilizzo davvero consapevole e intenzionale.
Due rischi principali
Gli autori dello studio individuano due fenomeni critici legati a questo utilizzo diffuso.
Il primo, definito "spostamento relazionale", si verifica quando i ragazzi scelgono di conversare con l'IA al posto di confrontarsi con persone reali. Secondo i ricercatori, evitare discussioni difficili con amici, familiari o partner può privare i giovani di occasioni fondamentali per sviluppare quelle competenze relazionali che, in condizioni normali, proteggono da depressione, ansia e solitudine. Tra gli esempi raccolti figurano ragazzi che cercano conferme dal chatbot dopo un litigio con il partner, oppure che preferiscono chiedere aiuto all'IA per i compiti invece di rivolgersi ai compagni di classe, riducendo così le naturali occasioni di socializzazione quotidiana.

Il secondo fenomeno, chiamato "apprendimento relazionale disadattivo", riguarda invece lo sviluppo di aspettative irrealistiche nei confronti delle relazioni umane.
Poiché i sistemi di intelligenza artificiale tendono a rispondere in modo immediato e a fornire una validazione costante, questo meccanismo rischia di rafforzare nei giovani utenti convinzioni rigide e poco sane su come dovrebbero funzionare i rapporti interpersonali. Col tempo, i ragazzi potrebbero arrivare ad aspettarsi lo stesso tipo di risposta anche da amici e partner reali, alimentando dinamiche relazionali disfunzionali e aumentando la vulnerabilità al rifiuto, alla violenza nelle relazioni sentimentali e a problematiche di salute mentale.
Ortega ha osservato come l'intelligenza artificiale sia programmata per compiacere l'utente, sapendo esattamente cosa dire in base a ciò che le viene comunicato: ricevere una soddisfazione totale e costante priva i ragazzi dell'esperienza di apprendimento che nasce dalle difficoltà e dagli ostacoli.
Non solo rischi: i possibili benefici
Per comprendere più a fondo come le tecnologie digitali stiano trasformando la mente dei più giovani, Thao Ha guida un ampio progetto di ricerca che coinvolgerà trecento adolescenti e i rispettivi partner sentimentali, seguiti per diciotto mesi. L'obiettivo è capire in quali momenti, modalità e contesti le interazioni digitali possano risultare benefiche oppure dannose per le relazioni, la salute mentale e il rendimento scolastico dei ragazzi.
I dati raccolti direttamente dai dispositivi mobili degli adolescenti permetteranno ai ricercatori di analizzare le interazioni digitali in tempo reale, offrendo uno sguardo più approfondito sul ruolo della tecnologia nella vita relazionale ed emotiva dei giovani.
Nell'articolo pubblicato su The Lancet, gli autori riconoscono comunque che l'intelligenza artificiale può offrire benefici concreti, in particolare per quegli adolescenti che incontrano ostacoli nell'accesso ai tradizionali sistemi di sostegno. Ragazzi che vivono in aree rurali, persone con disabilità, giovani appartenenti alla comunità LGBTQIA+ o chi ha un accesso limitato ai servizi di counseling possono trovare nell'IA una fonte di informazioni e supporto altrimenti difficile da reperire. Uno dei ragazzi intervistati ha sottolineato come l'intelligenza artificiale rappresenti un'alternativa economica rispetto a un percorso terapeutico tradizionale, rendendo le informazioni più accessibili per chi altrimenti non cercherebbe aiuto.
Secondo i ricercatori, se progettata tenendo conto delle esigenze evolutive dei più giovani, l'IA potrebbe favorire l'autoriflessione e orientare gli adolescenti verso un maggiore coinvolgimento con le persone reali, anziché sostituirlo.
Una strada da costruire insieme
Piuttosto che scoraggiare del tutto l'uso dell'intelligenza artificiale tra i giovani, gli autori dello studio invitano a intensificare la ricerca su come queste interazioni influenzino lo sviluppo adolescenziale nel lungo periodo. Allo stesso tempo, sollecitano scuole, comunità e responsabili politici a investire maggiormente nell'educazione relazionale, nei servizi di counseling e nella creazione di spazi in cui i giovani possano parlare apertamente delle proprie relazioni.
Come affermano gli stessi autori nello studio, sostenere la salute mentale degli adolescenti richiederà di garantire che i sistemi di intelligenza artificiale vengano utilizzati in modo da favorire l'apprendimento relazionale, proteggendo al contempo quelle esperienze concrete di vita attraverso cui i giovani imparano ad amare e a prendersi cura degli altri.






