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Anche negli anni '70, quando ho iniziato a occuparmi dei ragazzi del Beccaria, la droga rappresentava una delle scorciatoie scelte dai giovani per fare soldi o per un benessere immediato. Allora erano in particolare le anfetamine, i derivati dalla morfina, gli acidi. Ho visto tutta una generazione affondare nell'eroina...
La cocaina è un fenomeno relativamente recente, se ci riferiamo alla sua esplosione generalizzata. Prima era riservata solo alle persone abbienti. Come tutte le droghe ha effetti specifici, risponde a una precisa richiesta e tante volte anche a un preciso bisogno. La cocaina tonifica molto la persona. La persona si sente efficace, protagonista, forte, sicura, in maniera piacevole.

 

L'incapacità diffusa di pensare al dopo

 

Questo è sicuramente uno dei desideri che ogni essere umano, ogni adulto ha, e la cocaina viene consumata per raggiungere questo obiettivo. Quello che a riguardo viene subito da osservare, è come non si possa comprare una personalità tonica, efficiente, attraverso la droga, non fosse altro perché dopo un quarto d'ora, finita l'efficacia della sostanza, si ricasca in basso e si sta peggio di prima. Va da sé, però, in una società spesso contraddistinta da un'incapacità diffusa di pensare al dopo (parlare di futuro forse è troppo), di costruire, di impegnarsi per essere in grado di affrontare le responsabilità e le difficoltà dello stare con gli altri, in una situazione del genere la cocaina trova largo spazio.

Soprattutto nella delicata psicologia degli adolescenti alla "botta in su" segue poi il pesante contrappasso della "botta in giù", con squilibri anche psicologici importanti, qualche volta anche con danni cerebrali, dovuti anche alle sostanze con cui la droga viene tagliata, la cocaina a basso prezzo, intendo, alla quale vengono spesso mescolati psicofarmaci che scompongono e scombinano l'equilibrio psichico dei ragazzi. Bisogna dirlo ai ragazzi.

Bisognerebbe informarli senza essere conniventi e senza usare toni drammatici. 

Bisognerebbe informarli senza essere conniventi e senza usare toni drammatici. Il dramma suscita la curiosità, la connivenza genera sfiducia nei confronti dell'adulto. Bisognerebbe da persone competenti ascoltare la loro opinione, condividerla, ossia mettere insieme le conoscenze dei ragazzi con quelle di chi ne sa di più, in modo che si ragioni sui significati, sugli effetti, sulle aspettative legate all'uso di queste sostanze. I ragazzi devono capire che l'adulto che parla con loro si pone su un piano di parità. Ne sa di più, certo, ma deve far percepire loro che li ascolta, che sono loro poi a decidere. Occorre rimandarli alla loro libertà la scelta. Gli spot, le minacce o le punizioni, la cosiddetta tolleranza zero non è una risposta. Tolleranza zero con gli spacciatori ma non con i ragazzi. Con loro non porta a niente. La cocaina è un acceleratore, genera un apparente senso di sicurezza personale. Un acceleratore che suscita anche violenza, in quanto toglie freni inibitori, che riduce ancora di più il rispetto degli altri, dei più deboli, uomini e donne soli, disabili, verso i quali già c'è poca sensibilità nella nostra società. La droga la cancella del tutto. Occorre che i ragazzi lo capiscano, e perché questo accada bisogna saper stimolare le loro energie di cambiamento positivo, ponendosi su un piano paritetico, senza giudicarli.

Dall'intervista a Don Gino Rigoldi (dai materiali del progetto Non ci sto dentro dentro).

 

 

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Le pubblicazioni su Ubiminor riprenderanno il 2 settembre.
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