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Facciamo una gara? Giochi online o offline?

 Unknown

Undue tre stella... Guardo immobile chissà se sono riuscita a fermarmi in tempo, voglio proprio avanzare di livello e vincere, sono già 4 volte che Giulia mi supera e arriva per prima.

 Mamma. Ti prego ancora, giochiamo ancora con la fattoria degli animali, il maialino Ciccio ha bisogno che Elsa gli porti le mele altrimenti piange perché ha fame.

 Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci…chissà dove si sono nascosti, a prima vista non riesco a capirlo, ma punto dritto a cercare Marco che di solito non si allontana tanto e preferisce stare più vicino per fare tana. Infatti eccolo lì, dietro l'albero vedo le scarpe: Tana per Marco!

 Finalmente è arrivata l'ora di cena e posso giocare con il tablet di papà. Apro la mia cartella, quella che papi ha chiamato Giochi di Simo che mi fa usare tutte le sere se sono stato bravo e non ho risposto male alla mamma e ho fatto tutti i compiti.

 Ho costruito una bella storia dietro al personaggio di Ginevra. Non sto studiando più perché sono totalmente assorbita in questa avventura, penso solo ad accendere il Pc e vedere come gli altri avatar con i quali interagisco mi hanno coinvolto nelle loro trame.

 Ho giocato online per la prima volta in un sito di scommesse utilizzando la carta di papà che non si è accorto di nulla. Ho vinto per fortuna ma se lo rifaccio e perdo? La tentazione è grande ma è troppo pericoloso se papà mi scopre sono davvero guai seri.

 Facciamo una gara? Chi vincerebbe tra giochi classici, canonici o dei giochi virtuali? Il mondo reale o il mondo online che è nella sua quotidianità quasi più reale del reale? Real game? Già la parola capisco che il gioco nel digitale è una simulazione della realtà. Forse all'inizio, come punto di partenza, gli stimoli digitali vincono per il loro potere attrattivo. Vuoi mettere un mondo fantastico, colorato, ricco di elfi, o di macchine ultima generazione che sfrecciano su tortuose curve ad una velocità incredibile, scenari dettagliati dove compaiono nemici da combattere e dove si sta in conattato con Andre, Filippo e Mario con cuffie addosso e senza uscire di casa? Ma alla lunga chi vince?

 Andrea ogni volta che mi invita a casa sua vuole che giochiamo alla play station, io mi diverto all’inizio ma poi, dopo un po’, mi piacerebbe giocare ad altro, uscire fuori ma non lo facciamo mai e alla fine torno a casa triste. Lui sembra non accorgersi di nulla, rimane imbambolato sullo schermo e non mi considera proprio. Come quando c'era la moda del Pokemon Go uscivamo alla ricerca dei Pokemon e alla fine eravamo tutti con gli occhi sullo schermo e le braccia distese in avanti. Per fortuna è durato poco. Forse l’uscire fuori ci ha fatto ricordare che giocare davvero con il pallone tra i piedi ci piace di più rispetto a dare i calci con il joystick in mano.

Forse in questa ipotetica gara sembrano vincere ancora i vecchi giochi, ridiamo di più, inventiamo di più, ci scontriamo di più ma facciamo sempre pace con un pezzo di pizza in mano o un gelato in mano. Solo che non tutti lo fanno.

Unknown 2

Nel web possiamo giocare da soli e/o in compagnia, e possiamo distrarci ma credo che il vero divertimento abbia bisogno di altro; ci vuole il gruppo VERO per divertirsi, per ridere e per bloccare il gioco e tornare alla normalità. Se non sono mamma e papà o i nonni a toglierci il tablet o la play station noi non interromperemmo mai e continueremmo all'infinito. In questo confronto tra vecchi e nuovi giochi che hanno come effetto deleterio soltanto quello di perdere l'attrattivà e di annoiarci ma non di isolarci, chiuderci in stanze virtuali e di diventare degli hikikomori, quei ragazzi che perdono le loro vite, come ci ha descritto ieri il Prof. di italiano. Mi viene in mente il monito di Collodi quando ha descritto in modo emblematico il mondo dei balocchi che ora nel virtuale è onnipresente, un paese paradisiaco per bambini che perdono la loro identità per assumere le forme di ciuchini inebetiti. Ma allora in questo gioco/gara di fantasia cosa direbbe il Grillo parlante?

Il gioco permette di distrarci, di socializzare, di sospendere il pensiero per un po', di avere un effetto catartico di sfogo e incanalare le nostre energie su qualcosa di costruttivo. Il gioco è una delle icone più rappresentative ed importanti dello spazio virtuale e il polo più rilevante di attrattività con il quale il bambino piccolo fa il suo ingresso nel digitale ma nel web può deformarsi del tutto e diventare una patologia, una dipendenza che è paragonabile alla droga, che controlla la vita dell’altro, che istiga a cancellare il mondo nel quale siamo cresciuti e che vale la pena di vivere.

Fermiamoci un attimo:

Attenzione il gioco nel web non è più solo divertimento ma può trasformarsi e deformarsi in pericolo reale, in un ostacolo che blocca e impedisce al mio sé di diventare adulto e di esprimersi.

 

L'autore.
Psicologa, specialista in Psicologia clinica, Phd in Psicologia Dinamica e Clinica - collabora con il Dipartimento di Psicologia dinamica e clinica della Sapienza - Università di Roma. È membro dell’Italian Scientific Community on Addiction della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento Politiche Antidroga e Socio Fondatore della SIRCIP (Società Italiana di Ricerca, Clinica e Intervento sulla Perinatalità). È docente al Master biennale di II livello sul Family Home Visiting presso la Sapienza e dell’ Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica di Roma. È autrice di numerose pubblicazioni e articoli scientifici. Tra le sue pubblicazioni recenti: «Gli adolescenti e la rete» (Carocci, 2014) e per il Mulino «Family Home Visiting» (Tambelli, Volpi, 2015), «Genitori Digitali» (Volpi, 2017), «Che cos'è la cooking therapy» (Volpi, 2020), «Docenti Digitali» (Volpi, 2021), «I disturbi psicosomatici in età evolutiva» (Volpi, Tambelli, 2022) Per informazioni scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.