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Oggi primo maggio, nella ricorrenza della Festa dei lavoratori, per le conseguenze del lockdown il nostro Paese si trova di fronte a una crisi economica che, da un lato, ci mette di fronte a un ulteriore e grave peggioramento della situazione occupazionale, a un rischio di limitazione dei diritti; dall’altro, a una possibile trasformazione del modo di lavorare che presenta non solo positive innovazioni, ma anche potenziali fattori di disagio su cui occorre riflettere.

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La pandemia di coronavirus, infatti, ha cambiato per molti, almeno provvisoriamente, il modo di lavorare, un cambiamento che porta a pensare da questo nuovo, e drammatico, punto di vista anche al significato del lavoro per noi e le nostre comunità.

A seguito delle misure di allontanamento sociale, chi ha professioni flessibili che possono essere gestite in remoto, si sta in qualche modo adattando al lavoro da casa, mentre molte altre persone hanno già perso o stanno perdendo il lavoro, a seguito della chiusura di aziende e attività commerciali.

Questo radicale cambiamento delle condizioni di lavoro arriva in un momento molto particolare. Solo poco tempo fa ci stavamo chiedendo se l’automazione non stesse rendendo obsoleti tanti nostri lavori. La sfida oggi è diventata ancora più difficile, perché i rapporti di lavoro sono sostanzialmente cambiati. Molti lavoratori da remoto devono imparare a modificare le loro relazioni professionali adattandole a spazi virtuali, mentre altri che sono senza lavoro rischiano di essere completamente esclusi dalle relazioni di lavoro.

Con questo drastico cambiamento nel modo di lavorare, l’epidemia ci sta mostrando qualcosa di importante sulle funzioni sociali che la nostra vita lavorativa svolge.

Alcuni filosofi contemporanei pensano che il lavoro sia necessario a causa dei beni sociali che garantisce, come il contributo alla vita complessiva della società, il riconoscimento sociale e per il fatto di essere un'esperienza di comunità.

Ad esempio, quando si lavora in una situazione di interazione sociale, si ha l'opportunità di contribuire alla propria comunità in un modo che gli altri, i colleghi ma non solo, con evidenza riconoscono e apprezzano. Il lavoratore opera all’interno di uno spazio fisico che gli consente di interagire professionalmente e socialmente, e che offre anche l'opportunità a tutti coloro che vi partecipano di costruire un senso condiviso di comunità.

In un mondo in cui la maggior parte dei lavoratori trascorre mediamente 40 ore settimanali al lavoro - più di un terzo delle ore di veglia - le relazioni di lavoro sono spesso quelle che dominano la loro vita sociale. Non ci si limita a trascorrere del tempo con i propri colleghi di lavoro: si collabora, si fanno scelte condivise, si prendono decisioni insieme agli altri colleghi. Per molte persone, questo è un tipo di relazione molto diverso - a volte più attivo - rispetto a quelli che usualmente si hanno con amici o familiari.

Il lavoro può soddisfare la nostra natura sociale in modi anche più sfumati.

Un lavoro significativo non solo soddisfa espliciti bisogni sociali ma aiuta anche a svilupparsi come individui, consentendo di costruire un repertorio diversificato di capacità umane, intelligenza e autonomia. Esercitando queste capacità, si è in grado di soddisfare molte delle esigenze sociali sopra menzionate, come il riconoscimento e il contributo reciproco, nonché il rispetto per se stessi e l'espressione di sé, che sono tutti fondamentali per una positiva condizione di salute psicologica.

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La vicinanza fisica aiuta a dare significato al lavoro.

Il lavoro consente anche di perseguire l'eccellenza padroneggiando un'abilità o sviluppando determinate competenze. E l'eccellenza è invariabilmente connessa ai valori personali e ai valori che fondano la società in cui si vive.

Il lavoro in una condizione di interazione sociale aiuta a ottenere un senso dello scopo, anche attraverso qualcosa di semplice come trovare un modo per essere veramente utile agli altri. E, infine, un lavoro significativo permette di vedere la propria professione come parte della narrazione della propria vita, integrata con la vita delle persone che contano per ciascuno di noi. In questo senso, il lavoro aiuta a integrare le parti separate della vita di un individuo in un insieme coeso.

Questi elementi evidenziano il fatto che, come esseri umani, siamo intrinsecamente creature sociali. Le persone non hanno necessariamente bisogno di lavorare fisicamente insieme per raccogliere dei benefici sociali. Ma da soli, nel proprio “ufficio” a casa, si hanno maggiori difficoltà nel farlo.

Il fatto che il proprio lavoro sia importante per gli altri è diventato in questa situazione di isolamento meno ovvio, poiché la collaborazione è crollata in una catena di decisioni individuali tramite e-mail e, quando capita, con confronti in videochiamata. Le opportunità di riconoscimento formale o informale sono poche, poiché è difficile avvicinarsi a qualcuno dopo una presentazione Zoom per discutere le implicazioni delle sue idee o congratularsi con lui per il lavoro che sta svolgendo.

Il senso di comunità è meno tangibile, poiché le opportunità virtuali di connettersi socialmente possono essere unidimensionali: durante una videochiamata, si possono vedere e si può parlare con i propri colleghi, ma c'è poco altro che si possa fare effettivamente con loro. Tra questi beni sociali espliciti, si perdono le piccole interazioni quotidiane, anche solo un sorriso, un saluto, un ringraziamento sentito o anche uno sguardo freddo e scettico, che ricorda che la propria vita e il proprio lavoro sono integrati con le vite e il lavoro di altri.

Forse quanto ci sta insegnando questa emergenza potrebbe portarci a preservare alcune forme di lavoro contro l’insorgere del progresso tecnologico.

Internet consente un grande grado di connettività, ma di fatto non può soddisfare tutti i modi complessi e diversi in cui le persone esprimono la propria natura sociale lavorando gli uni con gli altri.

Anche se per ipotesi si sostituisse ogni forma possibile di produttività con l’automazione, integrata dalla compensazione di un reddito di base, il lavoro resta comunque prezioso come attività condivisa attraverso la quale gli uomini e le donne esercitano il loro bisogno reciproco di interazione e relazione, che resta un bisogno umano fondamentale.

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