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Nelle scuole estoni, le lezioni di studi sociali offrono agli studenti una formazione approfondita su che cosa sia la democrazia e su cosa significhi essere cittadini. Tuttavia, la sola conoscenza teorica non basta a promuovere una cittadinanza attiva né a ridurre le differenze nelle competenze civiche tra i giovani di lingua estone e quelli di lingua russa.

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È quanto emerge da una ricerca dottorale di Nikolai Kunitsõn, politologo presso l’Università di Tallinn, secondo cui il teatro partecipativo può svolgere un ruolo decisivo nel colmare questo divario.

Le democrazie contemporanee, è il punto teorico di partenza dello studioso, si trovano sotto pressione sia da fattori esterni sia interni. Per funzionare e svilupparsi, le società aperte necessitano di cittadini attivi, dotati delle competenze necessarie per partecipare alla vita democratica.

In questo contesto, Kunitsõn ha analizzato in che modo sia possibile sostenere in modo più efficace lo sviluppo di tali competenze nei giovani, con particolare attenzione agli studenti delle scuole in lingua russa, tra i quali persistono differenze significative rispetto ai coetanei estoni sia nella conoscenza democratica sia nelle abilità civiche.

“Le lezioni di studi sociali nelle scuole estoni sono sovraccariche di conoscenze fattuali, mentre l’insegnamento delle competenze passa in secondo piano”, spiega il politologo, sottolineando come la grande autonomia concessa agli insegnanti comporti anche una forte responsabilità che, in alcuni casi, può accentuare le disuguaglianze nelle scuole di lingua russa.

Una situazione, nelle linee generali, che sembra riflettere quella della scuola italiana, che sta cercando metodi efficaci per promuovere integrazione, senso di uguaglianza, inclusività, al di là dei tradizionali contenuti disciplinari.

Nel processo di formazione dei giovani come cittadini attivi, non è sufficiente acquisire nozioni teoriche in classe. Le competenze che un cittadino attivo utilizza quotidianamente, come discutere, affrontare divergenze di opinione e prendere posizione, devono essere praticate concretamente.

Come risposta a questa esigenza, Kunitsõn propone il metodo del teatro partecipativo, noto come forum theatre, attraverso il quale i giovani possono sviluppare tali abilità in modo esperienziale e ludico.

Il teatro partecipativo porta sul palco problemi della vita reale. Nella pratica del forum theatre, i partecipanti mettono in scena una situazione ispirata a esperienze concrete; successivamente la stessa scena viene riproposta, ma questa volta qualsiasi membro del pubblico può interrompere l’azione, salire sul palco, sostituire un personaggio e provare a modificare lo svolgimento degli eventi.

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In questo modo, chi assiste ha la possibilità di intervenire direttamente nella narrazione e proporre soluzioni alternative. “Il forum theatre consente ai giovani di osservare una situazione dall’esterno e poi di sperimentare come essa potrebbe essere affrontata diversamente”, afferma Kunitsõn.

Nel corso di nove mesi, il ricercatore ha condotto laboratori e spettacoli con giovani di lingua russa tra i 14 e i 21 anni, durante i quali i partecipanti hanno costruito storie basate sulle proprie esperienze personali e le hanno presentate ai coetanei. I cambiamenti osservati sono stati significativi: i giovani hanno iniziato a considerare le situazioni da più prospettive, a riconoscere le emozioni degli altri, ad affrontare i problemi in modo più creativo e a sviluppare una maggiore sicurezza in se stessi, anche quando si trattava di affrontare schemi di pensiero profondamente radicati.

Fino a questo momento, esisteva una comprensione teorica del fatto che fosse possibile mettere in discussione convinzioni consolidate all’interno dell’ambiente scolastico, ma mancava un meccanismo chiaro e strutturato per farlo in modo efficace.

Il lavoro di Kunitsõn dimostra invece che il teatro partecipativo può contribuire a modificare schemi di pensiero e comportamenti profondamente radicati, cioè quelle abitudini mentali considerate “normali” e difficili da mettere in discussione.

Questo approccio rende possibile ridurre le differenze nelle conoscenze democratiche e nelle competenze civiche tra giovani di lingua estone e russa, un risultato rilevante per la coesione complessiva della società estone. Il ricercatore sottolinea infatti che non è sufficiente limitarsi a trasformare l’insegnamento scolastico in lingua estone per formare cittadini attivi o colmare le distanze tra i gruppi linguistici.

“I giovani devono avere opportunità reali di esercitare le competenze civiche, e il teatro partecipativo si rivela uno strumento sorprendentemente efficace per farlo” conclude Kunitsõn, evidenziando come l’esperienza diretta e la partecipazione attiva possano diventare elementi centrali nella formazione democratica delle nuove generazioni, un metodo esportabile in altri contesti geografici e culturali, in quanto fa leva sui fattori relazionali di fondo della convivenza civile.


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