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L’adolescenza è forse il periodo della vita in cui si è più sensibili all’influenza dei propri coetanei. È quindi giusto domandarsi in che modo questa sensibilità si rifletta sulla salute mentale dei giovani.

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Un nuovo studio condotto in Finlandia ha analizzato i dati di oltre 600.000 giovani nati tra il 1985 e il 2000, una popolazione che comprende sia i millennial sia i primi esponenti della Generazione Z. La ricerca ha rilevato che chi aveva tra i coetanei della propria cerchia di relazioni ragazzi che avevano ricevuto una diagnosi di disturbo mentale, come ansia o depressione, presentavano una maggiore probabilità di sviluppare a loro volta una condizione simile.

Gli autori dello studio interpretano questo risultato come una prova a sostegno dell'idea di "trasmissione sociale" dei disturbi mentali. È bene però chiarire subito un punto, affermano i ricercatori: questo non significa che tali condizioni siano "contagiose" nello stesso senso in cui lo è una malattia infettiva.

Il contesto in cui si inserisce questa ricerca è quello di un aumento diffuso, a livello globale, dei casi di depressione e ansia tra i giovani. In Australia, ad esempio, i tassi di ansia giovanile sono passati dal 13% al 28% nel corso degli ultimi quindici anni, mentre i tentativi di suicidio sono raddoppiati.

Nonostante una maggiore consapevolezza sul tema e un ampliamento dei servizi di supporto psicologico, i giovani si trovano oggi ad affrontare difficoltà più gravi e complesse rispetto al passato.

È noto che sia la famiglia sia le amicizie giocano un ruolo importante in questo ambito: i fattori familiari, inclusa la componente genetica, e le influenze ambientali, come le relazioni tra pari, contribuiscono ciascuno in modo specifico allo sviluppo dei disturbi mentali.

Lo studio finlandese si è posto l'obiettivo di verificare se avere un coetaneo con una diagnosi di disturbo mentale tra i compagni di scuola o nella propria zona di residenza, oppure con una storia familiare di tali disturbi, aumenti la probabilità di ricevere a propria volta una diagnosi. Per farlo, i ricercatori hanno analizzato dati nazionali finlandesi, incrociando cartelle cliniche e registri scolastici.

Ne sono emersi due risultati chiave: avere un coetaneo con una diagnosi psichiatrica, o con precedenti familiari di un certo disturbo, aumentava la probabilità di ricevere la stessa diagnosi; inoltre, questo effetto risultava più marcato tra i coetanei che frequentavano la stessa scuola rispetto a chi semplicemente viveva nella stessa area geografica, un fenomeno particolarmente evidente nella tarda adolescenza. Sulla base di questi elementi, gli autori concludono che i risultati sostengono l'idea di una "trasmissione" del rischio di disturbi mentali durante l'adolescenza.

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Restano tuttavia alcune importanti cautele da considerare. Termini come "trasmissione" o "contagio", applicati alla salute mentale, non vanno intesi nello stesso modo in cui si parla di malattie infettive: non si può "contrarre" un disturbo mentale come si contrae un'infezione.

Questi termini descrivono piuttosto il modo in cui emozioni, comportamenti e norme sociali si diffondono nel tempo tra coetanei, influenzando la salute mentale del gruppo. Un esempio calzante riguarda la consapevolezza: se all'interno di un gruppo di pari cresce l'attenzione verso i temi della salute mentale e si riduce lo stigma associato, i giovani potrebbero sentirsi più a proprio agio nel chiedere aiuto.

Guardando al futuro, osservano gli autori, lo studio dimostra che sia i coetanei sia il loro contesto familiare sono collegati alla salute mentale degli adolescenti, senza però riuscire a spiegare pienamente il meccanismo attraverso cui questi effetti si manifestano.

Per comprendere davvero come i disturbi mentali si "diffondano" all'interno delle reti di pari, sarà necessario condurre ricerche capaci di distinguere tra selezione dei pari, ovvero la tendenza a scegliere amici simili a sé, e influenza dei pari, cioè il modo in cui gli amici si condizionano reciprocamente.

Ciò che appare già chiaro, in ogni caso, è il ruolo cruciale dell'ambiente scolastico: i programmi di supporto psicologico che sfruttano l'influenza positiva dei coetanei si rivelano particolarmente promettenti. In Australia, un'iniziativa chiamata Mind your Mate ha già mostrato risultati incoraggianti nel ridurre il rischio di depressione tra gli adolescenti, attraverso attività educative sulla salute mentale e sul supporto reciproco tra pari.

Nel complesso, questi risultati spingono a guardare oltre il singolo individuo, verso i contesti più ampi in cui i giovani vivono e crescono. Migliorare la salute mentale degli adolescenti significa, in definitiva, investire nelle persone e nei luoghi che li circondano: le scuole e le comunità dove le relazioni tra pari prendono forma giorno dopo giorno.

 

Riferimento bibliografico

Alho Jussi, Gutvilig Mai, Niemi Ripsa, et alii.
Adolescent Peers' Diagnoses and Genetic Predispositions
and Subsequent Risk of Mental Disorders
.
JAMA Psychiatry (2026).