Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

Info: info@ubiminor.org  |  Segnalazioni: notizie@ubiminor.org  |  Proposte: redazione@ubiminor.org

 facebook iconinstagram iconyoutube icon

Bambina Ipad 2

"Mamma, papà perchè le immagini non scorrono e rimangono ferme?"

Questa volta si parte da un video scaricato da You Tube (https://www.youtube.com/watch?v=OI5WN35k5jY), nel quale viene dimostrato in maniera diretta e molto efficace, senza troppi paroloni, l’effetto dei dispositivi digitali (in particolar modo del touch screen) sul terreno più rigoglioso per eccellenza quale è l’infanzia. Osservandolo facciamo esperienza in modo partecipe sia dell’attivazione dei nostri neuroni specchio, di cui mi riservo di discuterne presto, sia della trasformazione del gesto che si esprime nella testimonianza intenzionale della bambina già nei primi mesi di vita. Potremmo dire che il bambino nell'era digitale, ancor prima di camminare, riesce a toccare lo schermo, a sfogliarne le immagini, a cercare di sportarle, nell’euforia gratificante di compiere azioni simil-adulte, grazie alla magia delle dita che sanno come ripetere ciò che vedono intorno. 

Infanzia stravolta anch’essa dall’onda net, seppure in leggero ritardo rispetto all’ingresso nel World Wide Web (WEB) nelle nostre vite, a partire dal 1995 quando lo tsunami virtuale ha iniziato a sconvolgere in maniera propulsiva le nostre esistenze. Possiamo metaforicamente visualizzare l’investimento dell’onda net nelle sponde recettive dell’infanzia solo successivamente dopo il primo arresto sugli scogli degli adulti, che ancorati alla loro memoria a lungo termine, si sono inizialmente orientati a scaricare ed apprendere il corretto download della navigazione digitale.

E non solo, consideriamo anche che la protezione dell’onda net era interna alla dinamica stessa dello strumento che non poteva essere usato da tutti, non era per tutti, richiedeva tempi di apprendimento, di attesa e di non immediata comprensione, a conferma del messaggio di McLuhan che il medium è il messaggio.

Dietro allo schermo del PC poteva sedersi chi era almeno in grado di conoscere la tastiera (e conseguentemente avere un minimo di alfabetizzazione), di gestire la coordinazione oculo-manuale e di avere una minima capacità di attendere fino a competa attivazione del programma. Il PC non interagiva con noi se non in tempi dilatati nell’algoritmo di ricerca-soluzione di chi rimaneva incantato a verificare quanto l’Aladino virtuale tirava fuori dalla sua lampada magica.

Steve Jobs

I nativi digitali coetanei al touch screen, condensato materialmente nel tablet e nei dispositivi mobili, hanno assistito ad un ulteriore incremento dello tsunami virtuale la cui potenza e il cui investimento ha colpito in modo più o meno travolgente gli anni magici della loro prima infanzia. Come piccole testuggini marine i piccoli nati nell’immersione totale nelle acque digitali hanno da subito assistito, diventandone diretti partecipi, allo stravolgimento dell’apprendimento, della formazione e del fare tipici dell’infanzia, che già a partire da semplici gesti tattili ne esce completamente trasformata.

Lo sfogliare le pagine porta con sé l’intenzionalità di aprirle, di cliccarci sopra, di ingrandirle, di zommarle con 2 dita, così come fanno mamma e papà e come riesco a fare anche io se prendo in mano il tablet di mio fratello Fabrizio: “mamma e papà poi sono anche contenti, mi guardano con occhi compiaciuti e fieri della mia destrezza tecnologica. Primo like tattile di futuri apprezzamenti dopaminergici che da grande ricercherò. Non stropiccio, non metto in bocca la rivista, ma catturata dalle immagini cerco, tip by tip, di farle scorrere. E sbigottita, mi chiedo perché le immagini non vanno avanti?

In questo nuovo scenario, in cui la mediazione priva del freno dell’apprendimento informatico tende a scomparire, il primo approccio delle tecnologie passa attraverso le mani dei bambini che esplorano attraverso le dita con gesti intuitivi l’oceano digitale.

Il corpo è testimone diretto di ciò che accade e che osserviamo intorno a noi, come ci insegnano in modo magistrale i padri delle neuroscienze affettive, e le mani dei bambini touch screen si sono rese protagoniste attive della trasformazione digitale, digitalizzando il gesto. Siamo anche quello che osserviamo e ripetiamo gesti che vediamo in diretta connessione con il nostro atavico bisogno di essere in relazione con l’altro. Un altro che nell’era digitale può essere condensato in uno schermo, in App strutturate proprio per garantire la centralità delle mani e che, come una figura di riferimento ideale, è sempre presente, pronto ad accogliere le nostre richieste e a soddisfare i nostri bisogni, distrendoci, calmadoci e facendoci divertire a colpi di click e sfregamento di dita. 

Fermiamoci un attimo:

L’apprendimento delle abilità di base quali la percezione, il movimento, il pointing dichiarativo fondamentale per lo sviluppo della connessione intersoggettiva con l’altro, il toccare, il manipolare, il pasticciare, devono prima svilupparsi in situ prima di poter passare alla comprensione di un agire digitale, sorretto e sostenuto dall’adulto, il cui compito primario è sempre quello di sostenere e proteggere la prole, anche rispetto ad un’immersione precoce ed istintiva nella digitalità priva dell’ancoraggio formativo di base.  Solo dopo e molto gradualmente (mai prima del 18 mese di età come sostengono le linee guida della Società Americana di Pediatria) possiamo predisporre l’apertura della scatola digitale insieme ai nostri piccoli, per iniziare a mettere i piedini nell’acqua 2.0, sotto lo sguardo attento di mamma e papà che osservano, guidano, sostengono e impediscono il reset corporeo dei gesti canonici con il quale tutti siamo cresciuti.

 Unknown 9 copia 3

 

© Riproduzione Vietata

L'autore.
Psicologa, specialista in Psicologia clinica, Phd in Psicologia Dinamica e Clinica - collabora con il Dipartimento di Psicologia dinamica e clinica della Sapienza - Università di Roma. È membro dell’Italian Scientific Community on Addiction della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento Politiche Antidroga e Socio Fondatore della SIRCIP (Società Italiana di Ricerca, Clinica e Intervento sulla Perinatalità). È docente al Master biennale di II livello sul Family Home Visiting presso la Sapienza e dell’ Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica di Roma. È autrice di numerose pubblicazioni e articoli scientifici. Tra le sue pubblicazioni recenti: «Gli adolescenti e la rete» (Carocci, 2014) e per il Mulino «Family Home Visiting» (Tambelli, Volpi, 2015), «Genitori Digitali» (Volpi, 2017), «Che cos'è la cooking therapy» (Volpi, 2020), «Docenti Digitali» (Volpi, 2021), «I disturbi psicosomatici in età evolutiva» (Volpi, Tambelli, 2022) Per informazioni scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.