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Molti giovani condividono una profonda preoccupazioni per le condizioni climatiche e l’emergenza ambientale, sentimento che può arrivare a prendere anche le forme dell’ansia.

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Lo indica una recente indagine globale che, illustrando la profondità dell'ansia che molti giovani provano per il cambiamento climatico, sollecita gli adulti a parlarne con loro per alleviarla.

Lo studio è stato condotto dall'Università di Bath e ha rilevato che il 75% dei giovani intervistati ritiene che il futuro sia spaventoso a causa dei cambiamenti climatici e il 65% è d'accordo con l'affermazione che i governi non si stiano preoccupando abbastanza per i giovani.

Il sondaggio ha esaminato 10.000 ragazzi di età compresa tra i 16 e 25 anni, provenienti da dieci Paesi: Regno Unito, Finlandia, Francia, Stati Uniti, Australia, Portogallo, Brasile, India, Filippine e Nigeria.

Per Lise Van Susteren, psichiatra ed esperta degli effetti sulla salute fisica e mentale dei cambiamenti climatici e coautrice dello studio, nulla di tutto ciò è una sorpresa.

"Parlo con i più giovani da molti anni della loro ansia e sono stata spesso testimone dei danni psicologici provocati da questa preoccupazione, legata anche all’inerzia dei governi”.

"Tutte le cose che abbiamo trovato nell’indagine, se usassimo il solo buon senso, probabilmente le metteremmo a fuoco lo stesso, ma le persone non sempre collegano i vari punti di questo problema. Quindi il fatto che lo abbiamo ora messo nero su bianco e possiamo mostrarlo all’attenzione pubblica è davvero importante".

Oltre i due terzi dei giovani intervistati che affermano di essere tristi, impauriti e ansiosi, oltre la metà ha riferito di provare un senso di impotenza, persino di colpa e vergogna.

I sentimenti di colpa e vergogna possono sembrare sorprendenti, ma i ricercatori credono che siano un aspetto importante di ciò che sperimentano i ragazzi.

Alcuni di loro guardano a quello che sta succedendo nel mondo e pensano che dovrebbero fare di più o si chiedono se sono davvero considerati, sapendo che gli adulti sanno bene cosa sta succedendo e non stanno agendo.

"Ci può anche essere un senso di vergogna per il fatto che non sono presi in considerazione nella misura in cui, ovviamente, chiederebbero di essere, e vogliono essere e meritano di essere".

La migliore analogia è una famiglia, dice la dottoressa Van Susteren. “Una comunità, una regione e una nazione, un pianeta, è come una famiglia in grande. Quindi si pensi a cosa accadrebbe nella propria famiglia se i genitori non si prendessero cura di noi, se sapessero che i figli hanno fame o che tornando a casa durante una tempesta di neve o non si avevano i vestiti adatti e cose del genere. Sappiamo cosa provocherebbe questo all’autostima di un figlio".

L'inazione dei governi nel prendersi cura del pianeta invia lo stesso messaggio: non sei abbastanza importante; non ci preoccupiamo abbastanza di te per proteggerti.

Ancora più sorprendentemente, oltre la metà dei giovani intervistati nello studio ha riportato un’impressione di sventura, la sensazione che il futuro sia letteralmente condannato. Quattro su dieci hanno dichiarato di essere riluttanti ad avere figli propri, di conseguenza a questo.

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I ricercatori vedono una "ingiustizia generazionale" da parte delle persone più anziane che hanno potere e si rifiutano di agire per proteggere il futuro dei giovani. L’hanno chiamata "aggressione generazionale".

“Quando sai che stai facendo del male a qualcuno e lo stai facendo comunque, che ti piaccia o no, che lo accetti o no, che lo dici o meno, e che ne sei consapevole o no, è sempre e ancora aggressività” sostiene la Van Susteren.

"E vedo questa aggressività nell'atteggiamento di alcune persone - non tutte – nei confronti della generazione più giovane che dovrà affrontare questa situazione".

È il contrario del cliché secondo il quale i genitori escono dalla città e gli adolescenti mettono sottosopra la casa. I giovani si aspettano di vivere su un pianeta che sia in buono stato, o almeno buono come lo è stato per i loro genitori, e i genitori l'hanno ridotto a spazzatura.

I ragazzi capiscono che sebbene le aziende e i anche i singoli adulti abbiano responsabilità, un rapido cambiamento sociale può avvenire principalmente attraverso politiche sociali di largo respiro che li proteggano per il futuro.

"I giovani sono molto esperti" dicono i ricercatori. "Sanno benissimo che è il governo che può esercitare un grande potere di cambiamento".

Avere consapevolezza della profonda ansia che affligge i giovani di tutto il mondo è un buon primo passo. In che modo, allora, i genitori possono parlare ai figli della situazione senza instillare in loro paure esistenziali?

La dottoressa Van Susteren dice che lei usa le sue "tre A": ascoltare, apprendere e agire.

Cosa dicono i ragazzi? Sappiamo che molti di loro hanno sentito parlare molto del cambiamento climatico, quindi i genitori potrebbero dire loro qualcosa del tipo: "Ultimamente si è parlato molto del tempo" e chiedere da loro quello che hanno sentito, per discuterne.

La Van Susteren racconta di aver avuto pazienti che hanno parlato delle paure non espresse dei figli, covate in segreto, con grande sofferenza interiore. È molto importante, sottolinea, rompere questo silenzio e sentire cosa pensano e provano i propri figli.

Occorre approfondire quanto si deve sapere per poter parlare con loro. L'apprendimento porta alla possibilità di agire.

Bisogna far capire ai più giovani che si comprendono le loro paure e, quindi, parlare con loro di quello che può fare una famiglia per proteggere la natura e, se sono abbastanza grandi da capire, anche più in generale il clima. Anche nelle piccole cose, spegnere le luci, non sprecare acqua, scegliere quel cibo e quegli oggetti che vengono prodotti in modo sostenibile, e così via.

“Se non si sono fatte prima queste cose, questa è l'occasione perfetta per far sentire importante un figlio, facendogli capire che, sulla base di quello che ha detto e di quello che si è provato per le cose che sta pensando, la sua famiglia farà di più per assicurarsi che il pianeta sia sicuro per lui”.

 Si possono usare queste conversazioni, conclude la ricercatrice, non solo per guidarli nella giusta direzione, ma anche per costruire la loro autostima e resilienza. Queste infatti sono conversazioni e comportamenti che aumentano il senso di potere di un ragazzo che si sente vulnerabile.

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