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La procrastinazione è qualcosa che la maggior parte dei genitori conosce bene: l'hanno sperimentata in prima persona e ora la osservano nei figli; e vorrebbero trovare il modo di fermarla.

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Alcuni psicologi suggeriscono che l'auto-compassione e l'auto-perdono potrebbero essere efficaci per ridurre la procrastinazione, anche se a prima vista potrebbe sembrare contraddittorio. Essere gentili e indulgenti con se stessi quando si deve affrontare un compito impegnativo e si sta procrastinando, può infatti sembrare un modo per allontanarsi dalla responsabilità di portare a termine il lavoro. Potrebbe far sentire meglio, certo, ma in che modo questo aiuterà un ragazzo a raggiungere i suoi obiettivi?

L’inefficacia dell’autocritica

In genere si crede che a smuovere, in questa situazione, possa essere l’autocritica, ma l'autocritica, spiegano gli esperti, è problematica quando si cerca di evitare la procrastinazione. Se un giovane ha un giudizio negativo su se stesso, è più probabile che reagisca negativamente a qualsiasi compito impegnativo che deve affrontare.

Il modo in cui si considerano le difficoltà nel percorso verso un obiettivo è un riflesso di come si vede se stessi, spiega la psicologia.

Se questo è l’atteggiamento di un adolescente, allora di conseguenza cercherà prove a sostegno di queste visioni distorte di se stesso e le troverà mentre sta procrastinando. Le visioni negative di se stessi si autoavverano e si rafforzano.

L'autocritica poi si ritorce contro chi la esercita. Ad esempio, se si tende a procrastinare un allenamento, invece di esaminare perché si hanno difficoltà a svolgerlo, ci si rimprovera. Questo genererà sentimenti ancora più negativi nei confronti dell'esercizio e farà desiderare di ottenere sollievo da questi sentimenti procrastinando. Cercando per questa via di non stare male, si sarà meno propensi a trovare una soluzione alle proprie difficoltà.

L’autocritica, in definitiva, può portare a ulteriori pensieri negativi che generano sentimenti negativi che sono demotivanti piuttosto che motivanti e quindi indirizzano a un ulteriore evitamento.

Il potere dell'auto-compassione

La maggior parte delle persone ha un'idea abbastanza chiara di cosa significhi essere compassionevoli. Ad esempio, se che qualcuno cui si tiene sta faticando per raggiungere un suo obiettivo, o si sente giù perché ha fallito una prova, si sentirebbe che sta soffrendo e si sarebbe gentili e comprensivi nei suoi confronti.

Essere compassionevoli verso se stessi significa estendere a se stessi la stessa compassione che si proverebbe per altri. Per quanto controintuitivo possa sembrare, le prove scientifiche hanno dimostrato che l'auto-compassione può sia aiutare a ridurre la procrastinazione sia aiutarci a raggiungere i propri obiettivi, spiegano gli esperti.

Uno studio sull’argomento ha trovato che meno compassionevoli erano le persone, più erano inclini a procrastinare. Le difficoltà nel gestire le emozioni negative e poi anche nell'amplificare queste emozioni con discorsi interiori negativi e rimuginare su errori e cadute sono i fattori trainanti della procrastinazione. Essere meno compassionevoli spiegava anche perché coloro che erano inclini a procrastinare riferivano di sperimentare livelli più elevati di stress.

Questo, osservano gli studiosi, dice anche che le persone che sono più auto-compassionevoli sono meno inclini a procrastinare. In altre parole, essere compassionevoli può essere un fattore protettivo contro lo sviluppo della tendenza a procrastinare.

L'auto-compassione può aiutare a disinnescare i sentimenti e i giudizi negativi che possono far desiderare di evitare o abbandonare un compito impegnativo.

Fortunatamente, per i genitori che devono aiutare i figli a vincere la procrastinazione, l'autocompassione è un'abilità che si può sviluppare. Secondo i ricercatori essere compassionevoli implica tre elementi fondamentali.

Trasformare l'autocritica in gentilezza verso se stessi

Quando si procrastina, non bisogna incolpare se stessi per le proprie difficoltà né formulare giudizi negativi su di sé o sul proprio carattere. Non si deve aumentare la propria sofferenza avendo aspettative irrealistiche o insistendo sul fatto che si dovrebbe essere perfetti.

Al contrario, meglio affrontare le proprie fatiche, inadeguatezze e fallimenti con calore, apertura e accettazione. Invece di criticarsi aspramente per qualche fallimento, reale o presunto, meglio “assolversi” e cercare di fare del proprio meglio per sistemare le cose.

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È bene che un ragazzo non si senta isolato nella sua sofferenza. Questo implica riconoscere che ognuno commette errori, non è all'altezza di ciò che aveva sperato, si trova faccia a faccia con le proprie inadeguatezze e difetti e di conseguenza soffre.

Significa non lasciare che i propri sentimenti di vergogna per la procrastinazione prendano il sopravvento e facciano sentire come se tutti gli altri fossero molto più bravi nel raggiungere i loro obiettivi.

Un ragazzo deve ricordare che non sarà la prima persona a procrastinare, né l'ultima. Sapere questo rende più facile ammettere apertamente quando si sta procrastinando e chiedere aiuto agli altri per rimettersi in carreggiata con i propri obiettivi.

Un giovane deve imparare a essere consapevole delle sue emozioni. Questo implica fare un passo indietro dalle emozioni negative e assumerne una visione equilibrata e non giudicante, senza sopprimere o evitare queste emozioni o i pensieri negativi che le alimentano. Adottare un approccio consapevole alle proprie emozioni aiuta a non reagire in modo eccessivo agli errori o inadeguatezze personali o a rimanere bloccati nell'autocommiserazione.

Meglio riconoscere di non essere soddisfatto della procrastinazione e delle sue ricadute e accettare i sentimenti negativi che si provano, piuttosto che evitarli o lasciarsi coinvolgere troppo da essi. Assumendo questa posizione consapevole, ci si trova in una posizione migliore per essere curiosi di sapere perché ci si sente arrabbiati con se stessi e perché si è evitato il compito in primo luogo.

Il potere paradossale del perdono

Il perdono è il processo volontario di lasciar andare sentimenti negativi come risentimento o rabbia diretti verso un altro individuo o gruppo a causa del danno che hanno causato. Questo non significa dimenticare ciò che è stato fatto, ma significa rilasciare le emozioni negative a cui ci si aggrappa che possono essere dannose per il proprio stesso benessere. Accettare quello che è successo e andare oltre emotivamente.

L'auto-perdono implica mostrare questo stesso perdono a se stessi. Come per l'autocompassione, spesso è più difficile perdonare se stessi che perdonare gli altri.

Quando si è fatto qualcosa che si sa aver causato danni a se stessi o ad altri, come procrastinare, spiegano gli psicologi, è facile cadere nella trappola di credere di meritare di essere puniti per quello che si è fatto. Essere aspramente autocritici su ciò che è accaduto può essere una forma di punizione che può ostacolare e impedire di andare oltre i propri errori. Aggrapparsi alle emozioni negative può tenere bloccati nel passato.

Cosa significa l'auto-perdono in rapporto alla procrastinazione? I ricercatori propongono tre passaggi chiave.

Innanzitutto, accettare di aver procrastinato e di non essere soddisfatti di se stessi per averlo fatto. Perché ciò accada, occorre assumersi la responsabilità della tua procrastinazione. Finché un giovane dà la colpa della sua procrastinazione a forze esterne, o non ammette che il ritardo è stato volontario, allora non sta veramente accettando di aver procrastinato. Arrivare a questo può essere difficile, specialmente se si è inclini a procrastinare. Il primo istinto sarà quello di evitare tutto ciò che porta in superficie emozioni difficili. La negazione, soprattutto per un adolescente, è un posto meravigliosamente sicuro dove stare, sottolinea la psicologia.

Una volta che si sono pienamente riconosciuti i propri sentimenti negativi riguardo alla procrastinazione, allora si è pronti per l’ultimo passo: superare quei sentimenti. Questa significa accettare quello che si è fatto e perdonare se stessi. In altre parole, passare da una mentalità di punizione a una mentalità di restituzione. Chiedersi cosa si può fare per ridurre le probabilità di commettere nuovamente l'errore di procrastinare. Quindi agire per cambiare il proprio comportamento.

I ricercatori della Carleton University in Canada hanno verificato se l'auto-perdono potesse ridurre la procrastinazione tra gli studenti universitari che stavano studiando per gli esami. Prima di ciascuno dei due esami intermedi, gli studenti hanno risposto a domande sulla misura in cui avevano procrastinato lo studio per il loro esame e se si erano perdonati per la loro procrastinazione. Gli studenti hanno anche riportato il loro stato d'animo.

I risultati sono stati sia paradossali che incoraggianti. Gli studenti che si sono perdonati per aver procrastinato mentre si preparavano per il primo esame avevano meno probabilità di procrastinare la preparazione per il secondo esame, e il motivo per cui hanno procrastinato di meno è dovuto all'umore: hanno sperimentato un umore meno negativo, che a sua volta ha ridotto la loro procrastinazione. Al contrario, gli studenti che non si sono perdonati di aver procrastinato il primo esame si sono sentiti peggio e hanno continuato a procrastinare lo studio per il secondo esame. Questa ricerca, osservano gli studiosi, dice che l'auto-perdono fornisce un mezzo efficace per regolare l'umore negativo che porta ad affrontare i problemi piuttosto che evitarli procrastinando.

Una prospettiva per certi versi sorprendente, a livello educativo, in controtendenza con un mondo sempre più competitivo, autopunitivo per i fallimenti, che punta a ottenere sempre il meglio da se stessi. Perdonare se stessi per aver fallito diventa il modo più efficace per affrontare al meglio la prossima sfida.

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