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Anche in Italia il tema del peso e dell'alimentazione dei più giovani è diventato un'emergenza di salute pubblica. Sovrappeso e obesità riguardano in modo diverso gli adolescenti italiani, in relazione alla zona geografica e al livello socioeconomico delle famiglie.

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Secondo i dati Istat relativi al biennio 2024-2025, oltre un minore su quattro tra i 3 e i 17 anni si trova in una condizione di eccesso di peso, con una punta del 32,3% nella fascia tra i 3 e i 10 anni.

Le rilevazioni dell'indagine "OKkio alla Salute" confermano il quadro: circa un bambino su cinque tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso, mentre uno su dieci è già obeso. Il fenomeno colpisce con maggiore intensità le famiglie più fragili e le regioni del Mezzogiorno, dove in diversi casi si supera il 30% tra bambini e adolescenti in sovrappeso.

È in questo contesto che assume particolare rilievo la proposta di inserire stabilmente le competenze alimentari nei programmi scolastici, anziché lasciarle alla sola iniziativa delle famiglie.

Un problema di salute che parte da lontano

Le cause di sovrappeso e obesità tra i giovani sono molteplici e intrecciate tra loro — fattori biologici, sociali e ambientali si sommano — ma esiste un punto di partenza solido su cui intervenire: la qualità della dieta è direttamente collegata alla salute.

Numerosi studi hanno dimostrato che un'alimentazione sana nell'infanzia si associa a un migliore stato di salute fisica. I regimi alimentari di qualità, ricchi di frutta e verdura fresca, sono legati anche a un miglior benessere psicologico nella prima adolescenza. Al contrario, diete povere e obesità infantile aumentano il rischio di malattie cardiovascolari in età adulta.

Le competenze culinarie come leva trascurata

Tra le strategie più efficaci per incoraggiare i ragazzi a mangiare meglio, includendo più frutta e verdura fresca nella dieta quotidiana, c'è un aspetto spesso sottovalutato: insegnare loro a cucinare. Una recente ricerca condotta insieme ad alcuni colleghi ha mostrato che i bambini più piccoli con maggiore esperienza nelle attività di preparazione del cibo tendono a consumare più frutta e verdura.

Cucinare i pasti partendo da ingredienti freschi comporta naturalmente un maggiore utilizzo di frutta e verdura, alimenti ricchi dei nutrienti e delle fibre necessarie per mantenersi in salute. I bambini possono acquisire queste competenze fin da piccolissimi, e prima iniziano, più è probabile che le abitudini alimentari sane si consolidino nel tempo, plasmando i comportamenti futuri.

Uno studio condotto su 19.736 bambini europei tra i sei e i nove anni ha permesso di osservare che i bambini capaci di sbucciare frutta e verdura con un pelapatate presentavano una probabilità inferiore del 15% di essere obesi. Al tempo stesso, però, l'analisi ha mostrato un dato apparentemente contraddittorio: complessivamente, i bambini che partecipavano più spesso alla preparazione dei pasti a casa presentavano un rischio di obesità leggermente più elevato.

Perché cucinare in casa non basta

Questo risultato non significa che cucinare in famiglia causi l'obesità. La correlazione, ricordano i ricercatori, non implica causalità, ed è possibile anche una relazione inversa: i ragazzi già in condizione di obesità potrebbero manifestare un comportamento alimentare più orientato alla ricerca di cibo, e per questo essere più coinvolti nella preparazione dei pasti domestici. D'altra parte, quando i genitori cucinano insieme ai figli, capita spesso che si tratti di preparazioni ricche di zuccheri e grassi, come dolci e torte, piuttosto che di piatti equilibrati.

È proprio per questa ragione che l'apprendimento delle competenze alimentari a scuola diventa fondamentale, sottolineano gli esperti. In Giappone, il programma Shokuiku ha reso l'educazione alimentare una parte integrante e strutturata del curriculum scolastico. Il Paese vanta una solida politica di educazione nutrizionale legata ai pasti scolastici, e presenta una prevalenza di obesità giovanile del 4,4% nella fascia tra i cinque e i diciannove anni, contro una media mondiale dell'8,2% nella stessa fascia d'età.

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Si tende spesso a dare per scontato che questo tipo di apprendimento debba avvenire in famiglia, avvertono i ricercatori, ma questa impostazione presuppone che i genitori abbiano il tempo, la sicurezza e le conoscenze necessarie per trasmetterlo. Molti non le hanno. E in assenza di un supporto strutturato, il divario tra chi ha accesso a questa formazione e chi ne è privo continua ad allargarsi.

A scuola l’educazione alimentare è spesso trascurata

Le competenze alimentari non godono di strutture equivalente, ad esempio, rispetto a  quelle motorie, nonostante il loro impatto di lungo periodo sulla salute sia altrettanto significativo. Il World Cancer Research Fund raccomanda cinque ore settimanali di educazione alimentare e culinaria, un obiettivo che nella pratica risulta però difficilmente realizzabile. Le scuole avrebbero bisogno di attrezzature da cucina, di alimenti da utilizzare nelle lezioni pratiche, di una formazione specifica per gli insegnanti chiamati a condurre lezioni di cucina per intere classi, e di più spazio all'interno di un curriculum già fitto di impegni.

Un obiettivo più realistico potrebbe consistere in circa 24 ore annue di educazione alimentare nella scuola primaria e secondaria di primo grado, distribuite ad esempio in dodici lezioni da due ore lungo le 39 settimane dell'anno scolastico, spiegano gli studiosi.

Sessioni regolari e pratiche, incentrate sulla preparazione di piatti salati semplici — in particolare a base di verdure — contribuirebbero a costruire fiducia, familiarità con il cibo e abitudini più sane nel tempo. Sbucciare, tagliare e cucinare non sono competenze accessorie: sono fondamenta per il benessere di lungo periodo, sottolineano gli esperti.

Un’impostazione di fondo

Occorrerebbe un programma scolastico stabile di educazione all’alimentazione. e evidenze scientifiche sulle competenze alimentari dei giovani si sono moltiplicate, ma le politiche educative non riescono in generale a tenere lo stesso passo.

I ragazzi acquisiscono queste abilità attraverso l'osservazione, la pratica e il rinforzo continuo, costruendo progressivamente competenza man mano che ripetono i compiti.

Questo aspetto è particolarmente rilevante per l'educazione nutrizionale, a detta degli esperti, dal momento che i giovani sviluppano le proprie competenze alimentari in un contesto di apprendimento complesso, plasmato dalla fiducia percepita nelle proprie capacità culinarie e dal sostegno ricevuto da genitori e insegnanti.

Se l'obiettivo è promuovere diete più sane, concludono gli studiosi, diventa quindi necessario dare priorità alle competenze pratiche, non solo alle conoscenze teoriche. Un curriculum orientato alle competenze permetterebbe ai più giovani di orientarsi meglio nel proprio ambiente alimentare, con benefici destinati a durare ben oltre gli anni scolastici.