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Per tanto tempo mi sono sentito dire che ero "imprevedibile", "maldestro", "immaturo" e forse è in parte vero: in effetti sono un ragazzo che fatica a stare fermo, che quasi ogni giorno ha qualche graffio e sbucciatura nuova, che come si muove inciampa o fa cadere gli oggetti, che tende “involontariamente” a giocare con il fuoco…e a farsi male. 

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Ho collezionato una serie di prese in giro e fregature che bruciano ancora tanto: a scuola, in compagnia…mi ero abituato a sentirmi goffo e sempre "inadeguato" al posto e alle situazioni. Quando sono arrivato in Plinia, all’apice di una serie di malaugurate e dolorose vicende, mi sentivo davvero “non capace”.

Potrete capire il mio stupore quando in comunità sono stato convocato a colloquio e per la prima volta da quando ne ho memoria mi è stato affidato un incarico di responsabilità: prendermi cura del clima della comunità.

Mi sono sentito felice, ma anche un po’ spaventato: prendersi cura del riscaldamento della comunità non è uno scherzo. Richiede costanza, precisione, metodicità…qualità che non ero sicuro di possedere. All’inizio non mi era molto chiaro perché avessero scelto proprio me per questa mansione delicata: io che con il fuoco bruciavo i cestini dell’immondizia, che rompevo o perdevo ogni cosa a portata di mano…mi sembrava una contraddizione.

Eppure, non so perché, non vedevo l’ora di iniziare il lavoro. Ed è così che è iniziata questa avventura.

Per farvi capire la quantità di mansioni che dovevo gestire vi spiego un po’ meglio in cosa consiste la cura del clima e della caldaia della comunità. Nel periodo invernale tutte le mattine, domenica compresa, mi alzo dal letto, mi do una rinfrescata con l’acqua  della sorgente, faccio colazione e parto verso la caldaia che si trova dietro la casa: sono circa le 8.15. Con mio stupore mi sono accorto che riuscivo a svegliarmi tutte le mattine alle 7.30, e nonostante il desiderio di rigirami dall’altra parte fosse forte, sono sempre riuscito a buttare giù i piedi dal letto.

La prima cosa che mi hanno insegnato è quella di controllare quanto nocciolino (ebbene sì, la nostra caldaia ecologica funziona anche con i nocciolini delle olive) o pellet c’è a disposizione:  conto i sacchi e mi segno il  numerino su un foglio e poi lo  riferisco  a Mirko, l'educatore capo casa; nel locale caldaia non ci devono essere mai meno di 10 sacchi  da 15 kg, questo per evitare di correre in caso di  necessità e fare  poi il doppio della fatica.

Inoltre non è sufficiente controllare “solo” la scorta di sacchi di nocciolino, ma anche il quantitativo che c’è nella cisterna della caldaia, pronto per essere bruciato: quando la cisterna è piena ci stanno circa  550 kg di combustibile: pensate quanto nocciolino dobbiamo “manovrare” per poter stare al caldo! Quando il livello di combustibile scende devo riempire nuovamente la cisterna, versandoci i sacchi di nocciolino uno a uno. La maggior parte delle  volte oltre all’operatore mi aiuta anche qualche ragazzo della comunità a turno. E’ molto importante per fare minor fatica e impiegare minor tempo e che qualcuno dei compagni mi aiuti. Mi ricordo bene chi mi è stato d’aiuto e chi no.

Per riuscire a mantenere un buon clima nella comunità servono controlli costanti e ripetuti: quando ci siamo ritrovati con la caldaia ferma e al freddo ho iniziato a capire cosa significa “emergenza”, ossia rimanere senza carburante e dover fare il doppio della fatica per caricare chili e chili di pellet: ogni volta che si la caldaia si spegne la temperatura riparte da 0, immaginate quanto ci mette per tornare a scaldare i termosifoni della comunità, ore e ore, quindi se fa freddo è un problema per tutti gli abitanti della casa.  Ho imparato per forza di cosa la costanza dei controlli quotidiani…non credevo di poter imparare a monitorare la situazione per prevenire le emergenze…e con mia sorpresa ce l’ho fatta.

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Dopo aver controllato la quantità di carburante apro lo sportello dove c’è il fuoco vero, elimino i residui di cenere con l’operatore facendo attenzione, pulisco a mano, mettendo  tutto in un altro contenitore che usiamo poi per concimare le piante del parco. La pulizia è fondamentale per evitare intasamenti che impedirebbero al nocciolino di bruciare.

Guardando la fiammella della caldaia ho pensato a tutte quelle volte in cui per scherzo e senza pensare troppo alle conseguenze ero solito usare l’accendino per bruciacchiare indumenti, oggetti, spazzatura…fino a quel momento non avevo mai pensato al fuoco come a qualcosa di buono, che si può governare, che dà calore alle giornate.

Ora sono passati un po' di mesi da quando ho iniziato per la prima volta a conoscere da vicino la caldaia, che giorno dopo giorno è diventata anche argomento di discussione con Mirko, mio educatore di riferimento, e con il resto dello staff. Sembrerà bizzarro – io per primo non lo avrei mai creduto - ma la caldaia mi ha insegnato delle cose: la fatica della costanza, perché svegliarsi tutte le mattina prima degli altri, specie d'inverno, quando fuori è ancora buio e freddo, non è il massimo, e la tentazione di girarmi dall'altra parte mi è venuta parecchie volte. Ma ho tenuto duro e poi è arrivata la soddisfazione di riuscire a mantenere qualcosa nel tempo e di fare qualcosa di buono per gli altri: quasi tutti i ragazzi mi ringraziano per quello che faccio.

Ho sopportato la rottura di scatole nel dover spostare sacchi pesanti e il piacere di vedere che ce la facevo e diventavo ogni giorno più forte. E potevo farcela anche con l’aiuto degli altri. Io che prima con il fuoco avevo qualche problema, sono riuscito a mantenere un fuoco buono, controllato, positivo.  Forse per la prima volta ho sperimentato cosa si prova nell'avere una responsabilità: fatica ma anche riconoscimento del gruppo. Una sensazione positiva, che mi piace...Ho iniziato a intuire perché gli operatori mi hanno dato questo compito: ho capito che forse anche per me ci sono alternative,  è bello non essere più quello goffo e maldestro, ma dimostrare anche a me stesso che posso essere altro.

Ho sperimentato come ci si sente quando qualcuno si fida di te e ti affida un compito di responsabilità: orgoglio misto a paura. Però non sono solo, così ho l’occasione di sperimentare un nuovo me stesso, prudente, attento e competente nel ruolo. Se qualcosa non funziona qualcuno è con me. E si riparte.

Mirko è l’operatore che segue la casa e la caldaia con me e dice che il calore dà sicurezza e allo stesso  tempo fa sentire protetti; in effetti noi non ci occupiamo semplicemente di scaldare la  casa ma facciamo in modo di creare un atmosfera che tutti nell’aria respirano.

 

Testo scritto da Ruslan, un ospite minore di età della Struttura Riabilitativa Plinia di Rosa dei venti onlus -Tavernerio(Co),
 con il supporto di Mirko Cecco(educatore capo casa) e con la supervisione di Erika Riva(Coordinatrice della Struttura)

L'autore.
La Fondazione Rosa dei Venti, diretta da Luca Mingarelli, gestisce due comunità residenziali/riabilitative che accolgono adolescenti con disturbi della personalità e psicopatologie complesse. www.rosadeiventi.org