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Le amicizie rappresentano uno dei legami sociali più importanti. Attraverso gli amici si possono avere sostegno emotivo, protezione, aiuto pratico e un senso di appartenenza che influenza profondamente il benessere psicologico e fisico. Le età d’oro dell’amicizia sono in particolare l’adolescenza e la giovane età adulta.

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Tuttavia, ogni amicizia si basa anche su un delicato processo di valutazione reciproca: quanto possiamo fidarci dell'altra persona? Quanto è altruista? Quanto è incline a pensare soprattutto ai propri interessi?

Un nuovo studio condotto da William J. Chopik della Michigan State University ha esplorato proprio questo aspetto, concentrandosi sul concetto di cinismo e sul modo in cui le persone giudicano il livello di cinismo dei propri amici. La ricerca, pubblicata sulla rivista Evolution and Human Behavior, mostra che non vediamo i nostri amici in modo completamente obiettivo: da un lato riusciamo a coglierne alcune caratteristiche reali, dall'altro tendiamo sistematicamente a interpretarli in maniera più positiva di quanto non siano in realtà.

Che cosa si intende per cinismo

Nello studio il cinismo viene definito come una combinazione di sfiducia verso gli altri, antagonismo e convinzione che le persone siano guidate principalmente dall'interesse personale. Una persona cinica tende quindi a interpretare le azioni altrui come motivate da secondi fini, egoismo o opportunismo.

Questo atteggiamento può avere alcuni vantaggi. In ambienti caratterizzati da scarsa fiducia, il cinismo può aiutare a evitare sfruttamenti e delusioni. Tuttavia, la letteratura scientifica mostra che livelli elevati di cinismo sono associati anche a conseguenze negative, tra cui relazioni sociali più fragili, minore fiducia nelle istituzioni, peggiore qualità delle connessioni interpersonali e persino effetti sfavorevoli sulla salute.

Secondo l'autore, il problema fondamentale consiste nel trovare un equilibrio: essere abbastanza realistici da riconoscere le persone realmente affidabili, ma non così sospettosi da compromettere rapporti che potrebbero essere preziosi e vantaggiosi.

Un consiglio prezioso a livello educativo, da rivolgere ai più giovani, più aperti e desiderosi di nuove amicizie, ma anche più ingenui e inesperti, e pronti a cadere nella disillusione.

Lo studio su 173 coppie di amici

Per comprendere come le persone valutano il cinismo dei propri amici, il ricercatore ha coinvolto 173 coppie di amici, per un totale di 346 partecipanti. Ognuno di loro ha compilato questionari sul proprio livello di cinismo e ha inoltre espresso una valutazione sul grado di cinismo dell'amico coinvolto nello studio.

L'analisi è stata effettuata utilizzando il cosiddetto Truth and Bias Model, un modello statistico che permette di distinguere tre componenti fondamentali del giudizio interpersonale.

La prima è l'accuratezza, cioè la capacità di percepire correttamente le caratteristiche reali dell'altra persona. La seconda riguarda il bias direzionale, ossia la tendenza sistematica a sovrastimare o sottostimare una determinata caratteristica. La terza è la cosiddetta similarità presunta, che si verifica quando le persone proiettano sugli altri aspetti della propria personalità, assumendo che amici e conoscenti siano simili a loro.

Gli amici vengono percepiti come migliori di quanto siano

Il risultato più interessante emerso dalla ricerca è che le persone tendono a sottovalutare sistematicamente il livello di cinismo dei propri amici.

In altre parole, gli amici vengono generalmente considerati più benevoli, più sinceri e più orientati alla cooperazione rispetto a quanto dichiarano essi stessi nei questionari. Questa distorsione positiva non appare casuale: potrebbe rappresentare un meccanismo psicologico che facilita la collaborazione, la fiducia reciproca e la stabilità delle relazioni.

Lo studio suggerisce infatti che vedere un amico come leggermente meno cinico di quanto sia realmente potrebbe favorire la cooperazione e ridurre conflitti e sospetti inutili. Da una prospettiva evoluzionistica, sottolineano lo studioso, questo atteggiamento potrebbe essere stato vantaggioso perché aiuta a mantenere alleanze sociali solide, fondamentali per la sopravvivenza e il successo umano nel corso della storia.

Proiettiamo sugli amici il nostro modo di vedere il mondo

La ricerca ha evidenziato anche un secondo fenomeno importante: si tende tendono a trasferire il proprio livello di cinismo sui propri amici.

Chi possiede una visione molto sospettosa degli altri è più incline a percepire anche gli amici come persone ciniche. Al contrario, individui meno diffidenti tendono a considerare i propri amici più fiduciosi e altruisti. Questo effetto di proiezione dimostra come i giudizi sugli altri non dipendano soltanto dalle caratteristiche reali dell'altra persona, ma siano influenzati anche dalla nostra personalità e dal nostro modo abituale di interpretare il comportamento umano.

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Accuratezza e illusione positiva convivono

Lo studio sottolinea che accuratezza e distorsione positiva non si escludono a vicenda.

I partecipanti non erano completamente ciechi rispetto alla vera personalità dei loro amici. Al contrario, dimostravano una discreta capacità di cogliere il reale livello di cinismo dell'altra persona. Tuttavia, questa accuratezza era accompagnata da una lieve tendenza a vedere l'amico sotto una luce più favorevole.

È possibile riuscire contemporaneamente a riconoscere alcuni aspetti autentici dell'amico e a conservare una visione leggermente idealizzata della relazione.

Le amicizie recenti sono le più ottimistiche

L'analisi ha inoltre preso in considerazione diversi fattori relazionali, tra cui la durata dell'amicizia, il grado di fiducia reciproca e la vicinanza emotiva.

Contrariamente a quanto si sarebbe potuto immaginare, rimarca lo studioso, questi elementi hanno avuto un'influenza limitata sull'accuratezza dei giudizi. L'unica eccezione significativa riguarda le amicizie più recenti. Le persone che conoscevano il proprio amico da meno tempo tendevano infatti a sottostimare il suo livello di cinismo in misura maggiore rispetto a chi aveva un rapporto di lunga durata.

Questo risultato suggerisce che, nelle prime fasi di un'amicizia, esista una forte motivazione a vedere il meglio nell'altra persona. Una visione più benevola e fiduciosa potrebbe favorire la formazione del legame e incoraggiarne lo sviluppo nel tempo.

Perché il cervello sceglie questa strategia

Dal punto di vista teorico, l'autore richiama la cosiddetta Error Management Theory, secondo la quale gli esseri umani sviluppano strategie cognitive che minimizzano gli errori più costosi.

Nel contesto delle amicizie, considerare un amico leggermente più affidabile di quanto sia realmente può esporre al rischio di qualche delusione. Tuttavia, l'errore opposto — vedere continuamente egoismo, ostilità e secondi fini dove non esistono — potrebbe compromettere relazioni potenzialmente preziose e distruggere alleanze importanti. Per questo motivo, una moderata tendenza all'ottimismo potrebbe rappresentare un compromesso adattivo tra prudenza e cooperazione.

Conclusioni

Lo studio mostra che le amicizie sembrano prosperare grazie a una combinazione di realismo e benevola illusione. Le persone non ignorano completamente i difetti dei propri amici, ma tendono ad attenuarli quel tanto che basta da preservare fiducia, cooperazione e vicinanza emotiva.

In definitiva, vedere gli amici come leggermente migliori di quanto siano potrebbe non essere un errore cognitivo da correggere, bensì una caratteristica fondamentale del modo in cui gli esseri umani costruiscono e mantengono legami duraturi. Allo stesso tempo, i risultati ricordano che un eccesso di fiducia può comportare rischi, rendendo necessario trovare un equilibrio tra apertura verso gli altri e capacità di riconoscere comportamenti problematici.

Il professor Chopik sottolinea che  dobbiamo vedere gli amici in modo sufficientemente accurato da sapere di chi possiamo fidarci, ma anche abbastanza positivamente da mantenere cooperazione e vicinanza.

Certo per un giovane, in particolare, riporre fiducia nelle persone sbagliate potrebbe rappresentare uno svantaggio. A livello educativo lo studioso spera che il suo lavoro aiuti a riflettere più attentamente su come le amicizie sia fatte sia di realismo sia di illusioni positive, e a insegnarlo ai più giovani.


Riferimento bibliografico

William J. Chopik.
Cynicism among friends: Accuracy and bias in cynicism judgments.
Evolution and Human Behavior (2026)

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