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La capacità di ascolto rinsalda le relazioni umane, in quanto permette uno scambio di informazioni che alimenta la comprensione e la vicinanza di una persona a un’altra. Ha un valore specifico in quello che permette di conoscere e un valore simbolico per quello che rappresenta agli occhi di chi sta comunicando qualcosa.

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Saper parlare e confidarsi è anch’essa una fondamentale competenza della comunicazione verbale, ma se una persona sa fare solo questo e non riesce mai a sua volta ad ascoltare con attenzione l’interlocutore,  tale atteggiamento diventa una forma di disabilità sociale.

L’auspicio è che, crescendo, un ragazzo, nell’ambito anzitutto delle relazioni familiari, acquisisca la capacità sia di parlare di sé, sia di ascoltare l’altro, rimanendo in silenzio e in ascolto quando è appunto l’altro a parlare.  

Anche tra le persone che sono più intime, rimane sempre un po’ di estraneità. Le persone in buona relazione tra loro cercano sempre di raccogliere dati e “informazioni”, sforzandosi di “restare al passo” con la conoscenza reciproca, ascoltando quello che l’altro esprime per raccontare il suo presente in continua evoluzione.

Se si blocca questo scambio continuo, perfino membri della stessa famiglia possono diventare estranei tra loro. Alla conoscenza subentra il non sapere e fantasie senza fondamento possono prendere piede.

"Quando hai smesso di parlare con me, pensavo che fossi arrabbiato! Finché non me lo hai detto, non immaginavo che in realtà tu ti sentissi tanto triste".

All'interno in particolare nelle relazioni di accudimento, quindi, quali quelle di una famiglia, un'adeguata condivisione verbale e un adeguato ascolto fanno sì che le persone si sentano strettamente in relazione tra loro, al passo con ciò che sta accadendo all’altro.

Mantenere questo legame diventa via via più importante tra genitori e ragazzi adolescenti, poiché il processo dell'adolescenza li fa gradualmente crescere verso una maggiore indipendenza, come deve giustamente accadere.

"Non mi parli mai più!" dice di solito un genitore preoccupato lamentandosi con un figlio adolescente, quando si sente all’oscuro di quello che accade e vorrebbe fare il suo bene. Al converso, un adolescente che si senta non accettato e capito, potrebbe rimproverare un genitore dicendogli: "Non mi ascolti mai più!". 

Sono cose a cui fare molta attenzione.

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Il potere dell’ascolto

Sono molte le funzioni dell’ascolto dei genitori nei confronti dei figli. Ascoltare è un dono, in quanto si offre la propria attenzione. L'ascolto esprime interesse: ci si mostra curiosi di sapere cosa verrà detto. Ascoltare è disponibilità, in quanto ci si prende il tempo per comprendere quello che un figlio ha da dire.

L'ascolto è conferma dell’altro, in quanto si riconosce valore a quello che sta dicendo. L’ascolto crea intimità, si diventa come dei compagni all’interno di un’esperienza di comunicazione. Ascoltare aiuta a elaborare l'esperienza, incoraggia a parlare di quello che sta succedendo.

Può anche creare vulnerabilità, in quanto ci si potrebbe sentire oppressi da quello che si viene a conoscere. L'ascolto conforta in quanto si condivide l’effetto di quello che viene detto. L'ascolto rende pubblico qualcosa di privato, in quanto gli consente di essere confidato.

Ascoltare è un segno di fiducia, in quanto chi parla di mette al rischio di essere conosciuto, e non è critico, in quanto chi parla in quel momento si sente accettato. Ascoltare è educativo, quello che dicono gli altri può insegnare molto.

Naturalmente, ascoltare per i genitori non è sempre facile. Ad esempio, può essere difficile ascoltare quando ci si è già fatti un’opinione, quando non si vuol sentire quello che viene detto, quando si deve interrompere quello che si sta facendo, quando ci si sente in un “luogo” emotivamente difficile, o ci si sente troppo stanchi per fare attenzione.

Quando si pensa di aver già sentito tutto quello che ti stanno dicendo, quando ci si sente sottosopra per quello che viene detto, o impazienti di fare qualcosa, o ci si sente offesi o accusati, oppure preoccupati o spaventati.

Quindi, tanto importante è l'ascolto, in particolare nel sostenere le relazioni di accudimento, quanto spesso è complicato e impegnativo da mettere in atto.

E questo è vero per tutti e quattro i tipi di ascolto. l’ascolto attivo, quando si vuole davvero capire qualcosa. L’ascolto riflettente, quando si fa “da specchio” a quello che si sente. L’ascolto empatico, quando si fa capire di provare le stesse sensazioni di chi ci sta parlando. L’ascolto “interpretativo”, quando si rielabora quello che ci viene detto a favore della riflessione del ragazzo.

Non solo l'ascolto dei genitori è un'abilità di relazione umana fondamentale e utile in molte situazioni, con un adolescente può anche essere un atto d'amore. Il ragazzo alla fine può dirsi: "Anche se quello che ho confidato loro non è proprio quello che volevano sentire da me, i miei genitori hanno ascoltato davvero quello che avevo da dire".

Il più grande complimento che un ragazzo possa fare ai suoi genitori, infatti, è quando dichiara a qualcuno: "Posso davvero parlare di tutto ai miei".

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Le pubblicazioni su Ubiminor riprenderanno il 2 settembre.
A tutti i lettori, auguriamo buone vacanze!

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