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Un figlio adolescente ci ha appena dichiarato di essere gay. Cosa bisogna fare, come genitori? Anzitutto, occorre mettersi nei suoi panni e capire che lui, o lei, potrebbero avere paura di non essere accettati per quello che sono.

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"Per tuo figlio, questa è la prima volta in cui viene visto davvero" spiega Michael Anthony-Nalepa, uno psicoterapeuta con specializzazione in psicoterapia rivolta agli LGBT .

"Se un genitore riesce a ricordare l'intensità del momento in cui ha tenuto in braccio il suo bambino per la prima volta, può essere certo che quello che sta avvenendo è la stessa cosa, al contrario, per lui. È il momento in cui sta rivelando il suo vero sé ai genitori. "

La sua dichiarazione deve essere trattata con cura, non considerata una tragedia.

"Non ha fatto nulla di sbagliato" sottolinea Nalepa. "Gli scienziati hanno dimostrato che esiste un'enorme componente genetica che determina l'orientamento sessuale e l'American Psychological Association afferma che non c'è nulla di patologico o disadattivo nell'attrazione per lo stesso sesso. Un genitore deve fare spazio dentro di sé a questa verità".

"Spesso i genitori mi chiamano” continua l’esperto, “e lasciano un messaggio ansioso e precipitoso sulla mia segreteria telefonica: ‘Mio figlio ha fatto coming out! Cosa devo fare?’. Quando li richiamo, mi ricordo sempre di dire: 'Congratulazioni!'. E, il più delle volte, si emozionano così tanto a sentire questo che iniziano a piangere".

Nalepa ritiene che questo avvenga principalmente perché i genitori hanno appreso questa notizia in modo negativo. Lui invece li incoraggia a vederla come un'evoluzione. "Sì, ci sono problemi di sicurezza. C'è un rammarico per quello che pensavi sarebbe stata la loro vita. C'è molto di cui discutere e su cui confrontarsi. Ma cerca di vederlo come uno sviluppo positivo - una sorta di laurea nel cammino per diventare quello che i figli sono veramente".

Se un genitore, continua Nalepa, si sta chiedendo cosa fare quando esce fa coming out, ecco alcuni consigli.


Quanto conta la tua reazione

"Sebbene sia vero che molti genitori affermano di aver sempre saputo che il loro ragazzo era gay, ci sono altrettanti genitori che confessano di essere stati presi completamente alla sprovvista" racconta Nalepa. Indipendentemente da questo, è importante che la prima risposta sia di supporto anche se si è totalmente sbalorditi o addirittura sconvolti. Occorre che i genitori sappiano esercitare un controllo emotivo sulla loro reazione, tenendo presente che si tratta della vita di un figlio.

"Quando lavoro con persone gay e chiedo della loro esperienza di coming out, possono effettivamente descrivermi come è stato guardare negli occhi del padre e della madre quando per la prima volta l’hanno detto loro. Questo è un momento decisivo per una persona LGBT e lo ricorderà per sempre. Quindi, pur essendo importante essere aperti e onesti, occorre cercare di mantenere costantemente se stessi alla questione, il mio è un atteggiamento di aiuto? Non è il momento di mettersi a fare il terapista".

Occorre sottolineare e far sentire al figlio che lo si ama indipendentemente dal suo orientamento sessuale. È lo stesso ragazzo che è sempre stato, con le stesse grandi qualità che ha sempre avuto.


Abbraccialo

"A prescindere da ciò che viene detto o non detto, occorre fare in modo che il figlio se ne vada via con una manifestazione di affetto anche fisico, sia che si tratti di un abbraccio o di una mano sulla spalla" dice Nalepa.

È importante terminare la conversazione con una nota di speranza. "Sì, ci saranno sfide future, per il tuo ragazzo e per te" spiega l’esperto, "ma lascia che tuo figlio si allontani dalla conversazione sapendo di essere amato e sentendosi come se tutto andasse bene".


Cercare counseling, per lui e per te stesso

Trova per lui un terapista o uno psicologo perché possa condividere i suoi sentimenti e le sue preoccupazioni. Chi svolge questa professione segue un codice etico che richiede di essere ben informati, rispettosi e tolleranti nei confronti delle persone LGBT. Potresti comunque cercare di capire come quel terapeuta vede le persone LGBT, discutendo l'argomento con lui prima che il ragazzo inizi la terapia. Può essere utile per un genitore partecipare a una seduta o due.

Un genitore avrà anche lui bisogno di qualcuno con cui parlare. Quando il ragazzo fa coming out, cambia il modo in cui si vede lo sviluppo della sua vita. Spesso, c'è una sorta di dolore, di lutto, in questa  prefigurazione. È normale, ma si dovrebbe trovare un modo per affrontare quei sentimenti senza renderli un problema per il proprio figlio.

"Ci si porrà naturalmente domande quali, Come diventerà adesso il mio matrimonio? Come dovrà essere la mia genitorialità? Come saranno le sue vacanze con noi e con gli altri membri della famiglia? E così via". Alcuni genitori hanno descritto a Nalepa l'abbandonarsi a queste fantasie come "una sorta di morte". "Ma questo non è il fardello di tuo figlio, quindi cerca un aiuto professionale per elaborare questi sentimenti".

Un'altra risorsa eccellente sono le associazioni di genitori, famiglie e amici di lesbiche e gay. Negli Usa il PFLAG è un gruppo nazionale di supporto e difesa con centinaia di sezioni locali. Si può partecipare alle riunioni per condividere i propri sentimenti con altri genitori di ragazzi gay e lesbiche. Non si è soli.

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Un figlio gay deve poter avere le stesse cose che vengono concesse ai suoi fratelli

È importante avere una serie di regole valide per tutti i propri figli.

Ad esempio, se la regola della propria casa non è quella di permettere alle loro fidanzate o fidanzati di pernottarvi, bisogna applicare le stesse regole al proprio ragazzo gay. Oppure, se si permette al proprio figlio etero di portare la sua fidanzata o il proprio ragazzo alle feste di famiglia, occorre dare al proprio figlio gay lo stesso diritto e sostegno.


Tenere presente che si è diventati all’istante degli attivisti

Piaccia o no, ora c'è qualcosa nella famiglia che non fa parte del “mainstream” - e che si aggiunge come una responsabilità e anche come un’opportunità.

"In quanto genitore di un figlio LGBT le persone che ti incontrano avranno pensieri su di te" dice Nalepa. "Le persone al lavoro avranno pensieri su di te. Le persone in chiesa avranno pensieri su di te e su come reagisci alle diverse situazioni. E anche il non reagire è una reazione. E così pure riderne.

Occorre essere calmi e a proprio agio con il concetto che un figlio sia gay quando è il momento di condividere queste informazioni con familiari e amici. La propria accettazione favorirà l'accettazione degli altri.

"Hai assunto il ruolo di attivista, che tu lo voglia o meno" sottolinea Nalepa. "Quindi devi dedicare molto tempo ad alimentare i tuoi valori e a pensare: 'Di fronte all'omofobia, chi voglio essere?'"


Costruire una comunità di sostegno

Purtroppo viviamo in un mondo in cui i giovani LGBT affrontano molte minacce. Per prima cosa bisogna assicurarsi che il proprio figlio si senta al sicuro, non solo a casa sua, ma a scuola, nei luoghi di culto, nelle case di altri amici, nelle squadre sportive, ecc.

Bisogna chiedergli se ha fatto coming out con qualcun altro. Si spera che un figlio abbia amici che lo amano e lo accettino per quello che è. Ci possono essere insegnanti con cui può sentirsi a proprio agio e che possono diventare una fonte di sostegno.

Nalepa raccomanda che i genitori provino a mettere in contatto il loro ragazzo con almeno altri cinque della sua età che stanno attraversando una situazione simile – e con un mentore adulto che ha fatto a suo tempo coming out e ne è uscito al meglio.

Se esistono gruppi di supporto nella sua zona, bisogna consigliargli di frequentarli, suggerisce Nalepa. "Non deve essere un gruppo di terapia o correlato all'orientamento sessuale. Può trattarsi di un gruppo di socializzazione o di un gruppo artistico o teatrale. È importante che i ragazzi sviluppino un senso di appartenenza a una comunità".


Discutere apertamente l'omofobia

C'è ancora molta omofobia nel mondo. Non bisogna aver paura di parlarne con un figlio.

"È più che probabile che, se i propri figli stanno facendo coming out come gay o lesbiche, conoscano l'omofobia anche meglio dei genitori, quindi meglio fare una discussione aperta su questo" consiglia Nalepa.

"Un genitore potrebbe avere i consigli giusti da dare su come proteggere se stessi, e come genitore è molto importante farlo, ma anche i ragazzi potrebbero avere molte informazioni da fornire a un genitore. Bisogna lasciare che i ragazzi parlino di come si sono destreggiati fino a quel momento nel mondo e che traggano beneficio da un genitore che li aiuterà a farlo in futuro".


Educare se stessi

Un genitore deve chiedersi se conosce la differenza tra orientamento sessuale e identità di genere. La maggior parte delle persone non lo fa perché non sono costrette a pensarci. Basta prendere un libro o andare a un gruppo o una lezione che possano insegnare queste cose.

La sicurezza sessuale è un'altra cosa su cui un genitore si dovrebbe educare, in modo da poterne parlare apertamente con un figlio. La sessualità LGBTQ è spesso esclusa dalle tipiche lezioni di educazione sessuale, quindi è importante che un figlio abbia qualcuno con cui parlarne - ma occorre conoscere bene l’argomento.


Essere di mentalità aperta e lasciarli trovare la propria strada

Non esiste un modo giusto o sbagliato di essere gay. Un genitore deve comprendere che la sessualità è fluida e che un figlio potrebbe sperimentare relazioni affettive con ragazzi e ragazze.

Potrebbe, infatti, essere bisessuale, o potrebbe aver bisogno di tempo per risolvere la sua identità sessuale interagendo ad un certo punto con entrambi i sessi.

"I giovani LGBT sono colpiti da tanti messaggi diversi - dai media, dalla religione, dalla scuola, e dai loro amici - su ciò che significa essere gay, e spesso devono pertanto fare diverse esperienze per trovare la loro strada" spiega Nalepa.

"Forse vogliono essere quel personaggio di un film, poi comprendono che questo non va bene per loro e quindi provano qualcos'altro. Bisogna permettere che vivano la propria evoluzione. Non è che siano indecisi. Non è che sia una fase. Probabilmente un genitore non ha la lingua per definire la loro identità e le loro preferenze, ma nemmeno loro ce l’hanno.

Nessuna persona normale sa cosa significhi essere un uomo o una donna a tredici anni. E neanche nessun bambino LGBT lo può sapere” conclude lo psicologo.

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