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La vicenda della fuga dei sette ragazzi dall’Istituto Penale per Minorenni Beccaria di Milano ci propone diversi interrogativi e spunti di riflessione.

Vengono in considerazione in primo luogo, come ricordato già da altri, i problemi che affliggono l’IPM Beccaria ormai da molto tempo e che con ogni probabilità hanno contribuito a rendere pensabile e possibile l’“evasione di Natale”: carenza di personale, lavori di ristrutturazione che durano da troppo, mancanza di una Direzione stabile da quasi vent’anni. Questioni già evidenziate in passato anche dalla Camera Minorile di Milano e purtroppo ancora oggi in attesa di superamento. 

Al di là del caso specifico (la fuga dall’IPM di Milano, sette ragazzi con sette storie, i relativi procedimenti, ecc.), cogliamo l’occasione per ricordare, ancora una volta, le gravi conseguenze che derivano dall’esiguità delle risorse destinate non solo per gli IPM ma più in generale per l’intero sistema – ché tale deve essere – della giustizia minorile. Nel nostro lavoro di avvocati minorili ci imbattiamo sempre più spesso in vere e proprie, per quanto non volute, violazioni dei diritti dei nostri giovani e a volte giovanissimi assistiti: violazioni derivanti dal trovarsi collocati in IPM fuori regione dato il sovraffollamento del Beccaria, dall’insufficienza dei posti in comunità in Lombardia per i ragazzi e le ragazze coinvolti in procedimenti penali, dalla carenza e comunque dall’elevato turn over di educatori o assistenti sociali, ciò che come ovvio ostacola lo sviluppo delle necessarie competenze, dalle difficoltà di accesso ai servizi specialistici del territorio, insufficienti e sempre in affanno, dalla scarsità di personale e di mezzi degli stessi uffici giudiziari minorili milanesi.

Abbiamo nel nostro Paese per i ragazzi e le ragazze autori di reato una normativa ancora oggi all’avanguardia che senza fare sconti di responsabilità propone una forte attenzione a che i percorsi penali siano occasioni anche di crescita, mai standard ma personalizzati. La stessa riforma recentemente approvata con l’introduzione della disciplina organica della giustizia riparativa (non solo per i minorenni) prosegue in quella direzione. Talvolta però le carenze sopra indicate ed evidenti anche nella nostra “ricca” Lombardia portano a tradire i principi e indebolire le norme e – ciò che più conta – a trascurare le persone, con conseguenze dannose per i singoli coinvolti ma anche per il benessere e la stessa sicurezza dell’intera società.       

Vediamo da qualche tempo nel nostro territorio - che pur non è privo di opportunità - un mondo giovanile segnato da frustrazioni, rabbia, fragilità personali anche importanti, che a volte portano drammaticamente alla chiusura in se stessi e a volte esplodono in prove di forza nei confronti dell’autorità, familiare o istituzionale che sia, ovvero in veri e propri fatti di reato. E’ un mondo sempre più distante da noi adulti, singoli e istituzioni, che siamo spesso in difficoltà nel comprendere e nell’essere considerati interlocutori credibili e che molte volte, pressati dall’emergenza, siamo tentati di pensare che la soluzione realisticamente migliore sia una risposta forte o comunque in qualche misura innanzitutto contenitiva. 

Come avvocati minorili sappiamo – lo vediamo quotidianamente nei processi - che gli interventi di rieducazione, riabilitazione o recupero che dir si voglia funzionano quando sono il risultato di un coinvolgimento attivo del ragazzo o della ragazza interessati e addirittura lo stesso giudizio di condanna ovvero i provvedimenti limitativi della libertà mantengono senso anche per i destinatari ed efficacia se accompagnati da una chiara volontà e capacità di tenere aperto il canale dell’ascolto e del riconoscimento.

I ragazzi fuggiti dal Beccaria ci propongono quindi come associazione e come avvocati un supplemento di impegno, nella formazione e nelle iniziative ai vari livelli oltre che nel quotidiano esercizio della professione, per contribuire al sempre miglior funzionamento della giustizia minorile e per accrescere le capacità di ascolto, di riconoscimento, di proposta e insomma di relazione con i ragazzi e le ragazze, anche quelli più “difficili”. 

Milano, 27/12/2022

il Consiglio Direttivo della Camera Minorile di Milano

loco camera minorile

 

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