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Per lungo tempo si è creduto che, se si vuole massimizzare il potenziale intellettuale di una persona, sia necessario iniziare a occuparsene da quando è molto giovane. Secondo questa visione tradizionale, la prima infanzia offre una prezioso "finestra di opportunità" o "periodo sensibile" per l'apprendimento, la quale si chiude lentamente mentre si raggiunge l'adolescenza.

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È la ragione per cui ai bambini riesce più facile padroneggiare l'accento di una lingua straniera, per esempio.

Questo punto di vista informa anche le politiche educative. Se si vuole aiutare le persone provenienti da ambienti svantaggiati, per esempio, sostengono alcuni psicologi, sarebbe meglio puntare a farlo nel corso delle scuole elementari, in quanto i risultati di interventi effettuati più tardi nella loro vita, sono meno rilevanti e via via decrescenti, come se gli adolescenti che ottengono pessimi risultati scolastici e di apprendimento fossero ormai una causa persa.

Sarah-Jayne Blakemore all'University College di Londra ha trascorso gli ultimi dieci anni impegnandosi a rivedere alcune di queste ipotesi, mostrando che il cervello degli adolescenti è ancora straordinariamente flessibile in quanto subisce profonde modificazioni anatomiche.

"L'idea che il cervello sia in qualche modo fissato una volta per tutte nella prima infanzia, un'idea che è stata molto fortemente sostenuta fino a poco tempo fa, è risultata completamente sbagliata", ha dichiarato in un’intervista nel 2012. La trasformazione è particolarmente marcata nei lobi prefrontali (che si trovano dietro la fronte) e nei lobi parietali (sotto e appena dietro la parte superiore della testa): due regioni che vengono coinvolte nel pensiero astratto.

Il risultato è che gli adolescenti possono passare attraverso un secondo periodo sensibile al miglioramento, in cui sono particolarmente ricettivi a certi tipi di stimoli intellettuali. Un nuovo documento prodotto dal laboratorio della professoressa Blakemore, pubblicato in Psychological Science, si basa su questa idea, dimostrando che la nostra possibilità di imparare certi tipi di capacità di analisi non diminuisce dopo l'infanzia, ma in realtà aumenta nel corso dell'adolescenza e anche in età adulta.

Il gruppo di ricerca - guidato da Lisa Knoll - ha reclutato più di 600 partecipanti di età compresa tra gli 11 e i 33 anni, i quali sono stati assegnati in modo casuale a tre gruppi, ciascuno formato in riferimento a una diversa abilità.

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Hanno insegnato al primo gruppo la "capacità di discrimine per numerosità", la quale concerneva il saper indovinare rapidamente il numero di punti colorati che appare su uno schermo. Hanno addestrato il secondo gruppo al "ragionamento relazionale": la capacità di rilevare le regole e relazioni astratte che utilizzano quel tipo di puzzle non verbali (noto come Matrici di Raven), che sono comuni in alcuni test di intelligenza.

I membri del terzo gruppo, nel frattempo, hanno affinato la loro percezione del viso: hanno dovuto più volte valutare se due foto, mostrate in rapida successione, rappresentavano la stessa persona o meno.

Vale la pena di notare che queste competenze non richiedono alcuna conoscenza fattuale avanzata. Al contrario, esse rappresentano una capacità più ampia del pensiero astratto e del riconoscimento di modelli e schemi, che può risultare utile per molti tipi di lavoro accademico.

Le sessioni di formazione on-line sono state brevi ma frequenti, della durata massima di 12 minuti al giorno per 20 giorni. I partecipanti sono stati poi testati - con lo stesso tipi di puzzle utilizzati nella formazione - poco dopo che avevano finito la loro ultima sessione di training, e ancora pochi mesi dopo, per vedere se le competenze fossero state consolidate.

Purtroppo, i partecipanti del terzo gruppo sono rimasti delusi se mai avevano avuto speranze di diventare dei "super-riconoscitori" di persone - la loro percezione del viso di estranei non mostrava pressoché nessun miglioramento.

Ma il duro lavoro ha pagato, invece, nel caso di molti degli altri partecipanti: coloro che stavano imparando il ragionamento relazionale e la competenza di discriminare la numerosità, hanno tutti potenziato i loro punteggi. Sulla base di questi successi, Blakemore, Knoll e colleghi hanno successivamente esaminato se i miglioramenti dipendessero dall’età dei partecipanti.

Secondo quanto si sarebbe potuto prevedere, in base alla senso comune, avrebbero dovuto riscontrare i più grandi incrementi tra i soggetti più giovani, quelli di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, in quanto più vicini a quella finestra di opportunità dell’infanzia. Ma, come gli psicologi avevano in realtà previsto, i partecipanti più anziani si sono rivelati essere quelli che hanno ottenuto il massimo miglioramento dalla formazione.

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Gli adolescenti più grandi (di età compresa tra i 16 e i 18) hanno migliorato il loro ragionamento relazionale di circa il 10 per cento, per esempio: quasi il doppio dell’incremento dei partecipanti più giovani. Anche gli adulti del gruppo tendevano comportarsi meglio dei più giovani, suggerendo che i nostri 20 ei 30 anni possono ancora essere un momento fertile per l'auto-miglioramento.

Almeno in questo tipo di capacità di analisi, la “finestra di opportunità” è risultata ancora aperta, forse riflettendo la maggiore neuroplasticità - la capacità di creare nuovi circuiti neurali - della corteccia prefrontale che Blakemore aveva precedentemente osservato nelle scansioni cerebrali. Se è così, questo conferma la sua idea che possiamo avere più periodi sensibili per i diversi tipi di competenze a seconda dello sviluppo del cervello in quel dato momento. Come una finestra di opportunità si chiude, un’altra se ne può aprire.

Ci sono altre spiegazioni possibili, però. I ricercatori hanno cercato di mettere i risultati in relazione alla motivazione dei partecipanti, dimostrando che i risultati vegono confermati anche quando si prenda in considerazione il numero di sessioni di formazione realizzate. Sembra che i partecipanti più anziani non si stessero semplicemente impegnando di più. Ma è anche possibile che i ragazzi e gli adulti abbiano sviluppato migliori strategie cognitive di apprendimento: le procedure mentali intenzionali che non riflettono necessariamente maggiore plasticità anatomica.

Date le recenti polemiche che circondano la formazione del cervello, è anche interessante notare che non si sa se questi miglioramenti hanno portato a cambiamenti significativi in altri settori della vita dei partecipanti. Blakemore e Knoll non hanno trovato nessun contributo corrispondente nella memoria di lavoro, per esempio, e non si sa se queste capacità di analisi astratte corrispondano ad una maggiore attitudine per la matematica o per la scienza a scuola o all'università.

Nonostante questo, sono molto interessanti le potenziali implicazioni e quanto potrebbe riguardare la ricerca futura, l'aggiunta di ulteriori prove al crescente corpo di lavoro che mostra che l'adolescenza è un periodo affascinante e potenzialmente fertile di crescita intellettuale. Contrariamente al nostro punto di vista a volte debole e limitato degli adolescenti, un’età molto fertile e molto più complessa rispetto alle sole questioni problematiche per cui viene chiamata in causa.

 

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