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Prestare meno attenzione ai figli, sottrarre anziché sovraccaricarli di impegni, può essere un modo efficace per promuovere il loro sviluppo e la loro autonomia.

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Essere meno presenti, lasciare che si annoino e che dalla noia possa scaturire il desiderio di una nuova attività, di un nuovo, positivo interesse.

Ricerche condotte negli ultimi anni indicano che è nella natura umana tendere a risolvere i problemi aggiungendo, anche quando la sottrazione fornirebbe un risultato oggettivamente migliore.

In particolare Leidy Klotz, professore di ingegneria e architettura alla University of Virginia e padre di due ragazzi e Yael Schonbrun, psicologa clinica e professore associato alla Brown University, e madre di tre figli, in un loro studio sono giunti a questa conclusione attraverso una serie di esperimenti creativi pubblicati sulla rivista Nature, che prevedevano compiti come riparare una struttura Lego (rimuovere un mattone era la soluzione migliore), organizzare un itinerario di vacanza o cercare di rendere simmetrico uno schema di quadrati (la chiave era cancellare i quadrati, non aggiungerli).

Il fatto che i genitori spesso facciano troppo a scapito dell'indipendenza dei figli e di una vita familiare più tranquilla non è un'intuizione originale. Esistono molti libri che ne parlano. Ci sono esperti che sostengono la "genitorialità minimalista" o dicono ai genitori che dovrebbero lodare meno i figli, di prestare meno attenzioni, di far fare meno attività e regalare loro meno giocattoli.

La ricerca mostra costantemente una correlazione tra genitori eccessivamente coinvolti e giovani adulti con problemi come il burnout scolastico, l'incapacità di regolare le proprie emozioni o l'ansia e la depressione.

Ma la ricerca di Klotz, delineata anche nel suo libro del 2021 " Subtract: The Untapped Science of Less", aiuta a capire le ragioni per cui i genitori spesso fanno troppo, in modo scientifico e vederla come una tendenza naturale piuttosto che un fallimento dei genitori.

Lui e la professoressa Schonbrun offrono anche alcuni consigli dettagliati per resistere all'impulso dell’accumulo.

In primo luogo, occorre capire perché gli esseri umani hanno sviluppato questa scorciatoia mentale. Una teoria è che ciò offrisse benefici evolutivi: più cibo, più compagni, più attenzione ai figli aumenterebbe le probabilità di sopravvivenza di una famiglia. E con lo sviluppo delle civiltà, "l'aggiunta è stata il modo migliore di procedere", ha detto Klotz. "Quando non hai una strada, quando non hai un edificio, non hai nessun tipo di opportunità educativa per i tuoi figli, aggiungere ha senso".

La Schonbrun ha affermato che esiste anche una possibile ragione psicologica per la propensione ad aggiungere: l'ansia degli umani di evitare l’incertezza. "Quando ci sentiamo davvero a disagio", ha detto, "vogliamo sviluppare un senso di certezza", cosa che potremmo provare a fare aggiungendo qualcosa per garantire i risultati desiderati, sia che si tratti di raccogliere più cibo in modo che i nostri figli non muoiano di fame o iscrivendoli a più attività nella speranza che entrino ad Harvard”.

Oltre agli imperativi evolutivi e psicologici, potrebbero esserci anche influenze culturali moderne all'opera. "Ci siamo davvero evoluti in questa cultura del più è meglio... più presenza genitoriale, più cultura, più coltivare gli interessi dei figli, più attività, più cibi diversi, parlare con loro di più, basta che sia solo più di tutto".

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Sebbene essere schiavi di soluzioni che aggiungono sia una propensione che gli umani hanno generalmente, Klotz e Schonbrun sospettano che sia anche quella di cui i genitori in particolare, che sono spesso sotto pressione e sopraffatti, potrebbero cadere vittime. Uno degli esperimenti di Klotz ha mostrato che le persone che operano sotto un carico cognitivo più pesante hanno maggiori probabilità di fare affidamento su scorciatoie mentali e di perdere le opportunità per sottrarre.

Quando i genitori sopraffatti non riescono a vedere le cose da sottrarre, un risultato è affidarsi a una programmazione eccessiva. “Pensiamo così spesso a quali sono le nostre cose da fare, quali sono le cose che dovremmo fare e molto raramente pensiamo a cosa possiamo smettere di fare. E così, nel tempo, abbiamo sempre di più nelle nostre giornate e nella nostra agenda".

Questa tendenza è stata dolorosamente dimostrata dall'esperimento in cui ai partecipanti è stato chiesto di migliorare un itinerario per una gita di un giorno a Washington, DC. L'itinerario presentato era sostanzialmente impraticabile perché conteneva 14 attività che richiedevano un tempo di percorrenza di due ore (senza traffico). Eppure solo 1 partecipante su 4 ha rimosso un'attività.

Ovviamente, che si tratti di una gita di un giorno a Washington o di settimane piene zeppe di scuola, sport e attività varie, "finiamo per non vivere un'esperienza molto ricca perché siamo stressati e sopraffatti. Eppure a causa di quella sopraffazione e a causa di quella sistematica negligenza nel sottrarre... spesso ci troviamo in quella posizione. Questa è una specifica situazione del genitore moderno”.

Quindi cosa possono fare i genitori per fermare questa tendenza a programmare troppo le loro famiglie fino a quando non ne sono sopraffatti?

Essere consapevoli. "Non puoi cambiare un comportamento se non sai di esserne coinvolto, perché la consapevolezza deve essere al primo posto, soprattutto se si tratta di qualcosa che si fa abitualmente".

Ricordare a se stessi che si può sottrarre. Quando i ricercatori hanno istruito alcuni partecipanti agli esperimenti che potevano aggiungere o sottrarre, quei partecipanti avevano maggiori probabilità di vedere i vantaggiosi cambiamenti della sottrazione.

Una volta che si inizia a cercarli, è difficile non vedere aspetti della genitorialità moderna che potrebbero essere sottratti.

Klotz suggerisce di mettere in atto dei promemoria nel momento in cui si prendono decisioni, ad esempio sugli orari o sulle regole domestiche. “Quindi, tornando all'elenco delle cose da fare, ad esempio, se lo si fa settimanalmente, ma ci si è anche sfidati a dire: “Ok, penserò ad alcune cose che devo smettere di fare quando faccio la lista delle cose da fare” allora si sta superando la prima barriera con non permette di pensare alla sottrazione.

Tenere presente che dire di no non significa sottrarre. "Anche quando dici di no a qualcosa, dici di no a una nuova attività, questo non allevia la tua sopraffazione. Questo sta solo impedendo che una nuova cosa venga aggiunta".

Pensare ai propri valori fondamentali quando si prendono decisioni su cosa sottrarre. Le domande da porsi possono includere: “Cosa significa per me? Che valore ha? Qual è il motivo per cui lo faccio?” Se l'attività in cui ci si sta impegnando non riflette i propri valori e, inoltre, rende la propria vita più stressata e frenetica, potrebbe essere il momento di abbandonarla.

Questo approccio non significa che non possa mai aggiungere qualcosa. "Penso che la cosa fondamentale qui sia che vogliamo che le persone considerino entrambe le opzioni in tutti i casi" hanno concluso gli studiosi. "Essere in grado di riflettere davvero su quello che si fa, se sia il caso di aggiungere o di sottrarre per come si vuole costruire la propria vita è davvero una cosa utile e da prendere in considerazione deliberatamente".